Una villa a Sydney sospesa tra vegetazione e skyline

Lo studio Archer Design progetta un building dove si incontrano spirito urbano e amore per la natura. Grattacieli in lontananza, rilassanti dehors, mare, palme. E per gli interni, elegantissimi, si affida anche alla ricercatezza del made in Italy.

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Felix Forest

Nel living, sul tappeto di Fresco, sofà Alexander e pouf Lawrence Clan, entrambi di Minotti; in primo piano, tavolino Brancusi, di Alexander Lamont. Da sinistra, tavolino Platner, di Knoll; poltrone Bart, Moooi, e Wedge Club, Baker; side table Bell, ClassiCon. Fuori, tavolo Caulfield, Minotti, e sedute Gloster.


Point Piper, quartiere residenziale di Sydney, ospita ville milionarie immerse nella vegetazione e viali ombreggiati, per spostarsi da una proprietà all'altra senza perdere mai di vista l'oceano. Abituati a vivere in simbiosi con la natura, gli abitanti del Nuovo Galles del Sud hanno un'attrazione quasi viscerale per gli orizzonti dilatati. Dalla Beverly Hills australiana lo sguardo corre libero verso la baia e la celebre Opera House, fino all'imbocco del porto.


A ogni piano ampie finestre spalancate su profonde terrazze inondano gli ambienti di luce, in un gioco di riverberi





Tra ficus, palme da datteri nane, Farfugium Japonicum e bordure di crassula, sul terrazzo al primo piano sedute CTR, design Piergiorgio Cazzaniga, di Tribù, con coffee table linea Bellagio Lounge, Minotti, come il tappeto Braid creato in filato acrilico; il centrotavola Cenote è in porcellana, L’Objet.
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La magia dello skyline è protagonista anche in questa residenza di cinquecentosettanta metri quadrati, acquistata da un facoltoso uomo d'affari e in gran parte reinventata dal team di Archer Design. «Nel nuovo layout ciascun dettaglio architettonico è pensato per sfumare i confini e portare il panorama all'interno», rivela Richard Archer, titolare con Vince Vella dell'omonimo studio.

In cucina, l’angolo bar sfoggia una quinta su progetto, in vetro e struttura d’ebano, profili in bronzo, specchi. Di fronte al bancone dalla superficie in marmo Calacatta, sgabelli di Poliform. Nella nicchia, il vaso scultura Transition Series 1 è firmato dalla ceramista/artista Simone Fraser, australiana.
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Assecondando la pendenza del terreno, l'importante remake non ha modificato il numero dei livelli: quattro in totale, con l'ingresso al top floor, dove un suggestivo percorso in discesa affianca l'ascensore trasparente a un'iconica scala a spirale aperta al centro: accoglie una cascata luminosa di undici metri – lo chandelier I.Rain 137 di Blackbody – in continuum prospettico fino alla lounge che prelude alla zona giorno. A ogni piano ampie finestre spalancate su profonde terrazze inondano gli ambienti di luce, un gioco di riverberi che coinvolge le tre camere da letto e il living dall'enorme vetrata, trait d'union fra décor ed esterni, con piscina e molo privato appena più in basso. Il candore delle pareti e la palette neutra dei pavimenti – gigantesche lastre di gres che proseguono nei dehors – esaltano la scelta degli arredi. Pezzi sobri ed eleganti duettano con elementi eccentrici, come il monumentale lampadario nel bagno padronale o la consolle simile a una scultura cubista, che dà carattere al foyer: sofisticate creazioni del francese Hervé Van der Straeten.

Il foyer con chandelier I.Rain 137, di Blackbody; olio su tela Non-Native, Kevin Chin; scultura Delaunay’s Dilemma, di Clement Meadmore.
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Outdoor, su un tappeto di Minotti, poltrone della collezione Grid, Gloster; cuscini in velluto Zimmer + Rohde. Sullo sfondo, tra le poltroncine Prince Cord, tavolino Cesar, design Rodolfo Dordoni, ancora tutto firmato Minotti, e chaise-longue linea CTR Meridienne, progetto di Piergiorgio Cazzaniga per Tribù.
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«Volevamo infondere calma e armonia, senza rinunciare a qualche coup de théâtre», puntualizza il progettista. Così, nella seducente partitura intervengono pure mobili bespoke – in primis il bar di ispirazione Art Déco – e una ricca collezione di artisti australiani. Sono tele dalle cromie brillanti, quasi fluo, in acceso contrasto con gli ocra dei tappeti e i morbidi écru dei sofà, in pole position rispetto al giardino magistralmente realizzato dai paesaggisti di Wyer & Co. «Aspiravamo all'effetto giungla, ma non potevamo calare dalla strada gli alberi più grandi. Allora li abbiamo traghettati via mare e spostati nel luogo della piantumazione con l'aiuto delle gru», spiega Anthony Wyer. A dimostrazione che a Point Piper niente è impossibile.

Nella camera, letto bespoke con tessuto di Jane Churchill; panca Berry e comodini Dimitri, tutto di Meridiani; coppia di abat-jour Iron Eye, design Jean-Louis Deniot per Baker. A parete, sul comò di metà Settecento, opera di Tim Maguire. Wallpaper Lilies – Golden Pond, del brand Phillip Jeffries.
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Le sedute Prince Cord, coffee table Cesar e tappeto, tutto di Minotti; chaise-longue CTR Meridienne, Tribù.
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Vasca Victoria + Albert; tavolino cilindrico Tic Tac, Baker, e candelieri Stone, di Tom Dixon; chandelier Micmac 369, Hervé Van der Straeten; da sinistra, tende di Jane Churchill e di Élitis.
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