La casa di Jyoti Parenco a Bali

Attingere dalla spiritualità della natura, in una dimora nel cuore della foresta. L'idilliaco nido del cuore di un'artista.

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Stefano Scatà

Nella fotografia in alto: si accede alla residenza da una scalinata in pietra calcarea e da un portale in stile tradizionale, decorato con una statua di Buddha in meditazione acquisita in Cambogia. Le imponenti felci creano un arco naturale verde. Varcato il confine, si apre una piattaforma con terrazze e vasche ornate da piante acquatiche.

Credere fortemente nei sogni. È il mantra inciso nell'anima dell'artista belga Jyoti Parenco: una visione che da Anversa – dove è nata e vissuta per ventidue anni – l'ha condotta lontano. Dopo avere viaggiato a lungo, la creativa ha infatti abitato in varie nazioni europee (Olanda, Francia, Grecia e Svizzera), poi in Africa e a Singapore. Il suo desiderio, tuttavia, era di stabilirsi a Bali, isola a vocazione spirituale nella quale era capitata per caso alla fine degli anni Novanta, assieme ai due figli. «È stato amore a prima vista», rievoca. Il boom turistico era ancora lontano, non esistevano le agenzie immobiliari e i lotti edificabili si cercavano in autonomia, con piglio da esploratori. «In realtà, sono convinta che sia la terra a trovare noi e non viceversa.

Imbottiti disegnati dalla proprietaria come tutti gli accessori: i sofà, il coffee table in legno Bangkirai, i candelieri in pietra Silver e la serie di lampadari realizzati in bambù da artigiani.
Stefano Scatà

La piscina incorniciata da un deck in ironwood, stesso materiale della struttura dei divani, con gli imbottiti disegnati dalla proprietaria.
Stefano Scatà

L’artista decoratrice Jyoti Parenco nello spazio living completamente aperto sulla vegetazione. I rivestimenti sono in pietra Palimanan, nuance crema, accostata al pavimento in terrazzo. In primo piano, le statue antiche della collezione privata provengono dalle Piccole Isole della Sonda, in Malesia.
Stefano Scatà

Successivamente, spinta da quell'iniziale colpo di fulmine, sono tornata spesso nella giungla non lontana dalla cittadina di Ubud, provando sempre il medesimo senso di pace e rigenerazione: un richiamo ancestrale. Scegliere di costruire una casa qui mi è parso un passaggio quasi obbligato. Ho chiamato la dimora Banyu Pinaruh, il rituale indonesiano di autopurificazione». Oggi la tenuta conta tre blocchi separati sul fianco di una collina.

L’ingresso alla villa immerso nel rigoglio delle felci arboree.
Stefano Scatà
Scorcio della cucina dalle pareti verde acqua.
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Scorcio della cucina.
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Il tavolo da pranzo con il piano in rattan intrecciato è circondato dalle sedute originali Barrel, di Frank Lloyd Wright, ora proposte da Cassina.
Stefano Scatà


L'edificio in cima al pendio è di servizio e comprende anche un garage, quindi scendendo si incontra quello che integra l'intera area living di trecento metri quadrati, dalla quale si accede al terzo building con le camere da letto, ciascuna dotata di soggiorno, bagno e balcone privato. Un layout "diffuso" frutto dell'estro di Jyoti, che ha curato di persona ogni dettaglio, dall'arredo alla selezione dei materiali rigorosamente locali. L'ironwood abbraccia la piscina, i pavimenti negli interiors alternano il terrazzo veneziano al legno Merbau dalle nuance rosse, accostati alla pietra Palimanan di una delicata sfumatura ocra sulle pareti, mentre i mobili custom-made sono in legno Bangkiray.

Uno scatto che ritrae Jyoti Parenco su una delle terrazze che affacciano sulla piscina.
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Nella camera per gli ospiti, una macina è usata come elemento ornamentale sulla parete a destra; pavimento in legno Merbau lucidato a olio.
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La sala da bagno padronale.
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La facciata nord con la piscina a sfioro all’ombra delle palme.
Stefano Scatà

Il progetto non ha previsto finestre, così che aria e luce possano fluire liberamente, in un universo domestico privo di confini. «Mi sveglio alle sei e faccio colazione contemplando l'ispirante infinità della natura, prima di immergermi nel processo ideativo», riprende lei. Che siano dipinti su tela, abiti (sarong, scialli, caftani) e gioielli, oppure ancora sofà, luci e candelieri decorativi, i suoi lavori esprimono un'indole poliedrica. Jyoti ha accolto molteplici suggestioni estetiche dalle culture frequentate e, senza preoccuparsi di una rigorosa coerenza di stile, si affida all'istinto. È così che ha concepito pure il parco di tropicale esuberanza. «Data la pendenza notevole, ho architettato un giardino terrazzato, dove ho aggiunto centinaia di nuove piante». Profumati frangipane, magnolie, imponenti felci arboree e palme, che nel tripudio color smeraldo della foresta brillano come gemme preziose.

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