Il formaggio è la droga più pericolosa di tutte (perché TROPPO buono)

La conferma definitiva che il cacio dia dipendenza e sia insostituibile: se non resistete come topini golosi davanti al banco frigo, consolatevi con la scienza.

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There’s a rat in mi kitchen, un topo in cucina come tuonavano (errore incluso) gli UB40. Ma non è colpa loro se il formaggio sparisce così rapidamente dal tagliere ogni volta che si decida di fare aperitivo in casa. O ogni volta che si ha voglia di uno snack velocissimo, golosissimo, piacevolissimo. Basta un assaggio di parmigiano, una fettina di brie, una goccia di roquefort e molti di noi si trasformano in topini golosi. Per non parlare di burrata, stracciatella, mozzarelle di bufala, delicatissima ricotta declinata in dolci proibiti o salati incredibili. Se le cose più belle della vita sono illegali, immorali o fanno ingrassare (Oscar Wilde dixit), il formaggio ha un posto d’onore in tutti e tre i casi. Illegale come il casu marzu, il formaggio coi vermi, immorale per il suo aplomb di secrezione animale, e sopratutto fa ingrassare con buona pace dei golosi. Il formaggio fa male, perché è puro grasso saturo condito & servito. Così dopo il vizio irresistibile chiamato zucchero ormai ampiamente riconosciuto come droga, il cioccolato (che almeno fa bene) o i lievitati (ciao prova costume) profonda consolazione di tutti noi, uno studio scientifico rischia di gettare nella disperazione gli amanti delle molteplici forme OPS dei latticini. Il formaggio è una droga. Junkies del cacio, veneratori del latticino disposti a fare follie per i formaggi francesi, state lontani dal banco frigo.

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Uno studio dell’università del Michigan pubblicato su Plos ha spiegato che il consumo di formaggio attiva nel cervello gli stessi meccanismi dello zucchero. È un piacere immediato dovuto alla caseina, vale a dire la proteina numero uno dei dairy products (è all’80% nel latte fresco, il restante sono le proteine del siero). Responsabile delle principali allergie al latte e suoi derivati (le altre sono dovute al lattosio, lo zucchero del latte), la caseina è l’innesco della nostra dipendenza da formaggio, quella che fa scattare la razzia dell’ennesima scaglia di parmigiano gran riserva che spazzoliamo via dal tagliere, il toast al formaggio perfetto o la spaccata di una burrata a metà con la visione celestiale della panna che cola. Perché la caseina, spiega il dietologo Cameron Wells a Tech Times, durante la digestione diventa casomorfina e va a stimolare i recettori della dopamina, mettendo in atto lo stesso meccanismo delle droghe: la sensazione di benessere immediato.

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Amiamo il junk food e i cibi industriali ad alto contenuto di grassi saturi che contengono formaggio o derivati del latte, sono quelli che ci fanno venire l’acquolina in bocca più facilmente. E ai quali cediamo, malgrado le diete, perché il meccanismo consolatorio è in atto da subito. Quando cerchiamo come pazzi il supplì voluttuoso, la fetta di pizza con doppia mozzarella, il panzerotto caldo o semplicemente ci lanciamo su un cannolo siciliano in pasticceria, ora lo sappiamo. Il formaggio fa male. Solo per questo lo chiamano dairy crack. Uomini e topi, è il cacio la vostra debolezza.

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