Sì, l'ansia da post sbornia è una faccenda seria e no, non ne soffri solo tu

Se il giorno dopo una bevuta fra amici vi sentire come se la fine del mondo fosse imminente c'è un motivo ed è scientifico.

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Parlare di sbornia, ora che abbiamo importato il termine hangover, sembra brutto. Ma le domande che sorgono dopo una (una, diamine!) serata in cui ci si lascia un po’ andare e si è bevuto più di quanto reggiamo, rimangono sempre le stesse e poco anglofone: i postumi della sbronza quanto durano? Perché non spariscono immediatamente? Dopo sbronza mal di pancia deve essere per forza la prima associazione di idee che viene in mente appena ci si sveglia? E soprattutto, da dove viene quell’ansia inspiegabile, che ti fa sentire come se dovessi andare a operare qualcuno senza mai aver aperto un libro di medicina? Ebbene sì, l’ansia da dopo bevutaesiste e ha una spiegazione scientifica. Per qualche bevitore occasionale è una certezza come il mal di testa e la nausea e riguarda innanzitutto il terrore di aver fatto o detto qualcosa di imbarazzante o segreto mentre ci si trovava in stato di ebbrezza. La prima cosa che viene spontaneo fare? Controllare su Whatsapp se abbiamo inviato sciaguratamente un messaggio all’ex dicendogli che lo amiamo ancora e che la sua nuova fidanzata sarà vittima di un sortilegio voodoo appena commissionato. Ma non è esattamente questo ciò che sul sito Reddit è stata ribattezzato hangxiety, una parola ibrida fra hangover e anxiety, e che descrive una vera e propria condizione di nervoso e di sopraffazione alla sola idea di aver fatto qualcosa di molto stupido a cui non si può più porre rimedio. E che sarà causa di catastrofi.

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“Pensate alla una sbornia come, più o meno, un ritirata dall'alcol, e all'ansia come uno dei suoi effetti”, ha spiegato sul sito self.com il professore George F. Koob, direttore dell’Istituto Nazionale degli abusi di alcol e alcolismo negli Usa. Che ha specificato come il fenomeno si presenti in forma molto più accentuata in chi soffre abitualmente di ansia anche nelle giornate normali. È un po' come dare a questo disturbo l’occasione di presentarsi, a volte compromettendo la funzionalità di tutta la giornata. Ma perché accade tutto questo? La spiegazione ce la dà la scienza. Quando sei con gli amici (e spesso in compagnia si beve proprio per spazzare via la timidezza), il primo sorso del cocktail che mandi giù arriva direttamente al cervello e lo induce a emettere uno spruzzo di dopamina, l’ormone dell’euforia. Yuppy! È esattamente come quando ci si scambia il primo bacio con qualcuno che ci piace da un sacco o si vince una lotteria. Umore alle stelle (e tutti i suoi processi chimici). Ovviamente, si vuole prolungare quella sensazione più a lungo possibile. E se non si può continuare a rivivere il primo bacio o vincere premi all’infinito, si può però mandare giù un altro sorso del drink.

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L’effetto collaterale di tutto questo, ovviamente, si sente solo il giorno dopo. Intanto, durante un hangover i livelli di zucchero nel sangue scendono molto per lo sforzo di espellere l'alcol dall'organismo, e non è il massimo della felicità. Stimolare la dopamina, il giorno prima, inibisce la produzione di altri neurotrasmettitori come la serotonina, di cui ormai sappiamo tutti l’importanza sulla stabilità dell’umore. Quando la dopamina che abbiamo stimolato precipita durante la notte, e ci risvegliamo, di tutti questi ormoni magici che ci rendono felici non c’è traccia. E arriva il panico. A contribuire al tutto ci si mette la fame di ore di sonno che stiamo accumulando tutti e che ormai è considerata un vero problema per la salute. Sollecitati da device e notifiche non dormiamo più le 7-8 ore che permettono al cervello di recuperare. Tanto meno alla serotonina di riprendere quota dopo una notte brava. Cosa fare allora? Il consiglio di bere responsabilmente resta sempre valido. Ma se una volta capita di lasciarsi andare, c’è solo una cosa da fare: bere tanta acqua e dormire il più possibile nella notte post sbronza. Ecco perché la vecchia, buona regola del “mai durante i giorni feriali” resta sempre una regola d’oro.

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