Matteo Brioni: i segreti della terra cruda

La passione dell'architetto per un materiale dal fascino primigenio, protagonista di interiors all'insegna di una contemporanea matericità.

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Foto, Lea Anouchinsky

Nella fotografia in alto, nello showroom e atelier a Gonzaga, Matteo Brioni è ritratto contro una parete trattata con TerraEvoca, parte della sua raffinata linea di rivestimenti.

Madre universale, pura e viva come solo gli elementi della natura sanno essere: è la terra cruda, che Matteo Brioni forgia con passione viscerale. Fedele all'impronta dei maestri rinascimentali alla corte dei Gonzaga – che diedero il nome alla cittadina lombarda dove è nato e tuttora lavora – l'architetto che preferisce definirsi artigiano traduce in un linguaggio di assoluta contemporaneità la tecnica ancestrale alla base delle primissime abitazioni a ogni latitudine. Il suo speciale savoir-faire (ereditato dalla famiglia, che dal 1920 gestisce l'azienda Fornace Brioni) si esercita su superfici per interni di seducente matericità e di grande tendenza, tanto che sono sempre più numerosi i progetti al servizio di moda e design. Matteo, infatti, ha contribuito alla nascita degli store milanesi di Imarika e Valextra, vanta collaborazioni con Agape e Bulthaup, nonché con Baxter per il prestigioso showroom romano appena inaugurato.

Composizione di trame monocromatiche.
Courtesy Photo

L'intuizione – nata con la complicità di Marialaura Rossiello (Studio Irvine), art director del brand Brioni – è stata quella di trasformare un materiale per l'edilizia in carismatico alleato della decorazione, tra rivestimenti e, di recente, anche complementi di arredo. «Parto dalla fascinazione per il colore; nelle cave, dall'Etna a Ostuni fino al Medio Campidano in Sardegna, scavo, scopro, mi perdo nell'ebbrezza visiva e tattile delle argille. In seguito scelgo sabbie e fibre, paglia di riso o di grano, con le quali compongo da ultimo i miei cocktail», spiega.

Il risultato? Finiture dal poetico dinamismo, nella varietà di texture e cromie date dai pigmenti, «solo naturali, giacché questa sostanza è di perfetta ecosostenibilità, rigenerabile all'infinito». Le lavorazioni a mano sono minuziose e spesso vengono delegate alla rappresentanza "rosa" del laboratorio, in particolare a Linda Antonietti, responsabile ricerca e stile: «La materia che trattiamo ha un'anima e bisogna prendersene cura con sensibilità femminile. La terra stessa è donna». Un esempio sublime è l'effetto pizzo ottenuto applicando agli intonaci merletti di famiglia, per immortalare i preziosi scrigni di ricordi, che poi vengono restituiti integri ai padroni di casa. È il concetto di unicità espresso attraverso lavori intrinsecamente bespoke, interventi irripetibili animati pure da un certo grado di imprevedibilità.

In senso orario, boiserie Arazzi, tono Pepe Nero.
Nathalie Krag

Seduta TerraStool sul pavimento TerraPlus, con inserti in ottone Fuga.
Nathalie Krag

Set di tavolini Capitelli, design Studio Irvine.
Delfino Sisto Legnani


Il tempo muta la patina esterna, rendendola vissuta (non a caso, una delle collezioni ha il nome di Wabi: il termine giapponese che esalta l'estetica dell'imperfezione), «le tinte si intensificano a causa dell'ossidazione, in un maestoso processo di invecchiamento. Il trascorrere degli anni disegna aloni, ombre e cicatrici come la mia sul braccio, conseguenza di un incidente da ragazzino sul campo da basket. Ne vado orgoglioso». La memoria trova nuova vitalità, scolpita nella bellezza del presente.

Sul muro frontale, elementi gemelli del sistema Arazzi, nuance Melograno.
Marco Cappelletti

Questo moodboard mette in evidenza le qualità eclettiche della terra cruda applicata alle varie superfici, fra trame raw o più levigate. Le diverse stratigrafie sono proposte anche come quadri dal forte impatto decorativo, con la collaborazione di Marialaura Rossiello, Studio Irvine, art director dell’azienda Brioni.
Foto, Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti

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