Alle porte di Parigi, il parco barocco Vaux-le-Vicomte

Il capostipite dei giardini formali alla francese, capolavoro che ispirò Versailles.

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Matteo Carassale

Nella fotografia in apertura, i parterre disegnati da Le Nôtre a sud del castello delineano veri ricami di bosso: un modello poi ripreso nel parco di Versailles. Anche le statue, gli arazzi e i vasi di agrumi confiscati a questa proprietà a fine 600 andarono ad abbellire la reggia di Luigi XIV.

Maincy, cinquanta chilometri a sud di Parigi, trentatré ettari di aiuole geometriche incorniciano il castello di Vaux-le-Vicomte, disegnando il parco passato alla storia come quintessenza del Barocco francese, nonché modello ispiratore della Reggia di Versailles. L'eden, infatti, fu concepito dal paesaggista André Le Nôtre prima di diventare il giardiniere del Re Sole; si tratta del monumento privato più esteso di Francia, oggi di proprietà della nobile famiglia de Vogüé. Il capolavoro è datato 1656, quando il giovane politico Nicolas Fouquet fu nominato Ministro delle finanze e ripensò la sua tenuta ingaggiando i migliori professionisti del tempo: l'architetto Louis Le Vau, il decoratore Charles Le Brun e il maestro André Le Nôtre.

La bellezza del maniero si riflette nel fossato; per alimentare il bacino André Le Nôtre fece deviare il corso di un fiume, convogliando l'acqua in un tunnel sotterraneo.
Matteo Carassale

Mobile in ebano intarsiato, dentro il Cabinet du Roi.
Matteo Carassale

Dopo interventi davvero ingenti − necessari per spianare le colline preesistenti e costruire canali, vasche, fontane − prese il via la realizzazione dell'edificio attorniato da un giardino tra i più ambiziosi dell'epoca. L'architettura, il cui corpo centrale è sormontato dalla cupola del Grand Salon fra due padiglioni con tetti a piramide, ha la facciata in pietra bianca di Créil e troneggia su una piattaforma rialzata rispetto ai terrazzamenti vicini. Simmetrie che si rispecchiano perfettamente sul layout verde, allineato alla dimora lungo un asse prospettico di tre chilometri e capace di regalare una visione spettacolare dell'articolata scenografia a sud della tenuta, sfruttando la pendenza del terreno. Questa fuga prospettica incontra un mosaico di parterre con fioriture monocromatiche, sentieri in ghiaino, bacini circolari, corsi d'acqua e zampilli disposti con specularità esemplare nel primo esempio di giardino formale alla francese: un progetto che afferma l'idea di dominio dell'uomo sulla natura come espressione di potere. Inoltre, per rendere il panorama ancora più stupefacente, Le Nôtre usò lo stratagemma dell'anamorphosis abscondita, ovvero un'illusione ottica in grado di falsare la percezione e far apparire vicini elementi che nella realtà sono distanti; in questo modo, dal palazzo si ha sempre l'impressione di avere il parco ai propri piedi.

I fratelli Ascanio, Alexandre e Jean Charles de Vogüé, proprietari del palazzo.
Matteo Carassale

Il Grand Salon di forma ovale, fulcro dell’intero progetto architettonico.
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Contravvenendo all’uso dell’epoca, che prevedeva mattoni a vista, la facciata della dimora fu rivestita con pietra bianca di Créil. Il castello visse una breve ma intensa stagione mondana; tra i suoi ospiti abituali: La Fontaine e Molière.
Matteo Carassale

Tali effetti speciali stupirono anche il re, presente all'inaugurazione ufficiale tenutasi il 17 agosto del 1661, caratterizzata da una cena orchestrata da Vatel e da una pièce teatrale di Molière. Tanta magnificenza suscitò però l'invidia di numerosi ospiti illustri, al punto che, appena due settimane dopo, Fouquet fu accusato di avere eretto il maniero a spese del sovrano e venne imprigionato, con la confisca di tutti i suoi beni. Fu allora che Luigi XIV assegnò al "triumvirato" la costruzione di Versailles. Nel 1875, dopo alterne vicende e un periodo di semiabbandono, Vaux-le-Vicomte fu acquistato dall'imprenditore Alfred Sommier. I suoi discendenti, il conte e la contessa Patrice e Cristina de Vogüé, assieme ai tre figli Alexandre, Jean Charles e Ascanio, sono oggi i numi tutelari di questo gioiello che ha cambiato per sempre la storia del paesaggio.

Interiors barocchi per il Grand Salon decorato da Charles Le Brun; qui la vista corre oltre il portone posto a sud, lungo l’asse prospettico del giardino, ortogonale all’infilata di sale del castello, che dista solo cinquanta minuti di treno da Parigi. france.fr; vaux-le-vicomte.com
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La successione di sale vista dall’anticamera di Ercole.
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Le porcellane della Chambre du Roi.
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