Ogni volta che beviamo un succo di frutta ci stiamo facendo del male

Ci hanno insegnato che fanno bene, che si portano in borsa per un conforto lampo e dolce: nessuno ci ha mai spiegato come stanno le cose (davvero).

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Photo Pu Far per Unsplash

Il succo di frutta fa male? "Che stai dicendo Willis?" (cit). Lo sanno tutti che bere succhi di frutta fa bene, benissimo. La colazione del campione: un bel succo di frutta, yogurt e cereali. La merenda sana del mio bambino: succo di frutta e biscotti. Tanta energia, tanta felicità. Tanto zucchero? Ehm... cosa? Siamo davvero così sicuri che il succo di frutta sia un alimento sano? Forse a trarre in inganno è la parola “frutta”, tutto ciò che contiene frutta è “sano”, no? Quante etichette riportano con orgoglio la “percentuale di frutta”, in realtà risicatissime in un mare di altri ingredienti? Il succo di frutta è spesso percepito come sano, è inevitabile. Ma non è così vero e non è sempre l’alimento adatto per grandi e piccoli, a cominciare dal motivo principale: è strapieno di zucchero. Sì, è vero, oggi contengono molti meno conservanti e additivi rispetto a venti, trenta anni fa e sono addizionati di piccole quantità di vitamine e antiossidanti, che però non compensano la grande quantità di zucchero.

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Sicuramente i più ricchi di zuccheri aggiunti sono i cosiddetti “nettari”. Si ha l’impressione che tutta quella “polpa di frutta” che è indicata fra gli ingredienti sia un toccasana (soprattutto per chi non ama mangiare frutta vera, ahinoi). Inutile dire che i nettari sono da evitare come la peste in caso di dieta o di problemi di diabete. Ma cosa si fa in questi casi? Si ricorre al succo di frutta “100%” e “non da concentrato”, come se potesse essere molto più sano. In realtà questi succhi, dopo la spremitura del frutto, vengono solitamente conservati in vasche di contenimento contenenti ossigeno anche fino a un anno prima di essere confezionati. Questo metodo può impoverire il succo del suo sapore e del profumo. Per cui spesso i produttori sono costretti ad aggiungere degli aromatizzanti artificiali. Insomma, niente di naturale. Infatti il sapore di un succo di frutta in cartone ha spesso un sapore completamente diverso da quello del frutto fresco, tutti siamo in grado di accorgercene. Ma non ci facciamo più caso e abbiamo imparato a gustarlo inconsciamente come qualcosa di completamente diverso. Insomma, una volta impoverito dell’aroma, del sapore naturale e dei nutrienti (non si può pretendere che un succo d’arancia stivato per un anno contenga ancora la stessa quantità di vitamina C, folati, Vitamina B1 e potassio del frutto originale, infatti non sono minimamente citati sulla lista ingredienti) quello che beviamo ogni mattina non è altro che acqua e zucchero, con qualche ingrediente in più.

Almeno, contengono meno calorie delle bibite gassate? Mica tanto. Un bicchiere di succo di frutta alla mela o alla pera fa circa 165 Kcal contro le 140 di uno di Coca Cola. Anche la frutta contiene zuccheri, ma essendo accompagnata dalle fibre viene rilasciata molto più lentamente e metabolizzato con più calma dal fegato. Tutto quello zucchero crea problemi al fegato e può causare insulino resistenza o ingrossare il fegato. Un problema che il corpo di una persona in salute, che fa sport e che non è in sovrappeso, gestisce con più facilità di una che ha una tendenza familiare al diabete o è già obeso. Ma come fare in questa valle di lacrime e privazioni per non dover levare dalla lista della spesa l’ennesima voce? Magari i nutrizionisti non saranno tutti d’accordo, ma forse comprare ancora i succhi di frutta “100% non da concentrato” e consumarli in due parti di succo e una parte d’acqua può servire ad arginare il problema e a educare il palato a sapori meno forti? Dai, diteci di sì…

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