Nei 50 anni di Kinder rimane un dubbio: ma il vero bambino Kinder ICONA chi è?

C'è un motivo se uno dei cioccolatini più venduti di sempre ha retto qualunque concorrenza: sì è molto in quel taglio effetto Playmobil.

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Courtesy Photo

Volti impressi nell’immaginario collettivo, volti che hanno segnato tv e giornali con le loro réclame effetto vintage e nostalgicissimo per la memoria. Come il bambino Kinder, marchio con cui almeno una volta nella vita abbiamo fatto merenda. Che fine ha fatto il bimbo Kinder è stata per un lungo periodo una chiave di ricerca Google essenziale per tutti i retromaniaci assetati di curiosità. Sono ormai 50 anni che conosciamo la parola Kinder come sinonimo di premio e pausa meritatissima, sono ormai 50 anni che Kinder = bambino (il significato in tedesco è poi questo) e grandissimo ricordo di merendine Kinder, dolcezza e infanzia che non si vuole più dimenticare. Così come gli sguardi e i sorrisi del bimbo Kinder che, piazzato graficamente in basso a destra su confezioni in arancione acceso e bianco e il claim “+ latte e - cacao” in bianco su rettangolo azzurro, ha sedotto generazioni su generazioni di golosi.

Il primo, primissimo bambino Kinder dei nostri ricordi è Günter Euringer. Il kinder per eccellenza: tedesco, capelli à la Playmobil perfettamente ondulati e chiari, sorriso contento, sguardo dritto e ceruleo in camera. La foto di Günter Euringer che la Ferrero ha utilizzato per moltissimi anni gli fu scattata da piccolo e modificata, con ritocchi vari (persino nuovi capelli più corti e sbarazzini, segno dei tempi che cambiavano) fino al 2005, quando si decise di modificare radicalmente l’immagine del bambino Kinder in basso a destra sulle confezioni.

Courtesy Kinder

Euringer, bavarese di Monaco che non ha sfruttato il successo del suo riconoscibilissimo volto ma poi si è dedicato alla carriera di cameraman, ha scritto persino un libro su questa sua carriera esplosa con quasi quarant’anni di ritardo nell’epoca della retromania: Das Kind der Schokolade, il bambino della cioccolata. Il libro non è stato tradotto in italiano, ma non è difficile intuire di cosa parli. Schivo e senza nessuna voglia di approfittarsi della fama, Günther Euringer ha sempre centellinato le interviste sulla sua passata avventura.

Il caso del bambino Kinder fake. In epoca di passioni nostalgiche che staccano la spina della razionalità e dell’analisi (detta anche “collegare il cervello prima di esaltarsi”), c’è stato anche il problema di dover sbugiardare un mito che si è autoalimentato rapidamente per colpa di Tinder. Josh Bateson, un ragazzo inglese, ha postato sulla piattaforma di social dating una foto che ha ingannato molti utenti, dove lui sorridente si copriva gli occhi con una scatola di barrette al cioccolato Kinder.

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Merry Christmas 🎄🍫🍫

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La forma della bocca molto simile e la didascalia del suo profilo (“Sono il ragazzo delle barrette”) hanno fatto abboccare creduloni e speranzosi. Tutti a gridare al miracolo di aver trovato finalmente il bono EHM il bel fanciullo cresciuto che in tempi d’infanzia aveva prestato il volto al marchio piemontese simbolo del cioccolato per tutti. Ma Josh Bateson bambino Kinder non lo è stato mai: la smentita della notizia è arrivata direttamente dalla Ferrero. Bufale di latte e cioccolato che, grazie alla viralità, ancora si leggono online a diversi anni dalla sbufalata (che risale al 2016).

In realtà il bambino Kinder ora, quello del nuovo millennio è (tuttora) il bolognese Matteo Farneti, selezionato nel 2005 proprio per sostituire l’immagine agée di Euringer (non senza polemiche acidissime di fiele da parte degli appassionati nostalgici che avrebbero voluto mantenere il vintagissimo bimbo Kinder). Ancora oggi Matteo Farneti è il volto che vediamo sorriderci dagli scaffali dei supermercati, con i bambini che arraffano confezioni di golosità esercitando il loro diritto al cioccolato e alla futura nostalgia. Proprio il modello bolognese ha dimostrato di essere il volto delle barrette con diversi suoi scatti privati (e inequivocabili) di pacioccoso bambino con guance e sorriso irresistibili, caricati naturalmente su Instagram.

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Piccolino!

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I 50 anni di Kinder sono una festa per tutti noi. Che ci siamo riempiti palato e stomaco per decenni di barrette al cioccolato, biscotti, prodotti freschi che mamme e papà compravano per semplificarsi la vita, ovetti Kinder vissuti come premio massimo di felicità. Che ancora oggi nascondiamo mini confezioni di Schoko-bons nei cassetti degli uffici, il guilty pleasure che nonostante le nostre diete salutiste non riusciamo a nascondere alla collega dirimpettaia. Ma anche lei sfodererà le barrette Kinder cioccolato nel momento di voglia nostalgica. Basta solo aspettare.

Courtesy Kinder Ferrero
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