La birra sta diventando rarissima e presto costerà (molto) più del tartufo d'Alba

Allarmismo? Magari: una ricerca preoccupante dimostra che una delle prossime vittime del global warming sarà proprio la bevanda alcolica più popolare della storia umana.

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Immaginate il titolo di un articolo del prossimo futuro: Birra, produzione interrotta in tutto il mondo. Allarmismo? Purtroppo no: è una prospettiva MOLTO concreta e dipende tutta dalla riluttanza ad ammettere che il nostro pianeta ha bisogno di una tregua, adesso. Mettere un freno all’inquinamento è un impegno di cui si parla parecchio ma che non viene rispettato abbastanza perché quando le conseguenze di un cambiamento sono lento non si avvertono, e si rimanda. Ma se domani sera ci trovassimo sul conto della pizzeria una birra media al prezzo di un pieno di benzina, potremmo percepire meglio il problema? Un sos birra l’aveva già lanciato parecchi anni fa Jim Salinger, climatologo dell'Istituto nazionale neozelandese delle ricerche sull'acqua e l'atmosfera, completamente ignorato. Ora viene riconfermato dagli scienziati dell’Università di Pechino che hanno pubblicato una ricerca sulla rivista Nature Plants, per spiegare che il riscaldamento globale sta cominciando a presentarci il conto. Di recente abbiamo scoperto che un fungo micidiale sta decimando le piantagioni di banana Cavendish, la più consumata in assoluto (i funghi proliferano grazie alle piogge, aumentate a causa del global warming) e che l’innalzamento delle temperature sta anche riducendo le dimensioni delle patate, che presto potrebbero diventare troppo piccole per affettarle e usarle come chips.

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Ora tocca alla bevanda più popolare nel pianeta dopo l’acqua, la birra. La colpa è dei periodi di siccità sempre più frequenti nelle zone in cui viene coltivato l’orzo, che è uno dei suoi ingredienti fondamentali, in grave sofferenza. Gli scienziati che hanno pubblicato la ricerca confessano di non aver mai considerato la vulnerabilità dell’orzo e, fra le sue possibili conseguenze, una seria difficoltà futura nella produzione della birra. In poche parole, se l’approccio verso l’inquinamento, causa principale dell’innalzamento delle temperature, non verrà drasticamente cambiato davvero (teniamo conto che uno dei paesi a più alta emissione di Co2, gli Stati Uniti, ha recentemente fatto marcia indietro sul Cop21, l’impegno firmato da Obama e molti altri capi di Stato per ridurre le emissioni), la produzione di birra comincerebbe a calare poco per volta fino quasi a sparire nel 2099. Una data lontana? Eppure, se i nostri nonni oggi ci dicono “una volta sulle spiagge del litorale romano/adriatico/genovese era pieno di stelle marine e paguri”, dipende proprio dall’ingenuità di aver sempre pensato, al tempo: “ma dai, non è possibile che un po’ di inquinamento faccia tanti danni”. Ammesso che davvero tante cose buone da mangiare e bere si estinguano fra cosi tanti anni (potrebbe accadere prima… ), vogliamo davvero che i nostri nipoti non assaggino mai banane, patatine, e birra? No, sarebbe troppo crudele, dai.

Photo monica di loxley per Unsplash
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