E se la prugna umeboshi fosse il (mini) cibo dei miracoli che non abbiamo mai capito?

Bruttino sì, ma magico. Salato sì, ma (super) detox. Un piccolo frutto arrivato dal Giappone è il BFF della nostra alimentazione (ora e per sempre).

image
Toa Heftiba su Unsplash

Dal Giappone arriva sempre qualcosa di buono che in genere è anche grazioso da vedere. Le prugne Umeboshi sono una delle poche cose che fanno eccezione. No, non stiamo dicendo che facciano male, anzi. Ma belle da vedere non lo son mai state, così grinzosette. Eppure queste piccole prugne giapponesi sono utilizzate da tanti secoli per preparare potenti ed efficaci farmaci naturali, grazie alle loro comprovate proprietà terapeutiche. Ma oltre che come medicinale, questo tipo particolare di prugna può essere consumato anche in cucina, soprattutto come condimento.

Wataru YanagidaGetty Images

Umeboshi, descrizione. Il nome scientifico della prugna Umeboshi è albicocco prunus mume, di cui rappresenta una variante asiatica. Piuttosto che alle prugne, dunque, sembra a una sorta di albicocca nipponica (ma ne esistono varietà anche cinesi e dell'isola di Taiwan), anche se il nome umeboshi nella lingua di Tokyo significa letteralmente «prugna secca». Di sapore salato, questa particolare frutta giapponese viene raccolta a inizio estate. I frutti vengono lasciati seccare al sole e poi vengono fatti macerare per almeno sei mesi all'interno di foglie di shiso, da cui al termine del periodo di macerazione prendono il colore rosso.

Umeboshi, proprietà. Sin dall'antichità, in Giappone queste piccole prugne erano conosciute per le loro proprietà depurative e rigeneranti. Testi risalenti al periodo dei samurai raccontano di come prima delle battaglie i soldati e i guerrieri avessero l'abitudine di ingerire questi frutti per affrontare la battaglia senza avvertire la fatica. Il segreto delle Umeboshi risale nell'alta concentrazione di acidi organici contenuti nei frutti, in grado di scomporre agevolmente gli acidi nocivi presenti nell'organismo umano (come l'acido lattico). Inoltre, tra le proprietà delle prugne rientra il loro effetto alcalinizzante, che consente al corpo di mantenere o ripristinare il giusto equilibrio nelle situazioni di scompensi digestivi, nausee, diarree, acidità di stomaco, malesseri intestinali.

Umeboshi, benefici. Consumare le prugne Umeboshi è l'ideale per reflusso, mal di gola, mal di mare, stanchezza, stitichezza, mal di stomaco, gastrite, diarrea, affaticamento o anche per depurare fegato, reni e polmoni. Queste prugne, inoltre, sono in grado di regolarizzare le funzioni intestinali e di stimolare anche l'appetito.

Umeboshi: dove si comprano? Le prugne Umeboshi si vendono intere oppure sotto forma di pastiglie nei negozi di alimentazione biologica o tra gli scaffali bio dei comuni supermercati. Sono in vendita anche delle speciali confezioni in cui questi particolari frutti sono già preparati e frullati oppure abbinati a farina di riso. Importante rispettare, nel caso delle Umeboshi, la dose giornaliera: siccome sono estremamente salate, è bene non esagerare con il loro consumo.

Umeboshi, condimento. Proprio per la loro elevata salinità, le Umeboshi in Giappone e in vari paesi orientali sono utilizzate spesso e volentieri come vero e proprio sostitutivo del sale da cucina, oppure come condimento per insalate. Spesso sono anche utilizzate per insaporire delle salse, oppure per rendere più digeribili delle verdure. Dalla fermentazione delle umeboshi, in uso assai comune in Giappone, si ricava inoltre uno speciale aceto.

Umeboshi, decotto. Un altro modo ancora per preparare queste gustose e benefiche prugne è quello di sciogliere la loro polpa in acqua bollente e di gustarle in decotto: una tisana altamente rigenerante, perfetta per rimettersi in sesto dopo una lunga e stressante giornata (anche in palestra).

Umeboshi, controindicazioni. Non ci sono particolari controindicazioni nel consumo delle prugne giapponesi, ma in ogni caso prima della loro assunzione – soprattutto se continuata – è bene parlarne con il proprio medico. L'invito è quello di consumarle in modo appropriato e senza eccessi, e di limitare al massimo il loro consumo quando si soffre di ipertensione arteriosa. Sono pur sempre salatissime!

Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da Food