Il romantico giardino a Torrecchia Vecchia

Splendidi scorci pittorici dalla languida poeticità. Il nostro reportage very green.

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Matteo Carassale

Nella fotografia in alto, sulle mura del borgo medievale, due panche in legno delineano un romantico salotto con vista sulla tenuta. All'ombra della pergola, Aquilegie e digitali bianchi liberi di fiorire in ogni angolo rendono fluido il confine tra bordure erbacee e prato rasato alla perfezione.


Un trionfo vegetale veste le poetiche rovine di un villaggio medievale, delineando un giardino all'inglese di grande fascino. Protagonista di queste pagine è Torrecchia Vecchia, a Cisterna di Latina, eden pittorico nell'area dei Castelli Romani riconosciuto Monumento naturale a livello internazionale.

Per preservare un aspetto il più possibile selvatico, l'intervento umano è reso quasi impercettibile

Il principe Carlo Caracciolo e sua moglie Violante Visconti acquistarono la proprietà nel 1991 e interpellarono Gae Aulenti per rinnovare il granaio del Seicento, trasformandolo in abitazione. Poi la coppia decise di rivitalizzare il verde della tenuta, lasciandosi ispirare da un capolavoro: la vicina oasi di Ninfa. Fu proprio Lauro Marchetti, curatore del parco, a occuparsi del disegno iniziale d'impronta spiccatamente naturalistica. Infatti, ripulite le architetture dalla flora spontanea, intorno alla dimora furono create ex novo alcune stanze vegetali assieme a un corso d'acqua lungo il pendio.

La rosa Madame Alfred Carrière veste le mura delle residenza di Torrecchia Vecchia. Il progetto, in evoluzione da oltre vent’anni, fa dialogare sapientemente archeologia e natura.
Matteo Carassale
Fuori dalle antiche mura, il bosco di bambù aggiunge una fresca nota esotica.
Matteo Carassale
Le grandi foglie di gunnera. La tenuta è inclusa tra i monumenti ambientali dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.
Matteo Carassale

Successivamente, nel 1995, il progetto passò al paesaggista britannico Dan Pearson, che lavorando nella stessa direzione implementò i planting, puntando su una palette di piante verdi e fiori immacolati abbinati a un'infinità di alberi, arbusti ed erbacee perenni. Adesso, bordure informali e prati finto-spontanei si susseguono in una progressione che dalla residenza raggiunge il bosco; candidi glicini e rose rampicanti ornano i muri in mattoni, in pendant con nuvole di valeriane bianche, anemoni e digitali, mentre ciliegi penduli e un albero dei fazzoletti (Davidia involucrata) incorniciano la vasca in fondo al declivio.

Il Jack Russel Luna sul prato davanti alle rovine del XII secolo.
Matteo Carassale

La vasca voluta da Dan Pearson tra le mura di un edificio.
Matteo Carassale

Il glicine Wisteria floribunda Alba veste la torre medievale.
Matteo Carassale

Il progetto punta su una palette rinfrescante di verdi e bianchi, ritmata da tocchi cerulei

A partire dal 2007, dopo la scomparsa del principe Caracciolo, il figlio Carlo Revelli e la moglie Olivia sono gli appassionati custodi di questo paesaggio onirico. «Rimaniamo fedeli alla filosofia originaria, ovvero il "selvatico curato". Dall'area più simmetrica intorno alla casa − con pergole di glicine e rose, ma anche melograni e limoni − si passa gradualmente a un universo quasi incolto e nei pressi del laghetto la mano dell'uomo è addirittura quasi impercettibile. La coerenza d'insieme è data dalla scelta di fioriture dai colori tenui, con una forte dominante del bianco», spiega Revelli, che ha affidato le cure del parco ai giardinieri Angelo Mariani e Angelo Alessandroni, autori pure della nuova area all'inglese che valorizza la cappella di Santa Maria di Torrecchia, fresca di restauro. Tra le recenti introduzioni a cui il padrone di casa tiene di più ci sono il calicanto Venus, la dalia Café au lait e la Rosa bracteata: gioielli botanici di somma eleganza.


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