Il fascino della brina in un giardino inglese

Progettato da un'artista tedesca, il parco a Nunney diventa pura magia nei mesi del grande freddo.

Giardino inglese
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Passeggiare nel parco di Karên Watson a Nunney, nel Somerset, è come vivere una favola a occhi aperti. Oppure una di quelle storie fantasy alle quali si ispira la proprietaria per creare le sue opere in bronzo e ceramica. Questo romanzo d'inverno è ambientato in un sorprendente spazio formale articolato in diverse stanze verdi, proprio nella stagione in cui l'eleganza di un velo di brina esalta il rigore delle geometrie topiarie.

Il percorso, infatti, vede protagonisti tassi, bossi e arbusti sempreverdi potati in forme inusuali, ma anche figure fantastiche scaturite dalla creatività della scultrice tedesca. Nata a Francoforte sul Meno e formatasi all'Art Akademie di Düsseldorf, Lady Watson ha viaggiato a lungo in Cina e Oriente, per poi stabilirsi a Londra assieme al marito Alan Watson, noto politico liberaldemocratico e presentatore televisivo, nonché barone di Richmond. Quindi, nel 1990, la coppia ha acquistato questo rifugio nel Sud-Ovest dell'Inghilterra, oggi meta prediletta di molte celebrità, come Johnny Depp.

«L'edificio, risalente alla metà dell'Ottocento, era avvolto da un'aura misteriosa e appariva attorniato da pascoli. Non esisteva un vero giardino, ma solo un grande melo dietro la casa», spiega Karên, che continua: «Affascinata da una visita alle straordinarie rovine di Ninfa, vicino a Roma, e dal Jardin de La Louve, in Provenza, desideravo anch'io circondarmi di un paesaggio idilliaco, ma ero completamente digiuna in materia di giardinaggio. Tuttavia, da artista, immaginavo un ensemble maestoso che potesse ospitare anche le mie sculture. Istintivamente avevo escluso il classico layout all'inglese, ma ho interpellato comunque un celebre paesaggista, il quale ha escluso la possibilità di far convivere rarità botaniche con quattro pastori belga. A quel punto, ho deciso di fare da sola perché non avrei mai potuto rinchiudere i miei adorati cani in un recinto», rivela.

Usando i prati come la tela bianca di un pittore, Karên Watson ha sviluppato un'ambiziosa coreografia di sculture vegetali organizzata in diversi ambienti, tutti proiettati sulla campagna circostante con ampi scorci panoramici. All'ingresso della tenuta le geometrie delle siepi di bosso fanno da contrappunto alla facciata, mentre ai lati dell'architettura tassi piramidali svettano tra lavande tondeggianti e una pergola incorniciata da olivelli spinosi in perfetta simmetria. In realtà, la palette è piuttosto ristretta: «Inizialmente ho usato solo cinque piante, ovvero le uniche che conoscevo – bossi, tassi, santoline, lavande e rose – giocando sulla ripetizione. Da autentica autodidatta, nel tempo ho arricchito le aiuole con alcune varietà; per esempio, ho portatoavanti una ricerca approfondita su rose antiche, rugose, francesi e selezionato quelle molto resistenti per accompagnare i vialetti».

Eppure, il punto di forza di questo eden privato rimane la virtuosa alternanza tra siepi di svariate fogge e originali topiari: dai coni alle corone, fino alle chiocciole. «Per questo giardino-gioiello ho puntato sull'armonia. Anzi, secondo un amico compositore, qui ho messo in scena le Variazioni Goldberg di Bach, suonando la stessa aria in modi differenti», conclude. Per una sorprendente sinfonia d'inverno.

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Rose e biancospini fanno da trait d'union tra il giardino e il bosco di aceri, dove svetta il campanile medievale della All Saints' Church. Intorno, il paesaggio del Somerset: contea nel Sud-Ovest del Paese, oggi meta di molte celebrità.

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Il parco dietro l'edificio, dove i bossi topiari sistemati intorno alla fontana sfoggiano insolite forme organiche.

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Il berceau incorniciato da due olivelli spinosi posti in maniera simmetrica.

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Nelle stanze verdi ai lati della casa, tassi a piramide e lavande a sfera svelano il talento di Karên Watson, nota scultrice.

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Pochi fiori e numerosi tassi potati. Il progetto della scultrice Karên Watson è pensato per valorizzare il layout architettonico del giardino.

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