Il progetto del Davines Village: sostenibilità e un concetto illuminato del lavoro

L'omonimo gruppo inaugura una nuova, prestigiosa sede alle porte di Parma. Dove gli immensi spazi verdi dominano su strutture di ispirazione neorurale.

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Un’ecocittadella come sede di un’azienda virtuosa. È il Davines Village, sorto ora alle porte di Parma, quartiere generale del gruppo omonimo specializzato in prodotti professionali per la cura dei capelli e della pelle con i suoi due marchi: Davines e Comfort Zone. Settantasettemila metri quadrati all’insegna del verde, dell’architettura sostenibile e del benessere di chi lì dentro opera ogni giorno.

Un’immagine in notturna degli edifici raccolti attorno a uno specchio d’acqua.
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L’imponente progetto è curato dallo studio Matteo Thun & Partners, sotto la direzione tecnica di Luca Colombo. Uffici, laboratori e stabilimento produttivo si dipanano in strutture che rievocano le tradizionali abitazioni rurali italiane, case basse disposte ai lati di due corti centrali. Vetro e legno i materiali privilegiati, in un villaggio, appunto, che ammicca al vernacolare edilizio con il linguaggio di oggi fatto di soluzioni tecniche e costruttive all’avanguardia in chiave di massima sostenibilità. Al centro del complesso, una scenografica serra ospita lo spazio coworking, bar e ristorante.

L’ingresso del Davines Village.
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Il ristorante aziendale ospitato in una serra.
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Un dettaglio della sala ristorante.
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Le aree verdi sono infatti il focus del concept (a ricoprire l’80% della superficie complessiva), disegnate da del Buono Gazerwitz. Lo specchio d’acqua della corte sud riflette le linee dei building ed è avvolto in fiori candidi, quella nord, pensata come area relax per collaboratori e visitatori, è ingentilita da aiuole ornamentali.

Il laboratorio.
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Una meeting room.
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Fino all’Orto Scientifico, autentico progetto nel progetto. Tremila metri quadrati sono dedicati a un giardino botanico organizzato in quattro divisioni: l’orto degli aromi, medico, dei colori e dei profumi dove tutto è coltivato secondo i principi dell’agricoltura biologica con l’ambizione, anche, di una preziosa tutela della biodiversità, tra specie rare o a rischio di estinzione. Ispirato al paesaggio circostante e al cinquecentesco Giardini dei Semplici a Padova, antesignano di tutti gli orti botanici e di cui viene replicata la pianta basata su un quadrato iscritto in un cerchio, l’Orto Scientifico è il laboratorio a cielo aperto della divisione Ricerca & Sviluppo, che studia le proprietà terapeutiche e benefiche di erbe e piante, per una continua evoluzione dei prodotti del brand.

L’Orto Scientifico.
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Veduta dell’Orto Scientifico, dove tutte le erbe e piante sono coltivate con i metodi dell’agricoltura biologica.
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La designer Monica Signani ha concepito gli interni e molti arredi custom-made, realizzati da Molteni&C/Dada Contract Division. Tanto bianco, finiture in bronzo, bordature in ottone acidato, lampadari e applique che sono un tributo a Serge Mouille, scrivanie dal top in linoleum di sapore Fifties, due arredi iconici firmati Gio Ponti e rieditati da Molteni: il cassettone D.655. 1 e la libreria D357. 1. L’atmosfera di rilassante semplicità prosegue nel ristorante aziendale con il bancone in stile vecchio bistrot. Per un’armoniosa convivenza di uomo e natura, in una concezione illuminata e squisitamente umanistica del lavoro.

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