La storia del Cosmopolitan cocktail sottovalutato (per colpa di Carrie)

In difesa di un cocktail sfigato e anacronistico (forse?). Dalla sua storia alla ricetta non così semplice lui, il Cosmo, sta tornando. Molto, molto carico.

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L’assunto è perentorio: il Cosmopolitan cocktail è un drink fuori moda. Nella fucina di ricerca della mixology l’attenzione alle materie prime è il segno distintivo dei nuovi bartenders, impegnati a curare sia le basi alcoliche (alla ricerca del gin migliore) sia le parti analcoliche (l’acqua tonica cambia il drink) per realizzare i loro cocktail. Veri alchimisti della creazione partendo quasi da zero. Può esserci posto per un drink che si basa su ingredienti decisamente poco personalizzabili? Forse sì. Basta con la stigmatizzazione del pink cocktail da aperitivo che ha inciso l'immaginario di una generazione. È la difesa aperta che Amy Zavatto di Liquor cerca di portare avanti col sostegno di colui che viene spesso detto inventore del Cosmopolitan 30 anni fa, Toby Cecchini, che nel 1988 (anche se alcuni riportano il 1987) al locale Odeon di Tribeca, New York, codificò la ricetta e la nascita del drink.

Il Cosmopolitan cocktail IBA è indissolubilmente legato all’immaginario dei 90’s e, bontà sua, di Sex And The City. Dove la protagonista Sarah Jessica Parker-Carrie Bradshaw beveva continuamente il cocktail più rosa e dolce che c’è (c’era) nelle sue lunghe serate a disquisire di uomini con le amiche. Talmente nominato, mostrato, elevato a feticcio consolatorio da diventare un’icona associata alla protagonista della serie, accanto al suo fedele computer e a quel guardaroba fenomenale.

Nonostante gli anni 90 siano tornati prepotentemente in tendenza nella moda (persino in cucina, retromania che non passa mai), non sono riusciti a sfondare il muro dell’evoluzione del gusto. Gli spirits e i distillati al sapore di frutta, specialmente la allora in voga vodka, non sono più da tempo quella novità accattivante che aveva convinto molti a darci dentro con ogni tipo di sapore dal melone alla fragola, regalando quel retrogusto chimico da bubblegum alcolica. E il Cosmopolitan è scivolato lentamente fuori dalle liste dei drink più bevuti nei migliori locali del mondo, inevitabilmente out-to-date per gli amanti del Moscow Mule e del Negroni, un cocktail da dimenticare nel grande revival del gin e nel ritorno prepotente delle agavi come tequila e mescal (prepariamoci).

Eppure il Cosmopolitan ricetta originale può essere riattualizzato. Non va relegato tra gli scheletri degli armadi assieme alle sopracciglia sottili (gasp!) o alle scarpe fluo (SJP, sempre colpa tua). 30 anni dopo, è lo stesso inventore a sostenerlo: “I baristi che incontro mi dicono “Ah sei tu quello che avrei voluto ammazzare in questi 30 anni, di Cosmopolitan ne ho preparati a milioni”. E io rispondo di sì” ride Toby Cecchini, che ha raccontato come è nato il Cosmopolitan. Incuriosito dal suggerimento che la collega Melissa Huffsmith gli rivelò su un drink nominato da amici di San Francisco a base di vodka, granatina e succo di limone (“Pensai che fosse disgustoso” rivela Cecchini), il bartender decise di provare a rifarlo ma con un twist tutto personale, sfruttando uno dei distillati freschi di mercato e molto di moda in quel momento: la vodka Absolut Citron. Vale a dire la vodka aromatizzata al limone. “Eravamo fissati con la Citron, tipo “Ehi ma il sapore è NELLA vodka!” È da scemi a ripensarci adesso, ma era il segno distintivo degli anni 90, tutto si basava sull’infondere roba dentro la vodka” sorride Cecchini. La decisione di aggiungere un triple-sec come il Cointreau veniva, in realtà, dalla preparazione dell'amatissimo Margarita e serviva a bilanciare l’acuto del limone e del succo di lime. Il light pink con retrogusto fruttato era il succo di cranberry Ocean Spray, il migliore all’epoca. Il triangolo rovesciato da Martini Cocktail nobiliterebbe anche una limonata, quindi la scelta del bicchiere era già fatta. Voilà. Il cocktail Cosmopolitan ci mise nulla ad erigersi a drink rappresentativo di un’epoca. Lo bevevano persino una trendsetter come Madonna e Sandra Bernard ai tempi del loro legame artistico (e forse personale), con tanto di consacrazione da servizio fotografico. Ma l’era Cosmopolitan, sacralizzato da Sex And The City come cocktail tipicamente femminile, era pronta a finire.

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La fama del Cosmopolitan ha iniziato a scemare esattamente 10 anni dopo il suo lancio e fino al 2014 non c’è stato verso di vederlo in lista in nessun locale. Sparito da ogni radar. Fuori moda, troppo dolciastro, pure un po’ sfigato di fronte alla preponderanza di ben altri distillati considerati nobilissimi e della nuova ondata della mixology: attenta, artigianale, eco-green. In realtà Cecchini e Zavatto difendono la creatura e ne propongono una rivisitazione sofisticata: anche il Cosmopolitan, in effetti, può passare per il tanto modaiolo makeover alla base, beneficiando di ingredienti revisionati e meticolosamente selezionati. Esattamente come avviene per molti cocktail contemporanei dei quali amiamo OPS riempirci la bocca. La vodka viene personalmente infusa con i migliori limoni dai baristi nei loro banconi-laboratorio, il succo di mirtillo rosso e quello di limone si possono spremere freschi e filtrare per avere varie consistenze. La new mixology può reinterpretare anche un cocktail anacronistico come il Cosmopolitan rendendolo più artigianale. Torneremo davvero a bere rosa come se 30 anni non fossero passati?

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