Il restyling di una residenza parigina firmato da Jacques Hervouet

La committente voleva prendere le distanze dal passato e l'interior designer le ha consegnato una casa dai guizzi ironici e il décor anticonvenzionale. Per una nuova vita.

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Stephan Julliard

Nella fotografia in alto, il sofà è di Jean Royère, come il tavolino Flaque e il portacandele, da Galerie Jousse Entreprise; le due poltrone sono di Federico Munari; carrello design Mathieu Matégot. Sopra il camino, lume di Jacques Adnet; lampada da terra Autruche, Hubert le Gall; nella nicchia, artwork di Farki; specchiera Sorcière, di Jacques Hervouet.

Un'influente donna d'affari aspirava a una decisa svolta esistenziale e abitativa, in una fase complessa della sua vita. Fiduciosa, si è rivolta a Jacques Hervouet: interior designer e gallerista specializzato in design del XX secolo, consegnandogli l'appartamento parigino di proprietà – ovvero duecentotrenta metri quadrati ubicati in un elegante palazzo haussmanniano sulla Rive Gauche – con l'autorizzazione ad attuare una rivoluzione esente da nostalgie. Il professionista ha raccolto volentieri la sfida. Mago della sperimentazione («Detesto il déjà-vu»), con la consulenza dell'architetto Odile Burnod ha spostato muri, ripulito le pareti da pesanti stucchi e modanature, mantenendone soltanto qualche traccia delicata; ha quindi decorato esprimendosi in totale libertà.

Il risultato? «Uno shock positivo», ha riconosciuto madame, soddisfatta della sottile ironia che pervade i locali. Nella camera da letto padronale, Jacques si è divertito ad accostare l'iconica dormeuse antropomorfa di Olivier Mourgue a un disegno di John Lennon nudo; per l'ingresso ha trovato ispirazione nel cult movie di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio, dotando le boiserie di Led verticali, che intersecano i grafismi orizzontali del tappeto. Nell'accattivante gioco delle geometrie, ha riservato il ruolo da protagonista alle linee curve.

«Amo in particolare il cerchio: simbolo del ciclo perpetuo, paragonabile a una dolce carezza», rivela Hervouet. Ad attestare questa passione, il mosaico tondo nei servizi padronali, «riecheggiante l'essenzialità giapponese e le sublimi sale da bagno a tessere oro e argento del Ministero degli Esteri sul Quai d'Orsay, create nel 1938 in occasione della visita di Giorgio VI e della regina madre». Stessa suggestione per il pendant di divano e coffee table di Jean Royère nel salone, un'isola intima in uno spazio squadrato e ritmato da nicchie che alloggiano sculture.

Ricercati arredi storici degli anni Cinquanta e Sessanta, uniti a quelli disegnati da Hervouet, spiccano su uno sfondo di pareti monocrome nella tonalità champagne. Note di colore acceso, negli ambienti satellite più raccolti, sono invece affidate a dipinti e arazzi, come sorprese poetiche. Variopinti coup de théâtre sono pure il backsplash nell'angolo colazione – un pannello a motivi dorati – o la "parete evento" nella stanza della televisione, con l'inserto pittorico della wallpaper Yunnan firmata Pierre Frey: catene montuose si stagliano su un mistico fondale azzurro, per un'atmosfera da boudoir sofisticato, dove troneggia la poltrona di Philip Arctander. Vanitosa signora in pelliccia candida.

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