Il collage come strumento di denuncia

Deborah Roberts combatte così contro i pregiudizi razziali.

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Artworks © the artist; courtesy the artist and Stephen Friedman Gallery, London

Porta la firma di Deborah Roberts Bullet Points, opera del 2017 composta da venti elementi.

The Feeding Ground, 2018, in cui due ragazzi identici, forse addirittura gemelli, fissano lo spettatore con aria di sfida.
Artworks © the artist; courtesy the artist and Stephen Friedman Gallery, London





A Deborah Roberts la spregiudicata competizione tra primedonne immortalata dal regista Joseph L. Mankiewicz nel film cult Eva contro Eva (1950) appare come un duello all'acqua di rose. L'artista afroamericana (Austin, Texas, 1962) è impegnata in una battaglia ancora più strenua, che la vede misurarsi addirittura con Venere, ideale assoluto di bellezza. «Bionda, eterea, praticamente perfetta rappresenta una versione della femminilità, ma non può riassumerle tutte», dichiara. «Nelle riviste patinate che circolavano in casa e sfogliavo da bambina, quel glamour era uno status symbol. Tuttavia, non includeva nessuno di mia conoscenza, a partire da me».

Realizzato nel 2018, un collage dell’artista texana Deborah Roberts: Red, White and Blue.
Artworks © the artist; courtesy the artist and Stephen Friedman Gallery, London

Realizzato nel 2018, un collage dell’artista texana Deborah Roberts: Untitled .
Artworks © the artist; courtesy the artist and Stephen Friedman Gallery, London

Nasce proprio così, da quel senso di non appartenenza, il bisogno di un'arte di rottura e dal forte impegno sociale: sfida a stereotipi, falsi miti e all'ossessione dell'immagine, «nel nome dei principi di inclusione e dignità umana», rivela. Concetti come alterità («da sempre al centro della mia coscienza artistica»), identità e rivendicazione razziale fecondano collage multimaterici fatti di ritagli, fotografie e interventi a mano libera. Soggetto quasi esclusivo «le ragazze e i ragazzi afroamericani raffigurati nella loro innocenza, minacciata dall'ombra della criminalità». La natura frammentaria di questi lavori, i contorni irregolari, la vena malinconica a dispetto delle cromie sgargianti alludono alla discriminazione della comunità black.

Una recente acquisizione della Scottish National Gallery: Head Nods and Handshakes, 2019.
Artworks © the artist; courtesy the artist and Stephen Friedman Gallery, London
Qui, My body, your rules, 2018. Deborah Roberts è rappresentata dalla Stephen Friedman Gallery di Londra e da Susanne Vielmetter, a Los Angeles.
Artworks © the artist; courtesy the artist and Stephen Friedman Gallery, London

Un'interpretazione etico-sociale che ha portato Roberts a una riflessione sull'individualità della sua cultura, in un percorso di studio tra letteratura e storia. L'esito artistico è una serie di "figure ibride" cariche di significati, simboli, rimandi, in cui le icone del pop si mescolano ai fatti di cronaca nera. Da Rihanna a George Stinney Jr (a soli quattordici anni, il più giovane condannato a morte negli Stati Uniti) o Stephen Lawrence: l'adolescente assassinato nel 1993 a Londra, nel corso di un attacco di matrice razzista. Ma la lotta di Deborah contro i pregiudizi è stata premiata.Dopo aver conosciuto in varie fasi la povertà, ha raggiunto il successo internazionale e ora è accolta nelle permanenti più prestigiose del mondo: dal Whitney Museum of American Art di New York al LACMA di Los Angeles, passando per la Scottish National Gallery di Edimburgo, mentre tra i collezionisti annovera personaggi dello star system come Beyoncé e Jay-Z.

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