Apre oggi la mostra Black Hole, alla GAMeC di Bergamo

La materia è infinita e bellissima: è il messaggio di questa collettiva, che riunisce grandi firme del panorama internazionale.

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Courtesy photo / rielaborazione

Quante forme ha la materia, da qui all’universo? Infinite e bellissime. E l’arte ce lo può raccontare. Succede con la mostra Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile, che apre oggi al pubblico fino al prossimo 6 gennaio 2019, alla GAMeC di Bergamo. Passeggiando tra le sale rivestite interamente in grigio antracite – dallo strategico effetto cocoon – sculture, tele e video aprono stargate sul tema della sostanza primordiale che costituisce il tutto.

Enrico Baj, Forme nucleari, 1951. Olio e smalto su tela, cm 70x50, Archivio Baj, Vergiate.
Antonio Maniscalco

Al centro, l’essenza della materia e il desiderio di penetrarla, di guardarla dall’interno, di avventurarsi nelle sue profondità fino a raggiungere la particella più piccola. Minuscola, quasi invisibile, ma percepibile. Ectoplasmi di smalto e olio su tela, firmati Enrico Baj (Forme Nucleari, 1951). Un cretto monocromo di Alberto Burri, dall’inedita “ferita” centrale (Cretto, 1973).

Alberto Burri, Cretto, 1973. Acrovinilico su cellotex, cm 129,5x104,5.
ALlessandro Sarteanesi

E, ancora, un Autoritratto (del 1995) firmato Gino De Dominicis: forse un occhio, un ombelico – non si sa – perché la figura dell’artista semplicemente scompare dietro il velo di luce della foglia d’oro. E così via, fino alla fine, con l’installazione ambientale di Evelina Domnitch & Dmitry Gelfand, che proietta sul soffitto un paesaggio di luce originato a terra da una vasca acquario (ER=EP, 2017-2018). Il fascino delle opere è ipnotico, a tratti onirico. Certamente seduttivo.

Gino De Dominicis, Senza titolo (Autoritratto), 1995. Tecnica mista su masonite, 37x28,5 cm. Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano. Deposito da collezione privata. Courtesy Archivio Gino De Dominicis, Foligno e Paola De Dominicis.
ALEXANDRE ZVEIGER 6900 LUGANO SW

La collettiva riunisce firme italiane e internazionali che dalla fine dell’Ottocento a oggi hanno indagato l’elemento materiale nella sua più intrinseca valenza. Ciascuno con la propria, personalissima, cifra stilistica. Cretti, tagli, impasti, fenditure. Buchi neri, particelle, atomi, neutrini, citati, indagati, evocati da lavori di potente bellezza. Ci sono magnifici pezzi di Fontana e Fautrier, il Lotar II di Giacometti (dal busto piramidale di pura materia informe), una Montagna di Baj, zoomata con colori grassi mescolati all’acqua. Due inchiostri strepitosi di Joe Colombo, il buco nero secondo Anish Kapoor (The Earth, 1991). E persino L’Eternelle idole di Rodin. Oltre a molto altro. Firme eclettiche per un concept con precisi riferimenti storici, ma allo stesso tempo «Corsaro, aperto a percezioni, interpretazioni, parentesi e possibilità», come lo ha definito Lorenzo Giusti, direttore della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e curatore della mostra insieme a Sara Fumagalli.

Evelina Domnitch & Dmitry Gelfand, ER=EP, 2017-2018. Installazione, rayogrammi.
Chiara Corridori
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