Uno splendido restyling a Parigi

In un contesto d’inizio Novecento, il designer Rodolphe Parente conferisce un ritmo contemporaneo scandito da studiati, audaci contrasti.

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Stephan Julliard

Nella fotografia in alto, la sala con affaccio sul Triangle d'Or. Sedute Aubree, di Bernhardt, e coffee table ornato dalla scultura Tourbillon, di Maarten Stuer; sul camino, bronzo Oiseau, Wang Keping; a muro, Replacement Ink for Epson Printers (Black 446007) on Epson Premium Glossy Paper, firmato Phil Chang.

Antiche boiserie intarsiate e artwork moderni: il felice accostamento infonde agli ambienti carisma e dinamismo


Lo stile personalissimo di Rodolphe Parente ruota attorno a un'idea forte: la felice dissonanza. «Il rigore e la precisione grafica dei miei progetti sono sempre ritmati da qualche elemento insolito. Niente è più monotono di uno spazio in cui tutto corrisponde alla perfezione», esemplifica l'architetto francese, il cui curriculum vanta un debutto nello studio di Andrée Putman prima di fondare il proprio brand, interni residenziali in varie capitali europee, il flagship store di Christian Louboutin a Milano e una linea di arredi per Pouenat. Il suo principio guida è stato applicato anche agli ampi volumi di questo appartamento, nell'elegante VIII arrondissement parigino. Costruito nel 1910, l'edificio che lo ospita sorge nel cosiddetto Triangle d'Or delimitato dalle tre celebri avenue, Montaigne, George V e Champs Élysées. Un quartiere fiorito subito dopo la Rivoluzione del 1848, quando l'élite si convinse ad abbandonare le strette strade del Marais (ai tempi un vero invito alle barricate), per spostarsi negli ariosi viali della zona ovest, oggi un concentrato di boutique extralusso, grand hotel e uffici internazionali.

Nell’atrio, il pavimento gioca sul delicato contrasto tra i marmi varietà Estremoz e Alga Rosa; ai lati della porta, applique Bliss, di Ana Roque. Nella cucina, i mobili rivestiti in Stone Leaf creano un effetto cangiante sul piano di lavoro in lava smaltata; luce Candela di Vals, Viabizzuno.
Stephan Julliard

Il rovere fumé della boiserie nell’angolo colazione abbraccia il tavolo Blanco, Zanotta; panca e pouf bespoke, rispettivamente in tessuto Talus 5500, di Bart Halpern, e Liz, di Brochier; chandelier Atomium, Lambert&Fils
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Lo studio con la scrivania anni Sessanta, design Antoine Philippon e Jacqueline Lecoq; sedia Wayne, di Darryl Carter per Baker.
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Il compito non era affatto banale: trasformare in un raffinato pied-à-terre – destinato a una coppia francese con base a Singapore – i trecentonove metri quadrati occupati in precedenza da uno studio legale. Per infondere un'anima alla successione di grandi stanze tinteggiate di rosso acceso, Parente non ha esitato a ribaltare il layout, stabilendo un nuovo equilibrio a partire da un'anticamera dalla forma circolare, promotrice di una fluida continuità. Tale disimpegno funge da raccordo tra il vasto living – cuore pulsante della casa – e i locali ubicati sul retro, ovvero una lounge più intima e due camere da letto.

Sofà modello Provocateur, Eichholtz; tavolino Alphaville, design Jonathan Adler; lampada Healey, Ralph Lauren Home.
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Tavolo da pranzo Abbot, di Bernhardt; sedie brasiliane anni Cinquanta; madia di Rodolphe Parente; lampadario Goulding, Arteriors.
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Rodolphe ha voluto conservare l'impronta tipica di inizio Novecento valorizzando nell'area giorno i motivi floreali delle boiserie, ripetuti sulle cornici di porte e soffitti. Ha poi attualizzato il delicato classicismo d'epoca operando per contrasto. L'esempio lampante è il camino da lui realizzato su misura: squadrato, massiccio, in marmo ornato di piastrelle. «Mi sono ispirato al design italiano degli anni Trenta e in particolare a quello della villa milanese Necchi Campiglio, magnifica icona Art Déco», rivela.

Nella camera padronale, tavolo Tyron, Studio 63 per Marioni, con lampada Amelia, Arteriors, e scultura in metallo e Pvc Mindscreen, di Erwan Mahéo; a parete, Untitled (Sign-Black), in pietra lavica satinata, di Jean-Baptiste Bernadet.
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Il marmo Verde Alpi della vasca da bagno e del lavabo fa risaltare il tenue crema rosato del pavimento in Estremoz.
Stephan Julliard
Nella camera degli ospiti, letto con testiera in tessuto Cosmos, Lelièvre; panca linea Santana, Arteriors; poltrona di Ana Roque; lampadario Ring, CTO Lighting. A muro, da sinistra, Study for Burning Bridges (2nd Study), Toby Ziegler, e Open, Empty Mirror, Joe Reihsen.
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Cresciuto a Besançon, capoluogo della regione Borgogna-Franca Contea, con gli occhi puntati sulla fortezza edificata nella seconda metà del XVII secolo da Vauban, ingegnere del Re Sole, il decoratore ha una naturale predilezione per le linee pulite. Nell'angolo dedicato alla colazione i muri sono foderati da sottili listelli in rovere; la stessa verticalità è reiterata nella dining room mediante una composizione di pannelli, mentre nello studio si declina in una trama a reticolo. A controbilanciare la sequenza di angoli retti interviene la sinuosità di divani, panche, tavolini, nonché l'imperante palette neutra, utilizzata per la sua intrinseca qualità architettonica. Nel salottino, la sinfonia acromatica è interrotta da una tinteggiatura carminio; in cucina si incontrano pietra naturale, legno e lava smaltata. I colori stabiliscono inoltre un fitto dialogo con le rimarchevoli opere d'arte, disposte ribadendo il criterio della discordanza.«Alcune sono in pendant, altre fuori dal coro», conclude Parente, in un elogio al valore dell'originalità.

Divani Turner, Arteriors, e poltrone italiane anni Cinquanta, foderate in bouclé misto lana e cotone, Bisson Bruneel; coffee table Tambor in Nero Marquina, Jaime Hayon per Sé; in primo piano, a sinistra, tavolino Only What it Seems, di Wendell Castle; sulla parete di fondo, tela Gypsy, di Julia Rommel.
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