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Il parco del castello medievale di Grazzano Visconti

Un fresco ventaglio di declinazioni botaniche in un'oasi lussureggiante.

Matteo Cassarale

Magia ed eleganza convivono in questo parco capace di sublimare i contrasti, dati da elementi architettonici e scorci romantici. Così, a Grazzano Visconti, vicino a Piacenza, un progetto di ampio respiro regala un fiabesco stupore combinando un nucleo geometrico all'italiana con un'area paesaggistica all'inglese, in un perfetto equilibrio di proporzioni: disegno rigoroso e spontaneità, pieni e vuoti, luci e ombre. Quest'oasi lussureggiante incornicia la fortezza voluta alla fine del XIV secolo dai coniugi Giovanni Anguissola e Beatrice Visconti (figlia di Gian Galeazzo Visconti, Signore di Milano): un complesso a base quadrata in pietra e mattoni, con quattro torri agli angoli e un fossato intorno. L'attuale look degli esterni, tuttavia, fu ideato e realizzato nei primi del Novecento dal conte Giuseppe Visconti di Modrone, padre del celebre regista Luchino.

Con raffinato gusto estetico, il proprietario interpellò l'architetto Alfredo Campanini, ingentilendo l'edificio con merlature a coda di rondine e ricami gotici. Quindi, da filantropo visionario quale era, concepì il giardino e il borgo circostante, costruito ex novo su un modello medievale: uno spettacolare "falso d'autore", dove il nobiluomo avviò addirittura una scuola di arti e mestieri. Qui, infatti, si formarono gli intagliatori del legno e i mastri ferrai che diedero poi vita agli arredi in stile Grazzano. Il disegno portante è il risultato di una teatrale combinazione di sempreverdi potati e non (come cipressi, tassi, bossi, lecci, mirti), che rimangono belli per tutto l'anno e fanno da sfondo alle specie spoglianti, le quali invece sottolineano lo scorrere delle stagioni. Davanti alla rocca, per esempio, spiccano i due parterre, con topiari a forma di sfere e coni e un sentiero di ghiaia in asse con il portone principale.

A fare da contrappunto al layout all'italiana, sul retro dell'edificio, le simmetrie di un'esedra in muratura, al centro della quale trionfa una sontuosa vasca barocca. Da qui, l'ampio viale conduce al belvedere con la statua di Apollo, affacciato sulla campagna e sul piccolo fiume Rio Grazzano. Parallele al percorso principale, si fanno largo vie alberate ornate da sculture, festoni di edera e numerose fontane con zampilli, mentre − mimetizzato nella vegetazione, tra rigogliosi bambù giganti − si svela un labirinto di tassi protetto da due sfingi. Adiacente, la pittoresca casetta pensata per i bambini, voluta dal conte Giuseppe per le figlie minori Nane e Uberta. Tra le testimonianze della seconda si legge: «Luchino ci faceva "i teatrini". Eravamo sempre in sua attesa per dei giochi molto divertenti, un po' bizzarri, nei giardini di Grazzano». Il regista, infatti, ha amato parecchio questo territorio, dove ha trascorso alcune estati della sua infanzia.

Nelle aree più lontane dalla rocca sono protagoniste le cartoline paesaggistiche, costellate di radure, boschetti e prati. Alcuni alberi monumentali − un platano di centocinquant'anni, un tiglio a sei tronchi e un gruppo di cedri del Libano − si elevano al ruolo di primedonne. Sullo sfondo, la macchia di essenze autoctone (con farnie, olmi, aceri campestri, ciliegi, carpini e frassini) completa i centocinquantamila metri quadrati della tenuta, ancora di proprietà della famiglia Visconti di Modrone. A sottolinearne il fascino ci pensano la soffice patina di muschio e i poetici tralci di vite americana avviluppati a tronchi e strutture. E, come in ogni castello che si rispetti, non manca neppure un fantasma. La presenza di Aloisa − giovane castellana tradita dal marito, poi morta di gelosia e proprio per questo eletta protettrice degli innamorati − aleggia sul maniero. Aggiungendo mistero a un luogo già di per sé fatato.

Nella gallery

Il castello, costruito a partire dal 1395, è stato poi restaurato e decorato con statue e stemmi agli inizi del 900.

Il campanile della cappella visto dal giardino all'italiana.

La fontana di Nettuno apre il viale delle statue, dove ampi rettilinei delineano l'architettura del parco in prossimità del castello.

Uno dei parterre geometrici antistanti la dimora.

Il suggestivo passaggio in pietra e mattoni incornicia un carpino a forma di totem.

Una panca e un filadelfo in fiore. Il parco è stato riaperto a marzo.

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Matteo Cassarale

Il parco del castello medievale di Grazzano Visconti

Il castello, costruito a partire dal 1395, è stato poi restaurato e decorato con statue e stemmi agli inizi del 900.

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Matteo Cassarale

Il parco del castello medievale di Grazzano Visconti

Il campanile della cappella visto dal giardino all'italiana.

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Matteo Cassarale

Il parco del castello medievale di Grazzano Visconti

La fontana di Nettuno apre il viale delle statue, dove ampi rettilinei delineano l'architettura del parco in prossimità del castello.

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Matteo Cassarale

Il parco del castello medievale di Grazzano Visconti

Uno dei parterre geometrici antistanti la dimora.

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Matteo Cassarale

Il parco del castello medievale di Grazzano Visconti

Il suggestivo passaggio in pietra e mattoni incornicia un carpino a forma di totem.

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Matteo Cassarale

Il parco del castello medievale di Grazzano Visconti

Una panca.

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Matteo Cassarale

Il parco del castello medievale di Grazzano Visconti

Un filadelfo in fiore.

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