Clare Smyth è la migliore chef al mondo della World's 50 Best: e in classifica generale?

La cuoca nordirlandese ha vinto il premio riservato alle chef donne e riapre la polemica: uno chef è uno chef, senza distinzione di genere. Perché allora si continua a farne?

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Donne in cucina e in cima al mondo. Almeno sulla carta: in Italia Fabrizia Meroi è stata eletta migliore chef donna per la Michelin, Antonia Klugmann macina giusti successi dopo l'esposizione televisiva, Cristina Bowerman svecchia lo street food e l'under 30 Isabella Potì incanta anche Forbes con i suoi soufflè. Prospettiva mondo: per la World’s 50 Best (quella che l’anno scorso ha declassato Massimo Bottura) la migliore chef donna di quest’anno è la britannica (nordirlandese per la precisione) Clare Smyth, allieva di Alain Ducasse e del focoso Gordon Ramsay col quale ha lavorato per 13 anni prima di spiccare il volo in solitaria. Una biografia da lavoratrice esemplare: nemmeno 40 anni di età e una carriera decisamente brillante. Il suo ristorante Core a Londra ha aperto circa un anno fa e propone una cucina di matrice francese con rivisitazioni molto interessanti. Una pioniera, Clare Smyth: unica chef in Inghilterra a guadagnare le tre stelle Michelin quando era nelle cucine del Restaurant Gordon Ramsay, prima chef inglese ad aggiudicarsi il premio della World’s 50 Best Women Chef succedendo alla slovena Ana Roš, Clare Smyth è anche MBE dell’Impero Britannico per i servigi resi all’industria del turismo. Record su record. “Sono una chef con una storia noiosa, non ho cose divertenti da raccontare” ha commentato tra un sorriso e l’altro nell’intervista da vincitrice sul World’s 50 Best. Un premio guadagnato grazie al duro lavoro, semplicemente (si fa per dire). Gomito a gomito con gli uomini nelle cucine più dure del mondo in modo eccellente. “Separare uomini e donne per me è strano, ma non vediamo molte donne emergere fino alla cima e dobbiamo fare qualcosa per questo” ha concluso Clare Smyth, alimentando le discussioni sulla suddivisione di genere di certi riconoscimenti e le incongruenze di queste distinzioni. Perché esiste la divisione tra i 50 Best Chef e i Best Women Chef? Perché le donne hanno bisogno di una categoria riservata e non vengono incluse tra i migliori in classifica generale? Cosa sono, specie protette? Animali in via di estinzione? Senza nulla togliere alla chef che si è trovata nel bel mezzo della discussione, nel clima attuale la riduzione femminile in una specifica categoria quando poi nella lista generale dei migliori di chef donne ce ne sono poche sembra francamente una presa in giro. E dire che la questione della rigida divisione era stata sollevata già cinque anni fa proprio da un uomo, chef Anthony Bourdain.

A rispolverare definitivamente il caso è stata Dominique Crenn, chef francese dell’omonimo ristorante di San Francisco che ha vinto lo stesso premio di Clare Smyth nel 2016, in un intervento accorato raccolto sul Washington Post. “Se dai ad una chef un premio al femminile, stai contribuendo ad alienare quel genere rispetto all’altro genere. Non siamo uno sport, anche se ci trattano come tali” ha commentato la Crenn. Sopratutto di fronte ad una classifica della World’s 50 Best che lo scorso anno vedeva solo 3 donne nell'elenco generale. Donne in cucina sì, ma senza visibilità, senza riconoscimento reale. I veri chef sono ancora solo gli uomini, punto. “Il best female mette le donne in una categoria separata. Offrire un premio al femminile potrebbe essere un modo per l’organizzazione di fa vedere che si fa la cosa giusta” scrive la giornalista Maura Judkis. Il premio al femminile è una sorta di contentino di genere che serve solo a salvare le apparenze quando nell’elenco generale degli chef migliori l’orientamento è tendenzialmente al maschile. Oltre che, appunto, incoerente: la donna che vince il premio come miglior chef mondiale spesso non è nemmeno quella che conquista il posto più in alto nella lista generale, come è successo ad Elena Arzak che nel 2017 era la prima donna presente, al 30esimo posto (ma vinse il premio nel lontano 2013) o alla stessa Dominique Crenn, che nel 2016 con l’Atelier Crenn non era nemmeno nella top 100. Non avendo dei criteri così precis(at)i, è logico pensare che il premio dato dalla World's 50 Best sia solo un modo per accontentare le quote rosa.

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Uno chef è uno chef, va detto. Una volta stabilito che sa cucinare, cosa cambia se sia uomo o donna? Sa creare, sa sperimentare, sa rispettare le materie prime, sa guidare la sua brigata. Perché dovrebbe essere soltanto un maschio in grado a entrare in un elenco potenziale? La suddivisione per genere sessuale è stupida e retrograda, non ci sono altre parole per definirla. La stessa Clare Smyth, commentando il suo premio, ha sottolineato che il problema continua: “Manca il riconoscimento delle donne nell’industria e dobbiamo fare qualcosa, non cambierà niente se continuiamo ad ignorarlo” ha dichiarato la chef, che nel suo ristorante ha solo tre chef donne nello staff. Su 14. La questione, a suo dire, è che le donne hanno bisogno di più incoraggiamento per andare avanti, per emergere e distinguersi un po’ di più. Manca la spinta per affermarsi, troppo ancorate ad un'idea di donna un passo indietro. Tante belle parole, ma come farlo resta ancora nel mondo platonico delle idee. Il 19 giugno verrà svelata la nuova classifica dei World’s 50 Best, c'è un mese e mezzo di tempo per lavorare nel segno dell’inclusività, in un elenco che mescoli davvero i migliori chef. Gender neutral.

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