OMG, ma davvero i gladiatori erano vegetariani?!

Dimenticate il carnivoro Russell Crowe al Circo Massimo: nell’antica Roma si mangiavano principalmente carboidrati e legumi.

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I centurioni che affollano il perimetro del Colosseo e fanno slalom tra i turisti per farsi pagare una foto potrebbero storcere un po’ il naso, fedeli alla loro romanità ostentata. Al massimo potrebbero concordare sul regno del carboidrato, che ai giorni odierni è la pasta, ma che nella Storia con la S maiuscola e lontanissima di certo non c’era. E presenta sempre il conto: alla faccia della dittatura del guanciale croccante, nella dieta dei gladiatori dell’antica Roma la carne non c'era affatto. Ciao gricia. Ciao amatriciana e carbonara con la cremina avvolgente. La pasta non esisteva, ovvio (il grano arrivò in Europa secoli dopo la fine dell’Impero Romano), ma la dieta dei gladiatori si componeva principalmente di carboidrati e proteine vegetali derivate dai legumi. I migliori amici della dieta vegetariana e vegana, il che fa di questi combattenti epitome della forza virile i primi paladini dei regimi plant-based.

Lo studio condotto da un gruppo di medici antropologi della Medical University di Vienna su una tomba di Efeso, attualmente in Turchia, con resti risalenti a circa 2000 anni fa, conferma la teoria che i gladiatori non fossero questi fisicatoni atletici esagerati. O meglio, lo erano ma non erano esenti dalla pancetta morbida, spiegano su Atlas Obscura. Il ritrovamento di ossa di 67 gladiatori e di una schiava donna, probabilmente la moglie di uno degli uomini seppelliti, non ha permesso di completare un singolo scheletro in tutta la sua (passata) interezza, ma gli studiosi sono risaliti al tipo di dieta che i combattenti sembravano consumare. Con tutti i condizionali del caso, naturalmente, l’analisi isotopica dei residui chimici delle ossa ritrovate ha permesso di ricostruire il regime alimentare dei gladiatori: principalmente orzo e vari tipi di legumi. Stop. Di orzo ne mangiavano così tanto che venivano chiamati anche hordeani, dal latino hordeum (orzo appunto). Non mangiavano così perché appartenenti alle frange più povere della popolazione (nella fattispecie erano prigionieri di guerra), ma proprio per migliorare la resa in arena e anche per un vezzo estetico, spiegano gli studiosi: “Il grasso creava uno strato protettivo sul corpo. I nervi sarebbero stati meno esposti e i tagli meno pericolosi. Come beneficio extra, lo strato di grasso serviva a creare uno spettacolo maggiore: i gladiatori potevano sopportare perdite di sangue grazie alla superficialità delle ferite, riuscivano a continuare a combattere”. In sostanza la pancetta proteggeva il corpo e fungeva da riserva energetica: concetti che sarebbero stati espressi secoli più avanti, ma che i nutrizionisti dei gladiatori romani avevano anticipato.

Kirk Douglas nei panni di Spartacus nell’omonimo film
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Un’epoca lontanissima e molto difficile da analizzare per mancanza di fonti al di fuori di quelle della storiografia tradizionale, spesso confutate perché eccessivamente romanzate. Ma qualcosa c'è e continua ad emergere. Parafrasando si può dire che anche gli antichi romani avevano un ideale di bellezza, e quando non corrispondeva alla verità facevano in modo di adattarlo (filtri Instagram e Photoshop ante litteram, è il caso di dirlo). Gli antichi romani ritoccavano le loro pitture e sculture perché corrispondessero maggiormente all’ideale ricercato, ed erano anche dei foodie di prim’ordine (si pensi al cuoco Apicio, autore del primissimo trattato e ricettario sul cibo) in un’epoca in cui il culto del mangiare per celebrare la ricchezza era la prassi. E i gladiatori, in tutto questo discorso, si inserivano come sportivi più contemporanei dei nostri: attenti alla performance sì, ma senza dimenticare il gusto e il sacrissimo peccato di gola. Rigorosamente vegetariano. Prima di essere dei combattenti nell’arena e uno spettacolo da guardare, i gladiatori erano un investimento a lungo termine (si sperava) e dovevano essere fortemente in salute. I medici si occupavano di loro in modo particolare, nonostante fossero comunque classificati come prigionieri (cfr. Massimo Decimo Meridio ne Il Gladiatore, uno dei film che ha segnato l’immaginario collettivo dell’epicità), e le analisi della cura delle ferite riportate da chi scendeva nell’arena denota un’attenzione che ai comuni mortali (o spettatori) non era riservata. Non solo: dalle ossa dei gladiatori si è visto che, come molti oggi, assumevano integratori di calcio e stronzio sotto forma di un decotto a base di cenere, in modo da rafforzare il corpo e migliorare le prestazioni sportive.

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Ora, non vi stiamo dicendo di lanciarvi sul primo piatto di cacio e pepe con la scusa che state facendo la dieta dei gladiatori (seee), ma che molti stereotipi che resistono nella storiografia moderna sono in fase di revisione e, perché no, di debunking. La professoressa Kathleen Coleman di Harvard conferma la visione positiva della dieta carb dei gladiatori, riferendosi ai dottori dell’epoca: “Probabilmente conoscevano il legame tra alimentazione e performance e volevano che i gladiatori fossero più in carne”. Ma non che la mangiassero, insomma, che era rara anche allora. Forse il garum ad esempio, o altri fermentati (di gran tendenza nell’ultimo anno), riusciva a farsi più spazio nella dieta dei gladiatori dell’Antica Roma, ma in linea generale nulla saziava e dava più vigore di un bell’orzo con legumi per affrontare l’arena. I centurioni da turisti che sbafano un pezzo di pizza al taglio in mano non sono nemmeno l’evoluzione 2.0 dell'attenzione alimentare di allora. Ma che peccato.

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