Graphic Design: intervista a Marco Sammicheli

"Mostro", il festival di arti grafiche e comunicazione visiva, attraverso la voce di uno dei suoi creatori.

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Courtesy photo

Un androne tipicamente milanese dalle antiche volte in mattoni, spazi articolati su vari livelli e una maestosa scala con finitura in ferro grezzo, che come una scultura si staglia all’interno dell’antico edificio. Nella ex Canonica della Chiesa di San Carpoforo in Brera, all’interno del Laboratorio Formentini, si è da poco conclusa l’interessante e variopinto festival internazionale "Mostro - Graphic Design Camp", dedicato alle arti grafiche e alla comunicazione visiva, giunto quest’anno alla seconda edizione.

Tra talk e workshop, il percorso, snodato su vari livelli, ha permesso al visitatore di viaggiare tra suggestioni di colore, pattern e grafiche. Dalla giungla illustrata ispirata ai quadri simbolisti di Henri Rousseau di Agathe Singer, alle immagini e texture cromatiche di Gala Fernandez, dal reportage sulla cultura locale a Matera di Francesco Barbaro, fino alla ricerca su cibo e packaging di Marco Goran Romano, per arrivare al laboratorio diretto a professionisti e appassionati di Origami, antica arte della piegatura della carta, di Uroš Mihić. Nato da un progetto di Marco Sammicheli, Maria A. Di Pierro, Marco Williams Fagioli con l’art direction di Zup Design, l’evento ha offerto uno spunto per riflettere sul legame tra arte grafica e design. Ne abbiamo parlato con Marco Sammicheli, uno dei curatori, nonché docente di design narratives al Politecnico di Milano; ha inoltre curato mostre per istituzioni e musei in Italia e in Europa ed è international relations chief officer per la Triennale di Milano. Al suo attivo anche testi e cataloghi su numerosi designer e architetti, tra cui Zaha Hadid, Bruno Munari, Mario Bellini, Steven Holl, James Irvine, Adam Nathaniel Furman e Gio Ponti. Il suo libro Disegnare il sacro (Rubbettino, 2016) è stato acquisito dalla biblioteca dei Musei Vaticani.

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Piera Castaldo

Come è nata l'idea di “Mostro”?

Maria Di Pierro Losi, professionista del mondo della grafica e della comunicazione d’impresa, Marco Williams Fagioli, designer e art director di Zup Design e il sottoscritto ci siamo conosciuti e piaciuti. A Milano mancava un appuntamento dedicato ai mestieri della grafica. L’occasione dei Brera Design Days e la fondamentale collaborazione del Laboratorio Formentini hanno creato le condizioni per partire con un festival incentrato sulla comunicazione visiva e sulle arti grafiche. Ad oggi, conclusa la seconda edizione, abbiamo ospitato progettisti provenienti da Turchia, Irlanda, Austria, Malta, Danimarca, Spagna, Serbia, Francia e Italia. Per il 2019 è tempo di guardare fuori dall’Europa.

Marco Goran Romano

Oggi la grafica ha un ruolo importantissimo nella comunicazione. Come è cambiato l’approccio nell’era di Internet?

Il ruolo della grafica è ancora più importante. Le interfacce digitali sono sintesi di competenze e quella messa in campo dai professionisti della comunicazione visiva è strategica. Oggi comandare un elettrodomestico, condividere sui social una fotografia, promuovere una produzione culturale sono azioni che necessitano soluzioni grafiche sempre più evolute. Con la rete non è cambiato solo il supporto della grafica ma anche il metodo compositivo e il processo creativo.

Graphic design Agathe Singer

Quali sono i legami tra il mondo del design e quello della grafica?

Sono così tanti che la grafica risulta parte integrante del design di prodotto, della moda, dei materiali. Anzi molto spesso una texture, una superficie o un colore determinano l’identità plastica e visiva di un oggetto fino a garantirgli il successo commerciale. Un abito, il rivestimento di un imbottito, la confezione di un artefatto non sono altro che stratificazioni di progetti.

Hai scritto alcuni saggi su Bruno Munari, è lui il fil rouge che unisce in un'unica visione le varie arti?

Munari è stato un campione nell’approccio multidisciplinare, un surfista delle avanguardie del Novecento. Aveva una carica in più: eccelleva in ogni sua forma espressiva. Artista, designer, docente, grafico, fotografo, performer e persino architetto, come raccontato nella raccolta di saggi da me curata Munari politecnico (Nomos Edizioni).

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