L'incredibile storia della Caesar Salad che non è un semplice piatto detox

Gli antichi romani non c'entrano: all'origine dell'insalata più servita nel mondo c'è il Messico, una sbronza e, sì, anche parecchia l'Italia.

Bar stools at an outdoor hamburger stand, Los Angeles, CA
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Fatto #1: chi ha preceduto la generazione Millennials si è probabilmente imbattuto in una Caesar Salad per la prima volta nella sua vita durante una sospirata vacanza negli Stati Uniti, fra gli anni 80 e 90. Fatto #2: quando l’ha vista per la prima volta sul menù del ristorante, o del diner, o della cafeteria in cui stava per pranzare è sbottato a ridere pensando: “ma guarda questi americani che prendono in prestito l’antica Roma e inventano piatti che da noi non si sono mai sentiti!”. Fatto #3: dopo aver riso l’ha ordinata per provare com’era. E gli è piaciuta. Così, mentre la ricetta della Caesar Salad si diffondeva in tutto il mondo e sbarcava anche in Italia, in tanti sono tornati a casa con quell’idea imperiale egoriferita. Invece le cose non stanno esattamente così, anzi, per niente. Giulio Cesare non c’entra nulla, e nemmeno i gastro-pasticci statunitensi. Le due parole chiave dell’insalata di Cesare sono due: Messico e Italia (sì, l'Italia c'entra).

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Intanto, per capire la storia, serve la premessa per chi della Caesar Salad la ricetta non la conosce perché, semplicemente, l’ha sentita nominare spesso ma non l’ha mai assaggiata. Ce ne sono tante versioni ma la più popolare si prepara con lattuga romana, crostini di pane casereccio tostato nell’olio aromatizzato all’aglio, e striscioline di petto di pollo grigliato o arrostito in padella. A coronare il tutto c’è la salsa. Nei grandi supermercati si trova facilmente in bottiglietta soprattutto quella allo yogurt, ma la ricetta originale sarebbe composta da uovo, limone, sale, pepe, aceto, aglio e salsa worcestershire frullati insieme. Sostituendo lo yogurt all’uovo si ottiene la versione più light. Scegliete voi quale preferite, e se farle in casa.

Gli ingredienti sono rimasti più o meno gli stessi dal 4 luglio 1924 quando, come narra la leggenda, il ristoratore italo-americano Cesare Cardini provò a mescolarli a Tijuana, in Messico. Da come raccontava la figlia Rosa, il ristorante di Cesare Cardini era una destinazione turistica per "attrarre gli americani frustrati dal proibizionismo". Quella mattina Cardini gettò insieme in una zuppiera la lattuga, l’aglio, i crostini, scaglie di parmigiano, uova sode, olio d'oliva e salsa Worcestershire (la differenza con quella di oggi è davvero minima), praticamente tutto ciò che si trovava nella dispensa, per sfamare un manipolo di piloti statunitensi del Rockwell Field Air Force in pieno hangover, venuti in Messico per annaffiare con l’alcol l’Independence day (il proibizionismo negli Usa sarebbe finito solo nel 1933). Quel piatto improvvisato fece un successo strepitoso e Cardini lo introdusse nel menù del ristorante, passando anche attraverso una versione con acciughe ideata da suo fratello Alex. La chiamarono “L’insalata dell’aviatore”. Ma non servì a nulla perché i clienti ormai dicevano abitualmente “vado a mangiare l’insalata di Cesare”.

La Caesar Salad diventò il piatto principale del ristorante di Cardini e i primi critici culinari la ordinavano per recensirla (bene). Nel 1948 la figlia Rosa brevettò la ricetta e la formula della Caesar Salad salsa e le trasformò in business milionario. Non riuscì a registrare invece il nome, perché per quel tempo era ormai considerato troppo diffuso e conosciuto, entrato nel linguaggio comune, per poterne vantare dei diritti. A importare l’insalata di Cesare in Europa, con il suo endorsement pieno di entusiasmo, è stata Wallis Simpson, la donna per cui re Edoardo VIII decise di abdicare dal trono britannico. Ne andava pazza. Intanto Rosa si difendeva dalle accuse di furto intellettuale e di plagio: nel tempo, infatti, la ricetta è stata rivendicata da uno chef italiano a Chicago, Giacomo Junia, mentre in molti assicurano che non fu Cesare Cardini a crearla ma Livio Santini, uno dei camerieri siciliani del suo ristorante che l'aveva imparata dalla mamma. Anche il fratello di Cardini, quello che ci aveva aggiunto le acciughe, ha cercato di prendersene il merito. Ma Rosa Cardini ha tenuto duro disconoscendo ogni versione che si discostasse da quella paterna.

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La salsa con lo yogurt è entrata in scena quando negli anni 90 una legge federale ha vietato per un breve periodo il consumo delle uova crude in California. Ma per quel tempo, ormai, un’insalata su quattro servita nei ristoranti americani era una Caesar Salad. I salutisti americani ormai la preferiscono con lo yogurt anche per l’illusione che al sapore più delicato corrispondano meno calorie (ma non è poi così diversa). Quale che sia la verità sulla ricetta originale e chi l’abbia inventata, prima e dopo la morte di Cesare, nel 1956, Rosa Cardini è stata sicuramente la responsabile della sua grande diffusione, e probabilmente gli altri contendenti non sarebbero stati capaci di tanto. Nel 1988, per festeggiare il suo ritiro, Rosa lanciò una record: fece preparare a Tijuana una Caesar Salad per 3.000 persone in un’insalatiera immensa. Poi si ritirò a San Diego dove, non avendo avuto figli, si dedicò solo a progetti filantropici con l’immensa fortuna che aveva accumulato. Fino al 3 settembre 2003, il giorno della sua scomparsa, in cui lasciò al mondo un’importante eredità culinaria. E affettiva.

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