Una villa a Washington all'insegna dell'arte

Nell'antico quartiere di Georgetown, la residenza ottocentesca, fresca di restauro, ospita una prestigiosa collezione di opere contemporanee.

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Gianni Franchellucci

Ambienti funzionali e dal design ricercato. Il restyling radicale ha traghettato nella modernità l’edificio, risalente alla fine dell’Ottocento

La zona pranzo è aperta sulla cucina disegnata dall’architetto Robert M. Gurney, che ha curato l’intera ristrutturazione della casa; anche il tavolo è una sua creazione, illuminato dall’imponente lampadario a sei braccia modello Torroja Mobile No. 429, di David Weeks Studio, a New York.
Gianni Franchellucci

La scala che collega i tre piani è una struttura geometrica e leggera in acciaio, progettata dallo studio di Robert M. Gurney, a Washington. Decora sapientemente il vano una composizione di ventiquattro lavori di piccolo formato, serie prodotta dall’artista britannico Jonathan Monk.
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Due mondi contrapposti, eppure in perfetto equilibrio. Un'abitazione tradizionale risalente alla fine dell'Ottocento cela nei suoi spazi un'autentica galleria contemporanea. I neoproprietari – una coppia di professionisti con tre figli – sono infatti eruditi appassionati d'arte, in particolare degli autori dal Dopoguerra fino alla produzione recente, soprattutto di matrice statunitense. La forte connotazione storica dell'edificio li ha subito stregati, al pari del contesto esclusivo: Georgetown, il quartiere più antico di Washington. Il sofisticato distretto della capitale degli Stati Uniti fu fondato nel 1751 e i gloriosi segni del passato sono ancora evidenti. Gli edifici in stile Federale fiancheggiano le strade lastricate, costellate oggi di boutique fashion & design.

Olio a tema circolare del pittore statunitense Cy Twombly.
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Un ritratto di Kate Moss realizzato da Chuck Close.
Gianni Franchellucci

Fotografie di Barbara Probst e panca vintage, di Edward J Wormley. Nell’altra pagina, tavolo di Robert M. Gurney con sedie Brno, di Ludwig Mies van der Rohe, Knoll. Installazione rosso fuoco di Mary Merkel-Hess; a sinistra, acquerello di Sean Scully; wall painting a lettere, Lawrence Weiner.
Gianni Franchellucci

La fotografia di Christopher Williams personalizza l’angolo con scrittoio e seduta di BDDW.
Gianni Franchellucci

La residenza denominata E2 è una delle sole cinque ville a schiera originali del 1876 e il mood Secondo Impero della facciata non nasconde alcuni dettagli neoclassici tipici del periodo. La poderosa ristrutturazione è stata affidata allo studio capitanato da Robert M. Gurney, l'architetto che ha riconfigurato completamente gli interiors, programmando anche il totale aggiornamento delle infrastrutture con sistemi di ultimissima generazione, proprio a tutela della preziosa raccolta. La dimora si articola su tre livelli e il pianterreno gode dell'accesso al giardino. L'ingresso, dopo un disimpegno formale, accompagna all'ampio living, in cui convivono in armonia le fotografie XL di Barbara Probst e i lavori di Richard Serra, Donald Judd, Ernesto Neto, On Kawara. L'arredo è sobrio e neutro, al pari della palette, appunto per richiamare l'attenzione sulle opere a parete. Quanto agli antichi focolari, sono stati conservati, in un intrigante dialogo tra passato e futuro.

Neon di Glenn Ligon.
Gianni Franchellucci

L’architetto Robert M. Gurney, autore del restyling.
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Nella master bedroom, il disco sopra il caminetto è di Damien Hirst, il quale lo ha realizzato con vere farfalle applicate sulla tela dipinta a smalto.
Gianni Franchellucci

La zona relax e lettura di fronte al caminetto d’epoca; a muro, tela total white firmata Callum Innes. A sinistra, la Wiggle Chair, di Frank Gehry, Vitra, è illuminata da una lampada vintage di Isamu Noguchi; l’opera nera con la data, a parete, è dell’artista concettuale giapponese On Kawara.
Gianni Franchellucci

Nella sala da pranzo le frasi applicate sul muro, dell'artista concettuale Lawrence Weiner, innescano un effetto straniante, mentre accanto al camino cattura l'attenzione una tela "a spirale" di Cy Twombly, americano ma italiano d'adozione, avendo trascorso a Gaeta la seconda parte della sua vita. La moderna scala interna è sorvegliata dallo sguardo intenso di Kate Moss ritratta da Chuck Close e ornata da una quadreria di Jonathan Monk nel vano intermedio. Il primo piano ospita la suite matrimoniale ed è qui, nella dimensione privata, che i padroni di casa sfoderano un ennesimo pezzo forte, ovvero un disco di vere farfalle applicate su una superficie dipinta, firmato Damien Hirst. L'insieme risulta eclettico, un audace incontro di ispirazioni culturalmente a confronto. È questo l'ineguagliabile talento del collezionista: l'audacia dell'accostamento inaspettato.

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