Grace anatomy

Garbo e delicatezza sono i tratti distintivi degli interiors curati da Livia Rebecchini.

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Helenio Barbetta


Uno stile squisitamente francese, all'insegna di una compassata nonchalance, espressione di un'autentica passione per le stoffe dalla texture materica, rese più morbide e suadenti da una palette definita mediterranea. «I toni caldi vibrano alla luce del sole e regalano una carica vitale alla casa», spiega Livia Rebecchini, che quando si racconta sceglie con cura ogni parola, riuscendo quasi a materializzare davanti agli occhi di chi ascolta la magia delle sue stanze.

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La sala sfoggia un tavolo di Paola Navone, quattro sedie genovesi del Seicento e una panca del Settecento francese; a parete, un "succo d’erba", ovvero pittura a imitazione degli arazzi, realizzata su lino o seta con colori vegetali.
Helenio Barbetta

Decoratrice d'interni dalla carriera ventennale, va fiera di una formazione à la française iniziata con gli studi a Roma e affinata all'École du Louvre di Parigi, dopo una laurea in Storia dell'arte e conservazione dei beni culturali. Amante del gusto che ha reso celebri Madeleine Castaing, Jacques Grange e François Catroux, ha la capacità di visualizzare all'istante ciò che dà carattere a un appartamento d'epoca o a un rifugio di montagna. Nata in una famiglia di architetti, Livia ha sempre avuto una predilezione per gli interiors, «spazi da arredare seguendo intuizioni e sensazioni, andando persino a braccio se l'empatia con il cliente lo permette, aiutandosi con un moodboard di tessili», puntualizza.

Il salotto con divano XL in camoscio, coffee table rivestito in cuoio, foto dell’Ara Pacis di Giuseppe Pietroniro e opera di Hans Hartung.
Helenio Barbetta
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Infatti, per Livia la divisione dei volumi – messa a punto con un progettista – è importante quanto la scelta dei materiali e dell'illuminazione. Perché tutto deve vivere in perfetta armonia, quasi si trattasse di un pentagramma. Eppure, nel proprio manifesto di stile Rebecchini non contempla il termine "perfezione", in quanto ogni dimora evolve di pari passo con chi la abita. I suoi committenti lo sperimentano quando – durante i primi appuntamenti con lei – devono descrivere cosa amano e cosa detestano tra le quattro mura o in che modo ricevono gli amici.

Il dettaglio di una carta da parati.
Helenio Barbetta

A darle fiducia e persino carta bianca sono clienti del calibro di Martina Mondadori, Guy de Riencourt e Luca Cordero di Montezemolo, per i quali ha vestito ville, uffici e loft metropolitani. Gli impegni più recenti, invece, la vedono alle prese con una residenza ai Parioli, nel cuore della capitale, e una magione nella bassa Maremma. Che si tratti di città o campagna, lei si lascia guidare dallo spirito del luogo e non prescinde mai dal contesto storico: «Quello che conta è creare ambienti dove si abbia voglia di tornare dopo un viaggio e in cui approdare come se si trattasse di un porto sicuro».

Il living inondato dalla luce naturale che filtra da tende in fibra di banano; sedute foderate in kilim, tappeto indiano, lampada di Piero Chiesa, chandelier del XVIII secolo e collezione di vasi celadon.
Helenio Barbetta

E del suo ricco portfolio ricorda soprattutto le case arredate a Cortina, «una destinazione capace di dare il meglio di sé fuori stagione», aggiunge. Ispirata dai colori e dalle luci delle vette dolomitiche, ha giocato sul calore del legno chiaro abbinato ai tessuti. La stoffa giusta per realizzare interni dall'eleganza sartoriale.

La decoratrice d’interni Livia Rebecchini nel suo studio arredato con coffee table in bronzo e ferro disegnato da lei, sofà Anni 50 e, a parete, paravento giapponese.
Helenio Barbetta

La stanza da bagno con coppia di specchi cinesi in ghisa, esemplare dalla cornice in bambù (anni Quaranta) e poltrona del Settecento.
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