"Ho bevuto il mio ultimo cappuccino 21 anni fa e non me ne sono mai pentita"

Il formaggio = ok, la panna = a quintali sul gelato, e nessun sintomo: ma a me il cappuccino fa male, molto male, solo quello ecco perché l'ho cancellato dalla mia vita

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Nathan Dumlao on Unsplash

Facciamoci subito del male: il cappuccino è buono. La schiuma cremosa sul labbro, il profumo del caffè mixato con quello del latte, un riflesso condizionato che è esso stesso piacere. L'associazione di idee con il risveglio, con le chiacchiere da bar fra colleghi. Ma il cappuccino fa male. Almeno fa male a me. Credevo che rinunciarci sarebbe stato impossibile. Non sono una che resiste stoicamente a tutto. Per fortuna non tendo molto a ingrassare, perché quando so che c’è una Sacher in frigo non avrò pace finché non starò raccogliendo con la punta del dito umido le ultime briciole dalla tortiera. La cosa buffa è che il cappuccino mi piaceva da poco. Da bambina ho sostenuto parecchie battaglie con mia madre perché non volevo il caffellatte. Io volevo il tè con i biscotti. Ma ero già miope a 5 anni e l’oculista insisteva che per conservare la vista avrei dovuto bere quasi più latte che acqua. Mai saputo se sia vero. Invece, prima delle 10.00 a scuola avevo già un gran mal di pancia. Poi, verso i 13 anni, il caffellatte è diventato cappuccino, con tanta schiuma, bollente. Mi piaceva così tanto che mi sarei bevuta pure quello con l'uovo. Ci sono voluti anni prima di associarlo ai mal di pancia che continuavano a tormentarmi. Uno al giorno, sempre la mattina. Cosa mi traeva in inganno? Il fatto che io possa mangiare anche un tubo intero di panna spray spruzzata direttamente in gola, una vaschetta media di gorgonzola, o un’intera mozzarella senza alcuna conseguenza. Il cappuccino no. Con le amiche, quando le guardo ordinarlo al bar, oggi lo chiamo per scherzo “un bicchiere di colite”. Allora non abbinavo i due fenomeni.

Basil Lade su Unsplash

Nel 1997 ho conosciuto un signore che si dilettava di nutrizionismo dilettantistico. Diceva che i latticini erano veleno, che andavano eliminati dalla dieta per il bene di ossa e polmoni. Era un periodo in cui andava molto il New Age, ci si curava con i cristalli e si faceva meditazione per alzare lo stato vitale e guarire ogni malattia. Questo signore non aveva nessuna credibilità. Ma io ero giovane e affascinata dalla nuova era, per cui lo ascoltai e provai a non bere più il cappuccino. Sorpresa. Per la prima volta nella mia vita sin dai tempi della scuola, passai la prima di una lunga serie di mattinate senza alcun dolore addominale. Senza dovermi assicurare di essere ben vicina a un bagno almeno fino all’ora di pranzo. Da quel giorno non ho più assaggiato nemmeno una goccia di cappuccino. Di lì a poco è scoppiato il boom delle bevande a base di soia, di riso, di mandorla. Ho comprato un piccolo apparecchio per farle schiumare, poi hanno iniziato a collaborare anche i bar. E ho ricominciato a bere cappuccini. Senza latte. Di leggende metropolitane sul cappuccino, intanto, ne avevo raccolte molte: dalla teoria del mix latte + caffè che genera una sostanza tossica, o quella che la smentisce e assicura che l’unico effetto della miscela è quello di inibire l’assorbimento di un antiossidante. Il dubbio mi è rimasto sempre. Perché il cappuccino fa andare in bagno? Perché solo quello? Quando mi è capitato di conoscere per caso una biologa nutrizionista sistemica (si chiama Denise Cazzato), e la prima cosa che mi è venuta in mente con lei è stata di togliermi questa curiosità annosa.

Alberto Bogo su Unsplash

La dottoressa mi ha chiesto candidamente: “Hai mai fatto il test per l’intolleranza ai latticini?”. In effetti no: come potrei essere intollerante ai latticini se ne mangio tanti? Ma mi sbagliavo. La dottoressa mi ha spiegato che sì, posso esserlo ugualmente, può essere che i sintomi si manifestino solo quando combino latte e caffè. “Il latte e i formaggi contengono caseina, che è proinfiammatoria”, mi ha spiegato. “Che quindi è dannosa per il nostro corpo. Inoltre, latte e formaggi di uso comune sono prodotti da mucche allevate in condizioni innaturali, cresciute con ormoni della crescita e antibiotici che finiscono nei latticini danneggiando la nostra salute”. Poi mi ha spiegato che anche il caffè irrita l’intestino, con l’effetto di esasperare i sintomi dell’intolleranza al latte che invece io tendo a non considerare più perché leggeri, perché ci sono abituata, un po’ di mal di testa, ad esempio. Se un cappuccino è bollente irrita ancora di più. Le ho chiesto se per caso la mia non fosse invece una colite spastica, un problema nervoso che si fa sentire solo se assumo latte e caffè. Ma anche in questo caso mi ha spiegato che bisognerebbe capire in che condizioni è la mia flora intestinale, visto che cervello e intestino comunicano continuamente. Quindi il signore che nel ’97 mi parlava del cappuccino come la causa di tutti i miei mali, lui diceva anche delle mie bronchiti, era un cialtrone e aveva solo azzeccato per caso qualcosa che funzionava solo con me? “No, quel signore non era un cialtrone: se soffri spesso di bronchiti”, ha spiegato la dottoressa, “c’è una correlazione. Il formaggio può anche causare asma, spesso confusa con allergia”. Ok, allora assoluzione o no del cappuccino? “Diciamo che se un paziente senza patologie – che sono rari – può assumere un po’ di formaggio alla settimana è perché ha dei sistemi di detossificazione funzionanti. Se l’alimentazione è corretta, se di cappuccini non si abusa, perché dire che il cappuccino fa male?”, mi ha congedata la dottoressa. E ora devo chiedere scusa a tutte le amiche tormentate per anni perché non si convertono al latte di riso?

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