Il Gusto della Nebbia: un nuovo ristorante cinese

A Milano si può ora gustare la cucina della città di Chongqing: intensa e onesta come il suo chef patron, in arte Lampo.

image
Courtesy photo

Il trentenne Lampo è un personaggio perfettamente a proprio agio nella nuova Milano accogliente, poliglotta, sempre avida di novità. E non a caso si è dato un nome italiano. Perché in realtà si chiama Wu Jun Xin ed è originario di Chongqing, municipalità autonoma cinese da trenta milioni di abitanti, geograficamente collocabile nella regione del Sichuan. Lampo/Wu arriva nel capoluogo lombardo nel 2004 e il suo eclettismo esplode: dipinge, fotografa e prepara straordinari manicaretti in casa per gli amici. Ora il grande passo, a sintesi di tutte le sue passioni e abilità: l’apertura del ristorante Il Gusto della Nebbia (Wu Wèi), a un passo da Corso Como ma in via Nino Bonnet, strada piccola e tranquilla.

Wu Jun Xin, in arte Lampo, chef/patron del ristorante Il Gusto della Nebbia.
Courtesy photo

C’è sempre nebbia nella megalopoli che gli ha dato i natali, dall’umidissimo clima subtropicale. Ecco perché ha voluto chiamare così la sua creatura, decorando inoltre il locale con un artwork aereo che ricorda la bruma, oltre che con le sue fotografie a parete, bei ritratti in bianco e nero soprattutto. Un luogo semplice, che lui riempie di verve e sapori mai timidi: un’esperienza diversa che spicca per originalità, pure nella Milano generosa di una cucina cinese di livello e fortemente diversificata.

Scintillano di rosso i piatti di Lampo (e lui non gli dà neppure un nome, sono suoi e basta), lucidi e brillanti, perché protagonista è il peperoncino nelle sue molte gradazioni di piccante (però anche chi non avvezzo è accontentato, chi invece ama i sapori hot, lo dica e troverà massima soddisfazione). I maestri di Lampo sono sua madre e la strada, in una regione, il Sichuan appunto, dalla tradizione culinaria prestigiosa. Da lì arrivano i peperoncini, lavorati in vari modi - essiccati, freschi, marinati, in olio – e il celeberrimo pepe che lui usa copiosamente, fino a dieci tipi in un’unica preparazione. Poi la diversità rispetto alla nota gastronomia della regione, perché La Città della Nebbia è autonoma anche nei gusti e nelle ricette elaborate nel tempo.

I noodle (sempre di farina di frumento e senza uova) mostrano una varietà smisurata: freddi, caldi, asciutti, in brodi e salse… Noi abbiamo provato quelli con piselli gialli e ragù di pancetta di suino, in una salsa fiammante: davvero ottimi.

Noodle con piselli gialli e ragù di maiale.
Courtesy photo

Intanto avevamo assaggiato con piacere le uova di quaglia in una salsa speziata e un piatto a base di pollo freddo che sprigionava uno straordinario mélange di aromi.

Uova di quaglia in salsa Chongqinese.
Courtesy photo

Abbiamo proseguito con il Vulcano, così ama chiamarlo Lampo: una terrina con tofu bollente, ragù di manzo, immancabili pepe e peperoncino, sensualissimo.

Vulcano: tofu con carne piccante e speziato.
Courtesy photo


Al tavolo lo chef/patron prepara i piatti di riso, mescolando al momento gli ingredienti, tra carne (tra cui quella di manzo australiano), uova, pepe in bacche, ortaggi, con il coriandolo a donare una nota di freschezza. Qua e là, in un tripudio di trippa, fegati di pollo, brodi al tendine di manzo, compare la Ya cai, una verdura in salamoia realizzata con i gambi superiori di una varietà di senape.

Riso alla Lampo.
Courtesy photo
Lo chef Lampo mescola al tavolo gli ingredienti di uno dei suoi piatti a base di riso.

La sensazione finale è di una fantasmagoria di ingredienti tenuti insieme da mano sicura, di sapori eccitanti e coinvolgenti. Ben vengano anche le zampe di galline, essere onnivori è la nuova via. E Lampo non si risparmia nulla, autodidatta coraggioso e animato da autentico amore.

Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da Gourmet