Contrordine: la dieta mediterranea non fa (più) bene?

Gli stessi che ci avevano detto che la dieta mediterranea poteva prevenire da colesterolo e ictus, oggi ci dicono che si erano sbagliati. Forse.

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Brooke Lark per Unsplash

Ogni mattina un italiano si sveglia e dovrà correre più forte delle certezze che gli sfuggono dalle mani. Ogni giorno ci deve mettere le spunte. Stile e moda: okay. Mare e sole: okay. Sofia Loren e Monica Bellucci: okay. Dieta mediterranea: non pervenuta. Prego? Eh già, la nostra miracolosa cucina si trova temporaneamente fuori lista perché un articolo del New York Times l’ha messa in discussione. Prima di protestare, però, bisogna capire il perché di questa semi-bocciatura. L’autorevole testata statunitense ricorda infatti come i benefici della dieta mediterranea, ovvero di ciò che negli anni 80 era più o meno una moda salutista, siano poi stati confermati da una ricerca i cui risultati sono stati pubblicati nel New England Journal of Medicine nel 2013. La ricerca diceva che una dieta mediterranea fa bene se è a base di frutta e verdura, e con l’olio di oliva come condimento, e che può ridurre il rischio di infarto e di ictus. Il problema è che quella ricerca è stata ritirata dagli autori stessi ed è diventato oggetto di una revisione. Come mai? In parole povere, gli autori dell’esperimento avrebbero riscontrato dei problemi nel modo in cui lo hanno condotto. E anche se nella revisione hanno ribadito la loro certezza che questo tipo di alimentazione abbassa almeno del 30% la probabilità di soffrire di problemi cardiovascolari, hanno insinuato il dubbio nella comunità scientifica. A cominciare dal dott. Barnett Kramer, direttore della divisione per la prevenzione del cancro presso il National Cancer Institute che, come riporta il NYTimes, ha dichiarato: "Nulla di ciò che hanno scritto in questo documento rianalizzato mi rende fiducioso". Ma quali sarebbero gli “errori” condotti in questa ricerca?

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L’esperimento era stata condotto in Spagna dal Dr. Miguel A. Martínez-González dell’Università di Navarra e la base su cui poggiava erano le arcinote statistiche secondo cui i popoli che vivono nell’area mediterranea subiscono meno infarti e ictus rispetto a quelli, ad esempio, anglosassoni, dove il consumo di prodotti di origine animale è più alto. Ovviamente, questo è stato sempre implicitamente collegato alla dieta ricca di alimenti come l’olio e le noci, che svolgono un’azione protettiva. Ma da qui a dimostrare la correlazione fra i due fenomeni c’è qualche ostacolo sul lungo termine. Lo studio del 2013 aveva coinvolto 7.447 partecipanti fra i 55 e gli 80 anni a cui erano state assegnate tre diete diverse: una dieta mediterranea, con almeno quattro cucchiai al giorno di olio extravergine di oliva, la stessa dieta con 30 grammi di noci miste, o una dieta tradizionale a basso contenuto di grassi. Poi, qualche tempo dopo la pubblicazione, lo studio è comparso nella lista delle ricerche dall’esito sospetto compilata dal Dr. John Carlisle dell'Ospedale di Torbay in Inghilterra, e gli stessi ricercatori hanno dovuto ammetterne i difetti. Come si fa, infatti, a convincere dei volontari a mangiare solo determinate cose previste nel menù della dieta mediterranea per mesi, se non addirittura per anni o per una vita intera ed essere sicuri che il soggetto non mangi di nascosto anche cibi proibiti e non lo confessi? Un altro problema, infatti, riguardava le troppe differenze di età e stato di salute dei vari partecipanti. In pratica, perché lo studio fosse perfetto, bisognava reclutare soggetti con le medesime caratteristiche e vedere come rispondevano alle varie alimentazioni. Usando pazienti diversi non c’è la certezza che i risultati siano causati dalla dieta, invece che dalle loro condizioni personali. Bel guaio.

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Ma il vero pasticcio riguarda uno dei ricercatori che ha partecipato ai lavori (questo è divertente). Siccome l’esperimento è stato condotto in piccoli villaggi, alcuni dei soggetti si lamentavano perché confrontavano la loro dieta con quella dei vicini di casa, anche loro arruolati, e ritenevano che le noci assegnate al loro programma fossero un cibo più povero rispetto all’olio di oliva, per cui si sentivano discriminati. Il ricercatore ha ingenuamente ceduto alle loro richieste assegnando l’olio anche ai gruppi che avrebbero dovuto consumare noci. Senza dirlo ai superiori, perché pensava non fosse poi così determinante per gli esiti della ricerca. Morale della favola: per ridare una certa credibilità al risultato, lo staff medico di Martínez-González – mortificato - ha dovuto ripetere alcuni passaggi e annunciare di nuovo che sì, la dieta mediterranea fa bene. Ma nel frattempo la frittata è fatta, e qualche luminare della medicina internazionale sta storcendo il naso. Ma dovranno faticare molto, ora per dimostrarci che una dieta piena di grassi non fa ingrassare e in fondo fa bene (?!). Magari non ci proveranno nemmeno e presto tutta questa storia la dimenticheremo. Davanti a una bella caprese.

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