Una villa uruguaiana punta tutto sulla pietra

A Punta del Este, la casa sorge sui resti di una vecchia fattoria e vive in simbiosi con la natura lussureggiante.

architecture
Gianni Franchellucci

Con le sue vetrate a tutta altezza, l'ampia sala ospita diversi tipi di materiali: ferro reso affascinante dalla patina del tempo per scala e ascensore, pietra grezza alle pareti, cemento lucidato a terra. I divani, abbinati a tavolini in legno su progetto, sono di Marabierto, rinomato indirizzo di interiors.

Uno scorcio della piscina e del giardino.
Gianni Franchellucci

Un cuore di pietra tipico delle chacra, le dimore rurali uruguaiane. E un involucro trasparente che fa dialogare in & out, sole e penombra, le ruvide atmosfere domestiche con l'abbraccio vitale del parco: tre ettari di pini, acacie, salici, palme, piante aromatiche e alberi da frutto allungati a perdita d'occhio fino all'oceano.

Arredato con gusto minimalista, il soggiorno si apre verso l’angolo dining e su un secondo salottino. Recuperata da una casa rurale del Novecento, la scala elicoidale in ferro collega la zona giorno con il livello superiore: spazio destinato alle camere da letto per gli ospiti, tutte con bagno privato.
Gianni Franchellucci

Quando l'imprenditore argentino Alejandro Daian ha deciso di comprare casa a Punta del Este, eden oltre il Rio de la Plata, non ha avuto dubbi. «Seguo progetti immobiliari in Uruguay e Argentina. Qui siamo a un'ora di volo da Buenos Aires e questa è l'oasi ideale in cui soggiornare nelle trasferte di lavoro, ma anche dove trascorrere le vacanze»; periodi allietati dalla compagnia della moglie Andrea, professionista nel settore petrolifero, del figlio undicenne e degli amici, ospitati nei millequattrocento metri quadrati – cinque camere da letto con bagno – dal sapore antico e dalla rilassata vivibilità.

Veduta della casa dal parco progettato con piante e arbusti autoctoni.
Gianni Franchellucci
La zona dining con grandi vetrate incorniciate da pareti che sfoggiano la loro anima ruvida.
Gianni Franchellucci

A realizzare la costruzione negli anni Ottanta è stato l'architetto porteño Horacio Ravazzani, tra i più apprezzati dalla clientela internazionale che frequentava le coste dalle spiagge chilometriche. L'ha ideata sui resti di una vecchia fattoria, delineando un insieme arioso di pieni e vuoti, soppalchi e colonne, in un mix di accostamenti inediti. Essenze naturali e materia locale – per esempio il lastricato fossile dei muri, da lui selezionato in una vicina cava – convivono con presenze dal piglio industriale: l'impalcatura in ferro del tetto, recuperata in un'ex fabbrica di Montevideo, come pure le scale e l'ascensore, scovate a un'asta.

La camera padronale al piano terra è arredata con un letto dal design contemporaneo posto su una pedana; dormeuse e tavolino da Marabierto. Il tappeto in rattan duetta con le pareti in lastre di pietra Laja e il perlinato del soffitto. Al centro, opera del sudamericano Gustavo Dalinha.
Gianni Franchellucci
Il bagno padronale in pietra a vista con rubinetteria Fv Argentina.
Gianni Franchellucci

I legni di eucalipto e Lapacho – che tessono trame geometriche sulle pareti – sono tipici della zona, forti e resistenti al clima umido e ventoso dell'Atlantico. «L'abitazione è un tributo al genius loci, in un legame inossidabile con il territorio», racconta entusiasta Alejandro, il quale dopo averla acquistata non ha cambiato quasi nulla del décor originario. Protagonista assoluto è il salone, imponente open space a tutta altezza, con il pavimento in cemento lucidato e i grandi, candidi divani in cotone ridisegnati sul modello dei precedenti, ormai segnati dall'usura. Attorno ruotano i diversi ambienti: da un lato la suite padronale (le ulteriori quattro stanze sono al livello superiore), dall'altro la sala da pranzo collegata alla cucina e un angolo relax con camino e librerie minimaliste.

Accessibile dal living, la piscina è circondata dalla vitale vegetazione autoctona, che cresce perlopiù spontaneamente nel parco. Il deck in legno Lapacho e le lastre in pietra color ocra creano una continuità cromatica con l’interno; sedute e lettini dallo showroom Marabierto.
Gianni Franchellucci


Immense vetrate si aprono sulla piscina turchese, rimando cromatico al mare e preludio al prato incorniciato dalla vegetazione, dove in estate vengono organizzati pranzi a base di asado e vino Malbec. «Le maxifinestre azzerano ogni barriera e creano sensazioni mutevoli in base alla luce. Da queste parti ogni ora del giorno ha la sua magia», conclude il proprietario, orgoglioso di questa scelta rivelatasi davvero illuminata

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