Spirito libero

Vis-à-vis con l'artista Dora Perini, tra tele, ceramiche e installazioni per esorcizzare un vissuto tormentato.

dora perini
Courtesy photo

Il suo è un percorso dettato dall'esperienza personale, una narrazione per immagini (e non solo) del rapporto con il corpo, un excursus fitto di interrogativi sull'industria alimentare. Dora Perini - classe 1995 - s'interroga così su temi delicati e ricorrenti quali i disturbi dell'alimentazione, i traumi e i processi di guarigione. Per ammirare la sua opera c'è un'occasione imperdibile, la mostra À la carte curata dall'architetto Riccardo Rizzetto e organizzata dalla galleria londinese des Bains. In programma dal 17 al 24 settembre nello spazio Maroncelli 12 di Milano (in concomitanza con Miart 2021), questa personale è preceduta da un vernissage per il 16 settembre alle 18.30. Tra le tante opere esposte, dipinti, scatti, artwork in ceramica e su carta, video e installazioni. Un poetico viaggio per scoprire il ruolo salvifico dell'arte, che abbiamo fatto insieme a Dora Perini ponendole qualche domanda.

L’artista Dora Perini ritratta nel suo studio.
Courtesy photo

Da dove trai ispirazione? «Mi ispirano gli antipodi: certezze e domande aperte, grandi atti di coraggio e vulnerabilità sono i poli opposti tra i quali orbito. Le emozioni sono da sempre la mia bussola nella ricerca e nell'analisi della realtà e di me stessa. La mia vita è stata costellata, purtroppo o per fortuna, da esperienze personali forti e traumatiche che hanno disegnato il cielo sotto cui ballo ed evolvo, mossa da un costante desiderio e bisogno di trasformazione. In questo disegno, l'atto di produrre diventa momento fondamentale di riflessione ed evoluzione. È terapeutico».

Quali tecniche, delle tante che usi, preferisci e perché? «Ho imparato ad ascoltare me stessa e questa attenzione è la stessa che riservo ai materiali: ogni materiale ha un linguaggio e caratteristiche proprie con cui ritengo fondamentale instaurare un dialogo che possa produrre nutrimento per la mia pratica. Pur non dimenticando mai la fotografia - da cui sono partita a conoscermi personalmente e professionalmente - ora mi sento molto affine all’argilla: è un materiale vivo, che si muove e trasforma attraverso l’acqua contenuta nel suo reticolo cristallino e dalla cui concentrazione dipendono tutte le sue fasi vitali. Trovo questo legame simbiotico molto affascinante. Per evolvere è sempre necessario lasciar andare qualcosa».

Un’opera di Dora Perini, dalla mostra À la carte.
Courtesy photo

C’è un ambito che ti piacerebbe esplorare, qualcosa in cui non ti sei ancora cimentata? «Vorrei esplorare di più la performance, soprattutto live, come occasione di creazione di momenti. Momenti in cui le persone si riuniscono e da cui può scaturire l’inaspettato. Trovo incredibilmente potente l’unione di più persone ed energie e proseguirò indagando la mia curiosità rispetto alla ritualità, al consumo, alla ciclicità e al corpo, temi a cui mi sono approcciata nella video-performance Pasto Assolto in mostra con À la carte. Questa dimensione di interscambio che si genera nei momenti con i fruitori della propria arte può diventare uno spunto per i prossimi lavori».

Cosa stai studiando al Central Saint Martins? «Sto studiando Fine Arts , un’occasione di confronto con l’altro che sentivo avrebbe potuto darmi molto in questo punto della mia vita. Rifiutando ogni comfort zone e ricercando sempre nuove contaminazioni, dopo aver vissuto a New York, in Ohio, a Roma, a Milano e Vicenza, credo che Londra, e una scuola come questa, possano essere di grande ispirazione per la pratica artistica. Ogni giorno, infatti, è un incontro-scontro con idee, approcci e pratiche diverse dalle mie, che porta a un’evoluzione costante del mio pensiero, guidata dai migliori professionisti del settore, che sono anche i miei tutor».

Pasto assolto, di Dora Perini.
Courtesy photo

Quale sarà la tua prossima mostra? «Dopo questa di Milano vi sarà un altro momento in città durante in ottobre. Ci sto lavorando con Riccardo Rizzetto, lo stesso curatore di À la carte. Inoltre alcune opere dello show À la carte della galleria londinese Des Bains durante MiArt 2021 si sposteranno presso la sede oltremanica della galleria stessa. La fine del 2021 e il 2022 saranno periodi intensi, in cui gli impegni si sovrapporranno anche alla preparazione del "degree show" al Central Saint Martins».

Hai dei mentori nel mondo dell’arte? «Tra i primi che ho incontrato, Toni Thorimbert rimane il riferimento d’eccellenza. Con lui non sai mai se sta per urlare a te o con te, innescando una dinamica efficacissima, alimentata da sguardi e non-sguardi che spronano un sesto senso, smuovono capacità ignorate e illuminano false verità su altarini immaginari. Un riferimento per me fondamentale, invece, che non ho ancora avuto occasione di incontrare, è Tai Shani. Mi affascina la sua pratica poliedrica e la rilettura in chiave contemporanea di opere antiche, a volte proiettandole nel futuro. Shani mi ha fatto giocare con e riappropriare della magia del femminino. Frequenterò un suo workshop nell’estate 2022. Un mentore è anche colui che sa vedere oltre, cogliendo la potenzialità della “materia” presente in te e che decide di nutrirla, arricchirla con il valore aggiunto che ha da condividere. Riccardo Rizzetto, curatore di À la carte, con la sua innata capacità di ascolto e attenzione al dettaglio mi sta sicuramente nutrendo molto».

Dimensions, di Dora Perini.
Courtesy photo

Quali obiettivi ti stai dando? «Il mio obiettivo è da sempre la consapevolezza, personale e collettiva. Questo mi spinge ogni giorno a produrre, a scegliere, a voler fare l’artista. È un ruolo a volte scomodo e pesante da sostenere, pieno di responsabilità. Mi muovo sperando che la mia pratica possa essere, insieme a quella di altri artisti, un accendere interruttori dimenticati per mettere a fuoco e vedere in maniera più chiara, dentro e fuori di noi. Con le mie opere, spero di intercettare qualcuno che, come ero io a sedicenne, è alla ricerca di un confronto, in un sistema in cui la "peer-pressure" e standard inarrivabili dominano la quotidianità facendoci sentire sbagliati».

Organi interni, di Dora Perini.
Courtesy photo
This content is created and maintained by a third party, and imported onto this page to help users provide their email addresses. You may be able to find more information about this and similar content at piano.io
Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da Incontri