Crepax e Valentina in mostra a Bassano

Protagonisti al Museo Civico il mondo visionario del geniale autore e il suo personaggio prediletto, icona femminile del fumetto italiano.

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Valentina, incarnato pallido, caschetto nero corvino. Il personaggio femminile più famoso del fumetto italiano, simbolo onirico di trasgressione e insieme di indipendenza, fascino e seduzione, deve tutto a un’esistenza tranquilla. Guido Crepax, il suo ideatore, era genio senza sregolatezza, legatissimo, piuttosto, alla famiglia, alla casa, alla dimensione domestica. E saperlo, rende tutto ancora più intrigante. Disegnava avventure su avventure a colpi di generi diversi (dal giallo al noir, dalla fantascienza all’onirico/erotico) stando ore intere seduto alla scrivania dello studio. Che mal volentieri lasciava se non per trasferirlo pari pari nel buen retiro in Toscana durante le vacanze estive che, naturalmente, trascorreva con la moglie e i figli. Era un viaggiatore immobile alla Salgari, Crepax: dall’amata abitazione milanese non si sarebbe mai mosso.

Pietro Giacomo Rogeri, 1972.
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Le zattere, 1980.
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A portarlo ovunque ci pensava una fantasia sfolgorante, nutrita da cinema, musica, libri e, non ultima, da una serenità degli affetti che alimentava l’estro anche come fonte di ispirazione quotidiana. Lo sottolinea molto bene la mostra Valentina. Una vita con Crepax, che ha appena inaugurato al Museo Civico di Bassano del Grappa ed è in programmazione fino il 15 aprile 2019. Al centro lei, l’elegante fotografa con la frangetta, ma non come protagonista assoluta, bensì nelle vesti di narratrice del suo autore e del mondo senza confini che aveva in testa: un Paese delle meraviglie, popolato da bellezza e poesia. Inscindibilmente collegato agli affetti più cari.

Il gioco di Marco Polo, campagna pubblicitaria per Volkswagen Polo, 1976.
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«Altri fumettisti hanno ambientato le loro storie in mondi lontani. La famiglia per nostro padre, invece, era al centro. E noi ci sentivamo molto coinvolti in questa cosa. Valentina è una di famiglia. Quando ha avuto un bambino, per esempio, sono nato io», afferma Antonio, il figlio maggiore di Guido Crepax. Un legame (e un amore) che traspare dal concept bassanese, curato nei minimi dettagli proprio da Antonio e dai fratelli Giacomo e Caterina, entrambi architetti. Insieme, nel 2003 – l’anno della scomparsa del fumettista – hanno creato l’Archivio Crepax, a Milano: una factory fondata per diffondere l’eredità culturale del padre attraverso nuove edizioni, progetti multimediali ed eventi. Come questa mostra che Chiara Casarin, direttore dei Musei Civici di Bassano del Grappa, ha definito: «intima e potente». Un domino di spazi formato small, che è bello visitare proprio per farsi trasportare dal doppio registro, nostalgico e ricco di stratificazioni.

Una cover dei dischi C52.
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La silhouette di Valentina languidamente sdraiata, in piedi, riprodotta su sagome, pouf e maxipannelli indica la strada: «Come una specie di Virgilio, che guida il visitatore sul cammino di Crepax», sottolinea Caterina. Così si parte per un viaggio avventura, che ha il sapore del gioco e del mémoire e ripercorre il talento. Inizia con una donna con cagnolino ritagliata da Guido Crepax bambino, nel 1936, a soli tre anni, dalla carta di giornale, con uno straordinario senso delle proporzioni e attenzione al dettaglio: dalla piuma del cappellino, decisamente à la page, alla coda all’insù dell’animale. Indizi rivelatori del Dna d’artista. Seguono gli album a fumetti autoprodotti a 12 anni, che rielaboravano trame di film horror degli anni Trenta e Quaranta. E, ancora, personaggi disegnati e ritagliati in cartoncino per animare dei teatrini coloratissimi, disegni espressionisti ispirati al cinema, regole e schizzi di diversi giochi da tavolo. Incantano chi li guarda e rivelano il gusto delle cose fatte in casa con scrupolosa attenzione ai particolari. La stessa che si intercetta davanti alla schiera di soldatini realizzati manualmente per le battaglie da simulare in soggiorno.

