L'acqua in bottiglia di plastica fa davvero male, o anche quella in vetro non scherza?

Da decenni si dice che le bottiglie di plastica col caldo cedono sostanze tossiche nell'acqua, ma cosa succederebbe tornando al vetro?

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Steve Johnson su Unsplash

Meglio l’acqua in bottiglia di plastica o l'acqua in bottiglia di vetro? Perché di dice che l'acqua in bottiglia di plastica fa male? Non è sempre stato così, fino a pochi decenni fa non c’era la scelta, si beveva molto dal rubinetto. Quella minerale si cercava perché c’era voglia di bollicine, o perché si era delicati di stomaco, e si comprava in bottiglia di vetro in cestini da sei. Quando era finita si andava al negozietto, poi al supermercato, rendevi i vuoti alla cassa e se avevi comprato altre sei bottiglie piene pagavi solo il loro contenuto. Altrimenti ti rendevano la somma che corrispondeva al valore del vuoto. Era un po’ complicato ma non lasciava tracce. Le bottiglie venivano lavate e sterilizzate, riempite di nuovo di acqua minerale alla fonte, tappate, e rispedite nei negozi. Alcune erano state riutilizzate così tante volte da essere graffiate. Poi, nei prima anni 80 è arrivata l’acqua minerale in bottiglia di plastica. Boom! I vantaggi non si potevano negare. La bottiglia di vetro si rompe e semina pezzi taglienti. La bottiglia di vetro pesa molto di più (povere braccia, quando si rompevano gli ascensori). Le bottiglie di plastica le getti via senza doverti ricordare di metterle in auto per fare il reso al super. Una bottiglia di plastica da due litri la maneggi bene. Una da due litri in vetro ti faceva venire i muscoli. Negli ultimi anni si è parlato molto dell’impatto ambientale della plastica, meno di quello sulla salute. L’acqua in bottiglia di plastica è veramente meno sana di quella in vetro?

Photo Andrej Lišakov per Unsplash

Cominciamo col dire che una bottiglia di vetro può essere antigienica, se lavata male o riutilizzata dopo averci bevuto direttamente. Non sono stati pochi, in passato, i casi di epidemie diffuse proprio col ritorno ai negozi dei vuoti di vetro. Bastava che si attaccasse alla bottiglia qualcuno malato e la bottiglia, una volta resa, venisse lavata male, e addio. Una cosa che oggi, con i controlli sempre più scrupolosi, non succederebbe più. Ma quando cediamo alla tentazione di riutilizzare le bottiglie di plastica va molto peggio. La plastica trattiene molto meglio del vetro i germi, tanto per cominciare. Le bottiglie d’acqua di plastica stappate, lasciate a temperatura ambiente, si riempiono di una quantità di batteri altissima, molto superiori al limite tollerato. I batteri della propria bocca, lasciati lì bevendo direttamente dalla bottiglietta, si riproducono e non creano un ambiente igienico ideale. Quindi le bottigliette usate vanno gettate, al massimo riutilizzate una volta, per riempirle di acqua fresca del rubinetto (o da una fontana leggera, quelle a gettoni che ci sono in molti comuni) e metterle in borsetta (a meno che non vi procuriate una bottiglia ad hoc). Ma i batteri non sono l’unico problema.

Devin Avery su Unsplash

Anche non riutilizzando mai una bottiglia di plastica, anche la prima volta che la apriamo, quello che contiene può essere poco sano. Quando sono state messe in commercio per la prima volta, si parlò di alterazione del sapore dell’acqua dovuto al trasporto delle bottiglie su camion scoperti e sotto al sole. Solo in seguito anche le aziende produttrici hanno consigliato di non esporre le bottiglie al sole per lungo tempo, e di evitare di sottoporle a repentini sbalzi di temperatura che non giovano al Pet, il materiale plastico con cui sono fatte. Ma a tutto questo si è aggiunto il problema delle microplastiche. Molti di noi sanno ormai cosa sono le microplastiche, ma in breve, sono piccole scorie dello spessore di un capello al massimo, trasparenti, presenti ormai nei mari, nei fiumi e nei laghi. Perché la plastica impiega pure fra i 500 e i mille anni a degradarsi, ma quel processo rilascia in giro piccole scorie che finiscono anche nell’acqua che beviamo. È stato stabilito un margine di tolleranza della quantità di microscorie di plastica che possiamo mandar giù, che sono presenti anche nell’acqua del rubinetto. Ma secondo l’organizzazione giornalistica no profit Orb Media, questa percentuale è quasi il doppio in alcune acque minerali vendute in bottiglia di plastica. Anche fino a 315 minuscole scorie che beviamo insieme all’acqua e che risultano dello stesso tipo di quella del tappo. Trattandosi di un problema recente, la medicina al momento non ha ancora la possibilità di verificare quale sia l’effetto a lunga scadenza dell’assunzione di queste scorie. Qual è la soluzione, allora? Sono molte, ma solo per ridurre il danno. Bere più acqua del rubinetto. Tornare alle acque minerali in bottiglie di vetro. Che comunque avranno microscorie dalla fonte. Ma solo dando la preferenza alle marche che stanno tornando ad adottare il vetro (o a fornire entrambe le alternative) si può spingere il mercato a riscoprirle e ad abbandonare la plastica, che ne è la causa planetaria. E usare quelle in vetro anche per l’acqua filtrata delle fontane leggere. Sono pesanti? Si rompono? Sicuramente l’industria e la ricerca, se sollecitate troveranno un modo per renderle più maneggevoli e piacevoli da usare. Basta chiederglielo.

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