Il Poké è il nuovo amore di chi adora semplificarsi la vita (e mangiare benisssssimo!)

Due sillabe schioccanti e la nuova tendenza food da Roma a Milano passando per le Hawaii

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Honolulu, arrivo. Anzi, vieni tu da me che sei parecchio lontana (come le vacanze, sigh), ma le Hawaii provo a vivermele lo stesso. Passando per la cosa più facile: il cibo tipico delle Hawaii, il poké. E allora via libera ai ristorantini e delivery bar che iniziano lentamente e inesorabilmente a conquistare gli angoli delle città. Poké bar Roma, poké bar Milano, poké bar dappertutto (e più per tutti). Già il nome è splendido, facile da ricordare, onomatopeico e schioccante come un colpo di lingua al galoppo. Dirimiamo la questione: poke o poké? Pronuncia poké, ma si può scrivere anche senza e accentata. Questione di ammorbidimento OPS adattamento linguistico per la poké bowl, vale a dire la ciotola riempita con il pesce marinato, le verdure, i condimenti e anche una parte di carboidrati cui è difficile dire di no. È impossibile dirle di no. Poké = essenza perfetta del piatto unico di antica concezione. È buono buonissimo, risolve il pasto senza dimenticare la bontà assoluta, non annoia, è praticissimo da consumare: che sia sulla panchina dei giardini sotto l’ufficio o il divano di casa, il poké è entrato a passo di carica nel craving della dieta di tutti i giorni. Perché, quando ragionato, viene voglia di sbizzarrirsi bilanciandolo anche in base al proprio regime alimentare. Dieta prova costume con poké? Possibile. Ma quindi, cos’è questo poké che continua inesorabilmente a scalare le preferenze del food delivery?

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# Poké ricetta facile = aka "provo a farlo in casa"

Il poké hawaiano non è nient’altro che pesce fresco appena pescato, tagliato a dadini/cubetti/striscioline a seconda della varietà, e condito con olio di sesamo, cipollotto e salsa di soia, ingredienti che sono stati mutuati dalla cucina giapponese. È simile al ben più celebre ceviche peruviano o alla tartare di pesce che affolla spesso le nostre tavole: l’essenza della semplicità del pesce consumato nel mondo più rapido e goloso possibile, ossia crudo. Il pesce per il poké è solitamente tonno pinna gialla, polpo (scottato), granchio, va fortissimo anche il salmone. Tra le varianti più golose anche quelli che contemplano l’aggiunta di alga limu essiccata (ne esistono quasi 30 tipologie), succo di lime o limone, inamona (un condimento a base di noce delle Molucche tostate e tritate con sale, roba da perdere la testa subito e cercarlo affannosamente in giro).

Preparare il poké a casa significa innanzitutto avere del pesce buonissimo che dovrà essere abbattuto o surgelato per almeno 24 ore, così da evitare parassiti pericolosi come l'anisakis. Solo pesce di fiducia, va detto. Una volta che si è riposato a sufficienza si condisce a piacere con salsa di soia (o salsa teriyaki), olio di sesamo, cipollotto, erbe e spezie, e si lascia marinare almeno un paio d'ore. Per la poké bowl vi servirà anche una base di carboidrati, preferibilmente riso da sushi cotto, verdure fresche come carote e alghe wakame, e frutta esotica come avocado, ananas, mango. Mettete tutto nella stessa ciotola, ben separato, e completate con una parte crunchy di semi di sesamo, girasole, o mandorle a lamelle. Ammirate la bellezza della vostra ciotola personale - il cibo passa anche dagli occhi.

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#Poké Milano, i locali dove mangiarlo (o ordinarlo)

La capitale di tendenza dei poké bar è Milano, specialmente per il delivery che salva le serate troppo lunghe: per questo i poké restaurants sono davvero numerosi, sia per quanto riguarda il domicilio sia da consumare sul posto. I Love Poké (tre punti vendita: Duomo, Tortona e via Filzi) è uno dei più gettonati, assieme a Poku Poke Place (zona corso Sempione) e Maui Poke (zona Piazza Affari), che propone anche il poké vegano. Di recente apertura anche Pokeria, solo delivery e anche questo con tre punti vendita, con consegne rapide garantite. Vuoi mettere la soddisfazione di ordinare, mangiare la bowl senza fretta e poi concederti un’altra mezz’ora di pausa pranzo?!

#Poké Roma, la nuova tendenza si fa in due

Il primo poké bar della Capitale è stato Ami Poké, nel quartiere Monti (lo stesso dove hanno aperto il primo avocado bar d’Italia e non è un caso). Se proprio avete già fatto indigestione di poké, potete optare anche per insalate o sushi-burrito creativi.

Il nuovo poké delivery (o da consumare per uno stop veloce sugli alti sgabelli del locale) è Mamapoké (via Sforza Pallavicini a Prati), dove la semplicità della proposta è super pratica: si compone a piacimento la propria bowl scegliendo tutti gli ingredienti, dalla base carb fino alle proteine, alle marinature e i mixing delle salse. Consigliata la bowl Mexican, con salsa spicy e briciole di nachos per i palati più aggressivi, e la deliziosa Ma-Maui. Un’alternativa fast e superbuona a quel sushi che ormai… ha fatto il suo tempo. Mentre per le Hawaii, ecco, c'è sempre posto. A partire dallo stomaco.

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