I Giardini Hanbury, un paradiso all'inglese in Liguria

A Ventimiglia, il parco romantico dove convivono specie rare da tutto il mondo.

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Matteo Carassale

Come in una preziosa wallcovering ispirata alla natura, oltre quattromila specie vegetali provenienti dall'intero pianeta ammantano un promontorio di sublime bellezza. Incorniciato dal Mar Ligure, tra Ventimiglia e Mentone, custodisce un tripudio di palme, cactacee, alberi, fiori e profumi rari.

Qui, infatti, biodiversità ed estetica convivono in un parco tra i più importanti al mondo: i Giardini Botanici Hanbury. Un paradiso romantico fortemente voluto dal filantropo inglese Thomas Hanbury nella seconda metà dell'Ottocento, per infondere nei visitatori l'amore per il verde.

La terrazza di Levante del palazzo, con vista su Bordighera; qui è esposto un busto di Thomas Hanbury.
Matteo Carassale

Esponente di un'importante famiglia di farmacisti, il giovane imprenditore fece fortuna in Cina con il commercio di té, spezie e seta. Quindi, all'età di 35 anni, scelse di stabilirsi in Riviera e fu durante un'escursione in barca assieme al fratello Daniel − esperto botanico − che s'innamorò di questo lembo di terra digradante verso il mare, all'epoca coltivato a ulivi e dominato da Palazzo Orengo, edificio del XI secolo costruito sui resti di una villa romana. Lo acquistò dopo solo una settimana, il 2 maggio 1867, per farne un tempio green dove ricreare le atmosfere esotiche conosciute in Oriente e acclimatare nuove varietà medicinali.

La loggia a sud della Villa, un tempo utilizzata per le feste, è vestita da un vecchio glicine: il parco ne ospita decine di varietà.
Matteo Carassale

Il capogiardiniere incaricato del progetto, il tedesco Ludwig Winter, avviò rapporti di collaborazione e scambi con esperti di tutta Europa. Nelle aree più aride della tenuta − a ridosso dell'attuale ingresso − ambientò le succulente, grande passione di Daniel; questa collezione suggellò subito la fama internazionale del giardino, aperto al pubblico già nel 1871. Nei terrazzamenti bassi, invece, furono piantate in maniera apparentemente naturale − secondo lo stile all'inglese − raccolte di frutti tropicali, palme, mimose ed eucalipti.

Nella parte più alta del giardino si staglia il Tempietto delle Quattro Stagioni, incorniciato dalle piante succulente. Qui il viale di cipressi Vista Nuova, costruito da Dorothy Hanbury intorno agli anni Venti, digrada verso il mare attraversando il parco.
Matteo Carassale

Nel 1904, dopo una visita, lo scrittore Arnold Bennett lo descrisse come "il più bel giardino privato del mondo", con cinquemila specie − alcune delle quali assolutamente uniche − e quarantasei giardinieri. A partire dal 1918, Cecil Hanbury (figlio di Thomas) e sua moglie Dorothy ingentilirono il pendio con nuove visuali prospettiche; viali, spiazzi, siepi e fontane aggiunsero alla ricchezza dell'assortimento un appeal paesaggistico, mentre nel 1960 la proprietà fu ceduta allo Stato, a condizione che restasse un parco botanico.

L’androne di ingresso della Villa Hanbury.
Matteo Carassale

I diciotto ettari della tenuta, separati dalla valletta del Rio Sorba, ospitano sia il progetto all'inglese sia alcuni habitat spontanei, tutelati come Siti di importanza comunitaria e Zone di conservazione speciale. L'intera oasi è gestita all'insegna dell'ecologia, in sintonia con la volontà del fondatore, che essendo di culto shintoista tributava massimo rispetto alla natura e lavorava assecondando i cicli stagionali.

La decorazione nel soffitto dell’androne d’ingresso.
Matteo Carassale

Per esempio, "viene favorito il riposo estivo delle piante, senza intervenire con annaffiature e concimazioni; quanto alle vecchie fronde delle palme, sono lasciate sui fusti per proteggerli dal sole. In più, la vegetazione spontanea è oggetto di rilevanti progetti di ricerca e conservazione", spiega Luigi Minuto, presidente dell'Orto botanico curato dall'Università di Genova.

Il ritratto di Thomas Hanbury, all’interno della villa.
Matteo Carassale

L'autorevole istituzione scientifica preserva l'atmosfera poetica di un eden privato, complice la passione di Caroline Hanbury, discendente della famiglia inglese, che abita in un rustico interno alla proprietà e anima le attività dell'associazione di volontari Amici dei Giardini Hanbury, diretta da Alain Elkann. Il 17 giugno si è tenuta la prima rievocazione in costume d'epoca della festa d'estate (che Thomas organizzava ogni anno), riportando in vita fascino e splendore ottocenteschi.

www.giardinihanbury.com

La flora spontanea sposa le collezioni di succulente dei cinque continenti, piantate sui terreni della parte alta della collina a fine Ottocento da Daniel Hanbury e divenute, fin da subito, motivo di vanto del parco.
Matteo Carassale
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