Prologo a U, 1978.
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E di quel gusto di mettere le cose in scena si continua a sentire la presenza, catapultati dalle creazioni dell’enfant prodige in un labirinto di visioni, riprodotte con pannelli 3D che, come quinte teatrali, ripropongono spunti, emozioni, luoghi. Venezia, in primis, con la sua dimensione magica, che chissà quante prospettive avrà sedimentato nella mente del disegnatore. Guido ci ha vissuto da sfollato durante la guerra tra il ’43 e il ’45, passando lunghe ore al cinema, che ha forgiato il gusto del racconto per immagini. E poi ci sono le foto di famiglia, con primi piani sui volti (bellissimi) del padre Gilberto, primo violoncello alla Fenice di Venezia (era originario di Dolo) e alla Scala di Milano (nel 1921 andò in tournée negli Stati Uniti con Arturo Toscanini).

Seguono gli scatti in cui si intravede la madre, Maria, e si fa la conoscenza della moglie, Luisa. Inseparabile compagna di una vita. È inevitabile pensare a Valentina guardando i suoi ritratti più che a quelli di Louise Brooks. La diva americana, indimenticabile Lulù diretta da Pabst nel film Il vaso di Pandora del 1929, ispirò Guido Crepax per la personalità emanata dall’aspetto fisico, piuttosto che per quello che di lei il fumettista conosceva, ossia «molto poco», come ci racconta oggi Antonio. La donna al centro della sua esistenza, inevitabilmente collegata al mondo artistico, era Luisa. Che a un certo punto, e non a caso, si rivolse a Valentina per il look: «Volli tagliarmi i capelli allo stesso modo. Le nostre esistenze si sono continuamente sfiorate e non so dire quanto gli avvenimenti della mia vita si siano riflessi nella sua vicenda personale o quanto io abbia assorbito del suo modo di essere».

Illustrazione per la campagna Dunlop, disco orario, 1969.
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Guido Crepax, una laurea in architettura nel 1958, è stato un disegnatore prolifico. Dal suo mondo visionario sono nate straordinarie copertine per le maggiori case discografiche del tempo, campagne pubblicitarie, libri, sigle Tv, scenografie (citati con pezzi ad hoc dalla mostra). In parallelo, però, la costante della sua produzione è sempre stata Valentina, dalla prima storia La curva di Lesmo, pubblicata su Linus nel 1965, fino alla fine. Con il personaggio prediletto, Crepax, in quasi quarant’anni, ha condiviso esperienze, passioni, debolezze e paure. Facendo confluire nelle graphic novel un ampio ventaglio di suggestioni. L’amore per il cinema, rivelato nelle “strisce” con carrellate, zoommate e un montaggio alla Godard. La curiosità letteraria: è stato l’unico fumettista a disegnare i libri nelle librerie della sua protagonista, con tanto di titolo.

E, ancora, il gusto per l’arte evocata da quadri famosi per far partire un racconto (è il caso di Lucas Cranach in Ciao Valentina) o per intraprendere un viaggio immaginario. Nei suoi fumetti c’era proprio tutto. Persino l’occhio vigile, da architetto mancato, sull’architettura, con un caleidoscopio di citazioni Liberty, Art Nouveau, Bauhaus, Secessionstil. Presenza fissa, persino il design: nell’appartamento di Valentina ci sono state tappezzerie di Morris e mobili di fine Ottocento, mescolati con un divano di Le Corbusier e uno nero di Frau, lounge chair degli Eames e la poltrona Ball di Eero Aarnio. Qua e là Crepax arredava gli spazi con una libreria di Franco Albini, seggiole Thonet, Egg Chair di Arne Jacobsen e un letto firmato Luigi Caccia Dominioni.

Passioni, ricordi, frammenti. Emozioni. Ogni cosa tornava con Valentina, come in un gioco di specchi. Come in un sogno, che questa mostra mette in scena. E una volta raggiunta l’ultima sala – dove la beniamina di Crepax su maxitavole e una videoinstallazione diventa a colori – non si vorrebbe più andare via. È un effetto prodotto anche dall’operazione voluta dai tre figli: «Il colore vuole sottolineare l’atmosfera delle storie, la drammaticità delle scene, gli stati d’animo». Un omaggio a un padre speciale, che la mostra di Bassano ci fa conoscere molto da vicino.

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