Collage d'autore

Dalla forza espressiva di Pablo Picasso, Max Ernst e Henri Matisse all’originalità dei loro “allievi”, artefici di delicati mondi immaginari.

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Ritagliare un'immagine per donarle un significato inedito, anche attraverso l'accostamento di nuove forme

Duplicity, 2014, del francese Matthieu Bourel, che mixa tecnica tradizionale e animazione digitale. L’opera è pure la cover del libro The Art of Collage 2 (da Gestalten).
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Tecnica per la realizzazione di opere d'avanguardia, il collage nasce agli inizi del Novecento. Già il Cubismo di Braque e Picasso, pionieri nel geometrizzare le figure, aveva evidenziato infatti la sua sfaccettata potenzialità espressiva. Il semplice incontro di materiali diversi incollati su un supporto – soprattutto carta di giornale, stoffa, legno, sabbia, metallo o plastica – riuscivano infatti ad affermare con forza la libertà artistica degli autori.

Esposto di recente a Palazzo Ferraioli (Roma) Contaminazioni, di Germano Pontevichi, caporedattore di Marie Claire Maison Italia, parte da uno studio attento delle mani finalizzato a un sorprendente e inatteso esito formale.
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Annoverata nella collezione permanente del Whitney Museum, l’opera di Peter Horvath affronta differenti linguaggi narrativi con tocchi unici e surreali, per offrire più punti di vista simultanei. Nella foto, Lucky Linda, 2015.
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Il primo a renderlo "virale" è stato il tedesco John Heartfield, noto per i fotomontaggi satirici, in cui spesso si divertiva a prendere di mira Adolf Hitler. Ma tra i grandi maestri che hanno fatto ricorso al papier collé si stagliano pure Max Ernst e Henri Matisse, il quale utilizzava fogli dipinti da lui stesso con uno strato unico di tempera a guazzo.

«Creare un ordine nuovo attraverso figure potenti, ma allo stesso tempo fragili, per mostrare un altro lato della bellezza». Parola dell’artista spagnolo Ernesto Artillo, che firma il collage Una, 2012.
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Più recentemente Mimmo Rotella ha definito il suo campo d'azione con i celebri décollage: manifesti strappati, pronti a rivelare frammenti di locandine dedicate perlopiù al cinema d'autore. Nelle loro innumerevoli declinazioni questi artwork hanno conosciuto un'enorme fortuna, fino ai nostri giorni. L'originale metodologia – secondo la quale tutti i materiali sono leciti e ogni abbinamento plausibile – ha conquistato, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, l'Espressionismo astratto, il Neodadaismo e la Pop art americana.

Secondo l’illustratore francese Julien Pacaud, autore del tableau ispirato a René Magritte The Planet Breeder, risalente al 2015, la definizione di collage dovrebbe essere: «riorganizzazione del caos universale».
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Protagonisti del "taglia e incolla" contemporaneo sono Njideka Akunyili Crosby − il suo Drown, del 2012, è stato battuto da Sotheby's per oltre un milione di euro − e Banksy, che durante l'ultima Biennale di Venezia ha realizzato un'opera di denuncia sul transito incessante delle navi da crociera in Laguna. Un'ennesima provocazione, a confermare che il collage è una strada da percorrere in infinite direzioni, mai una soltanto.

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