Autoritratto

Non dipinge self-portrait, ma è attraverso la pittura che Aurel K. Basedow mette a nudo la sua anima. Integralmente, con pennellate potenti.

piero gemelli, aurel k basedow, arte marie claire maison italia, febbraio 2021,
Ritratto Piero Gemelli nella grafica di Silvia M. Reppa


Risulta arduo definire l'arte di Aurel K. Basedow, inserirla all'interno di comparti, sezioni e sottocategorie. L'istinto sarebbe proprio quello di non catalogarla, eppure si perderebbe gran parte della magia. Perché la poetica dell'artista originario di Grafelfing, piccolo centro vicino a Monaco di Baviera, si nutre di contrapposizioni. È contemplativa ma anche fisica. Effimera e impetuosa. Per ammirare un suo lavoro non basta mettersi lì davanti. Occorre girarci intorno, entrarci dentro e scavare per scrutarne sfumature e riflessi. Scoprirne crepe e sbuffi di colore, bolle e squarci. La leggerezza del dipinto si incontra con la consistenza della resina, del legno, del cemento e di tutti quei materiali che partecipano al processo. A volte è la fotografia di un'incisione, altrimenti un disegno o un tappeto. Basedow usa quelli afgani, marocchini e persiani; li copre fino a cancellarli o ne lascia intravedere la trama, qualche filamento.

La resina è uno degli elementi fondanti dell’opera di Aurel K. Basedow.
Riccardo Gasperoni

Un ritratto dell’artista tedesco, di origine bavarese.
Piero Gemelli

La croce è presente in tutti i quadri: segno di una profonda spiritualità

Non c'è nulla di preordinato nelle sue composizioni; ogni gesto è la conseguenza del precedente. Guai, però, a qualificarlo come un autore concettuale. Lui che alle pure astrazioni antepone la forza della pennellata. Non a caso, ama i fauves, pittori come Maurice de Vlaminck e André Derain, che spremevano la tempera direttamente dal tubetto e usavano la materia per raccontare le emozioni. Aurel fa lo stesso, ma alla massa di pigmenti aggiunge la resina, che permette ai suoi artwork di riflettere il mondo esterno e fare da specchio (anche interiore) a chi li osserva.

Opere senza titolo in perfetta simbiosi con gli affreschi dell’ex chiesa del convento di Santa Caterina, a Como, oggi sede dello spazio Borgovico33.
Riccardo Gasperoni

Qui, altre tele untitled di Aurel K. Basedow. L’artista, una volta scelta la base, aggiunge strati di colore per dare profondità all’opera.
Riccardo Gasperoni

Forte degli studi all'Accademia di Brera, oggi vive e lavora a Como e, con la moglie Draga Obradovic, forma una delle coppie creative più luminose nel panorama dell'interior design. Arrivato in Italia quasi trent'anni fa per amore dell'arte e perché di questa terra adorava «il profumo e il canto delle rondini», prima di stabilirsi sul lago ha vissuto a Firenze. Ha lavorato in una falegnameria, insegnato pittura astratta e disegno, ma anche percussioni e batteria (uno dei suoi più grandi amori). Da ognuna di queste esperienze ha assorbito sapere, che ha poi applicato alle opere.

riccardo gasperoni, aurel k basedow, arte marie claire maison italia, febbraio 2021
Riccardo Gasperoni
riccardo gasperoni, aurel k basedow, arte marie claire maison italia, febbraio 2021
Riccardo Gasperoni



C'è un che di mistico in questo viaggio tra materia e sonorità, un tratto ricorrente anche nel simbolo più importante della sua poetica: la croce, presente in tutti i quadri. Evidente oppure appena accennata, «è una sorta di calamita che attrae creatività». Ma non c'entra la religione, quanto piuttosto la spiritualità. «La cosa più difficile non è dar vita a un quadro, ma liberarsi dalle sovrastrutture. Il mio studio è la palestra dell'anima. Dipingendo, scopro chi sono».

Altri due untitled inseriti nell’architettura secentesca dell’ex chiesa (in seguito caserma, cotonificio e magazzino, prima del suo abbandono).
Riccardo Gasperoni
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