Incontro con la designer Elena Carozzi nella casa atelier di famiglia, a Sarzana

Lei dipinge meravigliose carte da carati. Una creatività che arriva molto da lontano...

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Alessandra Ianniello

Nella fotografia in alto, le componenti del "clan" Carozzi: in piedi, da sinistra, la decoratrice Elena e Maria Antonietta; seduta, Giulia.

Geometrico Black & White, wallpaper di Elena Carozzi; è un olio su carta vintage, hand-painted come tutte le creazioni da lei firmate.
Alessandra Ianniello


Come un carattere ereditario dominante, il talento per la pittura si tramanda in questa casa atelier vibrante di memorie


Bozzetti, appunti, pastelli, cavalletti e cornici. In questa dimora settecentesca a Sarzana, ogni singolo oggetto racconta del proprietario: Gian Carozzi, pittore che qui visse fino alla morte, nel 2008. Lui non c'è più, ma il talento si riverbera sulle donne di famiglia. In primis, sulla nipote Elena, disegnatrice di wallpaper dallo spiccato tratto artistico, rigorosamente hand-painted e simili a immensi quadri. «Il nonno è stato il mio maestro; considero la sua casa atelier un luogo sacro, fonte inesauribile di idee e suggestioni», ci confida.

I pastelli appartenuti al pittore Gian Carozzi (1920 – 2008), esponente del movimento Spazialista.
Alessandra Ianniello

Appunti e bozzetti dell’artista, il pittore Gian Carozzi(1920 – 2008), custoditi con amore nella residenza originaria del Settecento, a Sarzana.
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Uno degli angoli di lavoro nella dimora in cui visse Gian Carozzi; sulla scrivania, alcuni studi per dipinti e acquerelli, mentre appoggiata alla parete spicca la sua opera dal titolo Gouache (2005)
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Ad accoglierla trova sempre Maria Antonietta Franchini – la vedova Carozzi, nonché catalogatrice dei lavori del marito e curatrice della prima monografia, in uscita a fine anno per l'editore Skira – e la figlia di quest'ultima, Giulia, appassionata ricercatrice di tessuti. «Gian mi ha insegnato il rigore del mestiere, la disciplina e l'uso di una tavolozza fatta di pigmenti naturali: terra di Siena, ocra, nero d'avorio e blu oltremare», riprende Elena. L'eredità estetica si concretizza nella scelta di escludere i colori primari. «Adoro, al contrario, le cromie spente e bruciate dei paesaggi autunnali, sulle quali poi le piogge repentine imprimono teatrali chiaroscuri».

Aiden tra i quadri e gli oggetti del nonno artista, lo studio principale dove era solito dipingere al cavalletto l’artista, la carta a parete è Geometrico Afro-Decò: tecnica mista di Elena Carozzi.
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Tecnica mista di Elena Carozzi, ritratta nella foto sotto a destra di fronte a Canneto, altra sua opera in quattro maxipannelli.
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La palette crepuscolare, che all'improvviso si accende degli arancioni e dei rossi riecheggianti il foliage, si declina in trame dalle morbide geometrie. L'input parte sempre dall'osservazione dell'ambiente campestre, dalle forme di fichi, nespoli e canneti. Del resto, le basta guardare fuori per ispirarsi, considerato che abita in una residenza di campagna alle porte della cittadina ligure. «L'orientamento delle foglie, in particolare, guida il movimento della mano donando dinamismo». Le creazioni sono concepite in formato XL, tributo alla vastità dei panorami.

Giulia Carozzi sullo scalone del palazzo d’epoca.
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Astratto piccolo (1950), opera spazialista di Gian Carozzi.
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La cucina dal fascino d’antan decorata con una wallcovering a tema floreale: olio di Elena Carozzi perfettamente sintonizzato sui cromatismi del pavimento.
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Elena Carozzi firma infatti pannelli giganteschi (fino a quattro metri per tre) pensati in sequenza: vere e proprie narrazioni naturalistiche. Gli strumenti sono pennelli e spatole, olio e colle, fili di seta e lana, in materiche composizioni su varie tipologie di carta; pezzi unici lontanissimi dal concetto di serialità. La loro sede privilegiata è in spazi di femminile raffinatezza, che Elena ama immaginare «foderati per intero con i miei dipinti, ulteriormente impreziositi da "incursioni" di artwork, secondo il gusto personale del committente». Come fa lei stessa con certi acquerelli del nonno, sovrapposti ai suoi wallcovering in emozionanti incontri. Vertigine decorativa, bellezza all'ennesima potenza.

Spazio atelier che fu di Gian Carozzi, il suo Bucranio su cavalletto (1989).
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La wallpaper Omaggio a Brancusi, realizzata da Elena Carozzi con una tecnica che combina pigmenti e colle su carta da parati.
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