Visioni palladiane

Tour tra parchi e ville venete, glorie rinascimentali.

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Matteo Carassale

Nella fotografia in alto, il magnifico giardino di Ca' Marcello, dimora di inizio Cinquecento a Levada, paesino in provincia di Padova. Al centro del parco, una fontana con Venere e Tritone; ai lati, coppie di amanti mitologici. Tra le piante secolari, svettano pini neri della metà del Settecento e cedri del Giappone.


Autentica espressione di bellezza e scrigno di tesori. Le oltre quattromiladuecento ville venete che punteggiano il territorio tra Vicenza, Padova, Treviso e Venezia rappresentano un patrimonio d'inestimabile valore dalle lontane origini. A partire dalla fine del Quattrocento, la nobiltà lagunare volle edifici di ambiziosa grandeur, tra corsi d'acqua e campagne. La passione per l'arte dell'epoca si respira ovunque, in primis nelle destinazioni qui protagoniste. Se Villa Godi Malinverni vanta saloni affrescati da Gualtiero Padovano, Giambattista Zelotti e Battista del Moro, Villa Emo Capodilista è firmata dall'architetto Dario Varotari il Vecchio. Ca' Marcello primeggia in Europa per i quadri a stucco veneziano e Villa Tiepolo Passi è il capolavoro per antonomasia di Pietro Antonio Cerva.

Villa Tiepolo Bassi a Carbonera, alle porte di Treviso. Dallo stile Barocco veneziano, la dimora sfoggia uno scenografico giardino all’italiana con siepi di bosso geometriche.
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Al piano nobile di Ca’ Marcello, un salotto con camino rivestito in ceramiche olandesi di Delft – tutte creazioni uniche fatte a mano – divide la camera da letto padronale da quella destinata alla prole della famiglia. Alle pareti spiccano gli altorilievi decorativi a stuccoforte veneziano.
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Il rio Piovensan nel parco di Villa Tiepolo Passi, a Carbonera.
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La loggia di Villa Emo Capodilista, opera di Dario Varotari il Vecchio, a Selvazzano Dentro.
Courtesy Photo

La Sala dei Trionfi di Villa Godi Malinverni, a Lugo di Vicenza.
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Un ritratto del conte Giordano degli Emo Capodilista.
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La fascinazione prosegue nei giardini all'italiana costellati di magnolie secolari e siepi geometriche. Perlopiù private, le dimore offrono un'accoglienza raffinata per tour, eventi e set di film. Possederle è un onore e un onere: «Si tratta di beni vincolati e ogni intervento deve essere autorizzato; tuttavia vanno preservate», spiega Alberto Passi, presidente dell'Associazione per le Ville Venete e proprietario dell'omonima magione costruita dalla stirpe alla quale deve il nome. Visitare questi posti significa contribuire alla loro valorizzazione, mentre alcuni proprietari, per mantenerli, privilegiano l'attività agraria. Come fa Giordano Emo Capodilista della "Montecchia", che racconta con orgoglio: «Produciamo bianchi Doc e un'etichetta premiata dal Gambero Rosso».

Un angolo del giardino e della facciata di Ca’ Marcello, a Levada. La terrazza e il portico sottostante congiungono il corpo centrale della villa a una delle due barchesse (costruzioni rurali di servizio tipiche dell’architettura veneta locale), che si fronteggiano in perfetta simmetria.
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Le residenze nacquero infatti come prototipo di moderne aziende agricole. Dopo la presa di Costantinopoli e l'apertura delle rotte atlantiche, l'élite della Serenissima spostò lo sguardo sulla terraferma. Si costruirono edifici il cui pianterreno era dedicato agli affari, mentre saloni di rappresentanza e camere si articolavano al livello superiore. Ai lati, le barchesse ospitavano fattori, magazzini e granai. «L'autosufficienza era un obiettivo imprescindibile», precisa Jacopo Marcello, discendente dell'omonima famiglia patrizia, che risiede a Ca' Marcello con il padre Vettor. «Intorno solo campi e prati per il bestiame. L'immancabile funzione pratica sposava la ricerca estetica».

Il viale, fiancheggiato da piante di limoni in vaso, visto dall’ingresso principale di Ca’ Marcello.
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La Camera della Vigna al primo piano di Villa Emo Capodilista: gli affreschi del Cinquecento sono di Dario Varotari il Vecchio; il trompe-l’œil risale al Settecento.
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L’austera facciata di Villa Emo Capodilista, edificata nel 1568 come casino di caccia.
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L'apogeo si raggiunse con Andrea di Pietra della Gondola (1508 – 1580), muratore padovano divenuto poi celebre come Palladio. «Thomas Jefferson, architetto oltre che presidente degli Stati Uniti, prese spunto proprio dai progetti palladiani per Monticello: la sua tenuta a Charlottesville, in Virginia», puntualizza Christian Malinverni, il cui nonno ha acquisito negli anni Sessanta Villa Godi Malinverni, la prima realizzazione del grande maestro. Dalle plantation house americane – come Villa Tara di Via col vento – alla stessa Casa Bianca, l'ispirazione fa da leimotiv. Pura esaltazione del genio italico.

Il conte Vettor Marcello di Ca’ Marcello con suo figlio Jacopo; l’ingresso principale di Villa Tiepolo Passi.
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Il conte Alberto Passi de Preposulo assieme alla moglie Barbara.
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L’austera facciata di Villa Emo Capodilista, edificata nel 1568 come casino di caccia.
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Qui, una veduta del giardino all’italiana a Villa Tiepolo Passi; sullo sfondo, un cedro del Libano e, in primo piano, siepi di bosso attorno a un parallelepipedo di Thuja occidentalis su cui poggia un’anfora antica. Queste dimore sono anche online su villevenetetour.it
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