Tobia Scarpa presenta le sue ultime opere

L’architetto veneziano trova ispirazione nell’opera "Melencolia I", di Albrecht Dürer. Ed espone i suoi artwork a Bologna, nella galleria Paradisoterrestre. Lo abbiamo intervistato.

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È davvero difficile dare un’interpretazione di un’opera così complessa come “Melencolia I”, capolavoro della produzione incisoria di Albrecht Dürer. Realizzata con la tecnica del bulino, eseguita dall’artista tedesco nel 1514, ha fatto parlare molto di sé nel corso dei secoli.

"Melencolia I”, di Albrecht Dürer.
Historical Picture ArchiveGetty Images

A riportarlo ora alla ribalta è Tobia Scarpa, che ha deciso di affrontare di persona, come San Giorgio contro il Drago, il grande e inarrivabile maestro tedesco. E si è avvalso della complicità di Gherardo Tonelli, anima del progetto Paradisoterrestre, il brand (anche se chiamarlo così è riduttivo) che ha voluto fare una vera missione dell’eredità di Dino Gavina, poliedrico imprenditore bolognese. Nell’ambito di ART CITY Segnala 2020, nell'ambito di Arte Fiera a Bologna, all’interno della galleria Paradisoterrestre (in via De’ Musei 4), è possibile calarsi in un mondo colmo di enigmi, dove la geometria si mescola all’alchimia per diventare arte.

Ritratto di Tobia Scarpa
Alberto Vendrame

Tobia Scarpa vanta una carriera d'eccellenza: disegna per Dino Gavina la sedia Pigreco (1960), il divano Bastiano (1960) e il letto Vanessa (1962), pezzi diventati iconici nel panorama del design internazionale. Sempre a fianco dell’imprenditore bolognese, partecipa agli inizi degli anni Sessanta alla nascita della società Flos, per la quale ha in seguito disegnato numerose lampade tra cui Fantasma (1961), Foglio (1966) e Biagio (1968). Architettura, design e anche arte, perché nella famiglia Scarpa oltre al sangue scorrono fantasia e sogno. “Una mia zia era pittrice e poi mio padre, che amava molto disegnare, è stato anche pittore” racconta l’architetto. E aggiunge: “il libro con le opere del grande incisore tedesco era molto conteso in famiglia. A mio padre, proprio come faccio ancora io, piaceva perdersi nei suoi dettagli enigmatici”.

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Una suggestione che si tramanda da una generazione all’altra, quella dell’architetto per il misterioso solido di Dürer. Il padre Carlo Scarpa aveva a suo tempo già mostrato interesse per il poliedro tanto da dedicarsi a un lavoro di ricerca sull'elaborata immagine. E di spunti di riflessione “Melencolia I” ne ha davvero tanti. In uno scenario desolato, una figura femminile alata, “un angelo ma dal volto di donna”, spiega Tobia Scarpa, ha ai suoi piedi un pavimento ingombro di oggetti: chiodi, martelli, assi di legno, una sfera e “un cane tutto ossa aggomitolato su se stesso con lo sguardo poco rassicurante”. Nella parte superiore dell'opera sono appesi tre oggetti misteriosi: una bilancia, una clessidra e una campanella, sotto la quale compare un quadrato magico scavato nella pesante massa muraria della costruzione. “E poi c’è quel compasso impugnato al contrario”, racconta. Al centro dello spazio, un putto scrivano e il solido geometrico, figura emblematica che ha scatenato la fantasia di tutti, compreso l’architetto veneziano. Una rappresentazione ”limpida nella sua complessità formale”, racconta Tobia, che ancora oggi subisce il fascino di quest’opera.

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Tanto da spingerlo, dopo sessant’anni, a tornare a collaborare con quello che resta della straordinaria eredità di Gavina, con un inedito progetto artistico partendo proprio da un’interpretazione di questa straordinaria incisione. L’esito, inedito e fortemente evocativo, si concretizza in tre opere in edizione limitata per Paradisoterrestre. Il maestro veneziano, ormai entrato a ragion venduta nella storia del design, ha scelto di scomporre la rappresentazione, estrapolando due elementi cardine presenti nell’opera e legati all’ambito strettamente geometrico-matematico: il poliedro e il quadrato magico.

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Il lato nascosto del solido, rimasto celato per cinque secoli nell’incisione düreriana, viene finalmente liberato nello spazio dell’osservatore con le due sculture, “Festuca Lapis” in marmo e “Scudo Magico” in ferro e ottone. Nella terza opera, “Geometrie Nascoste”, stampa in tiratura di 100 copie, l’architetto si confronta invece con il quadrato magico, ricercando e individuando simmetrie nelle configurazioni numeriche di Dürer e di Benjamin Franklin. L’allestimento della mostra è affidato a Pierre Gonalons, direttore creativo della galleria Paradisoterrestre.

INFORMAZIONI

Paradisoterrestre Gallery, Via De’ Musei 4, Bologna. Dal 21.01.20 al 29.02.20

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