“Sono una vegetariana felice ma stanca di sentirmi ripetere sempre...”

Il bestiario umano delle domande che seguono da anni la frase "Non mangio carne".

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Non mangio carne. Non mi piace, o meglio ha smesso di piacermi. Da consumatrice golosa di frattaglie, polpette e prosciutto col grasso sono passato al lato oscuro della Forza. Come si diventa vegetariani? N motivi e tutti validissimi. Io per gusto e quasi del tutto. Di conseguenza i menu che scelgo sono sempre meat-free, e ultimamente anche i grandi marchi hanno allargato le proposte vegetariane/vegane. Non mangio nessun tipo di carne da anni, ormai: manzo, pollo, maiale e derivati. Niente. Le mucche le guardo quando placidamente se ne stanno a pascolare tra l’erba. Essere vegetariani oggi è ancora stigmatizzato e irrimediabilmente scatena reazioni simili: tutti devono dirti la loro opinione. Schierarsi pro/contro i vegetariani è peggio di un dibattito politico, con la differenza che c'è ancora meno logica. Se una persona ti dice che odia i peperoni, detesta tutte le verdure a foglia verde, non mangia pesce, nessuno fa una piega. Prova a dire che non mangi carne e vedi che succede. Non c’è stata persona che di fronte alla frase sui miei gusti alimentari non si sia affrettata a precisare il suo punto di vista sulla questione. Grazie, non vedevo l’ora di sapere cosa ne pensi tu di quello che mangio io, ora sì che mi sento meglio. Nel corso degli anni sono riuscita a tipizzare le reazioni più classiche, secondo una categorizzazione speciale.

# Il Simpaticone: “Perché, sei malata?”

Battuta che molti (in maggioranza di sesso maschile) sentono ancora l’irresistibile necessità di sbatterti in faccia quando gli spieghi semplicemente perché quel panino al prosciutto non lo mangi. Una frase del genere non fa ridere dal 1985, ma tristemente non scade. Al contrario, funziona da aria compressa: si gonfiano come piccioni delle caverne e la accompagnano ad uno di quei sorrisi insolenti, da superiore, che ti fanno venir voglia di ficcargli quel panino in fondo all’esofago. Spesso e volentieri seguita dal corollario “Si vede, sei pallidissima, dovresti mangiarla”. Non pensavo fossi medico nutrizionista e sapessi fare le analisi del sangue ad occhio, complimenti. (Ah, sul gender food-shaming faremo un pezzo a parte, promesso). Vagli a spiegare che pure i gladiatori erano vegetariani.

#Lo Scientifico: “E per le proteine?”

“Le assumo in pillole, sono bodybuilder”. (Mi guardano meglio: sono 1.57 scarso e ho curve di carne OPS allegramente distribuita, non passerei per sportiva nemmeno di fronte ad un miope). PS: le proteine non animali sono in tutti gli alimenti, smettiamola di classificare i cibi in base al principale nutriente come se fossero una privazione. Il glutine è una proteina, lo sapevi?

# Il Virtuoso: “Ah pure io, pochissima”

Quanto li amo. Quanta tenerezza mi fanno. Si smarcano come se mangiare carne fosse un obbligo o un fardello ereditario di cui non sono responsabili, per farti capire che sono perfettamente in grado di rinunciarvi. In parte, certo. Loro ne mangiano pochissima, una volta o due, massimo 3 o 4 alla settimana, 5 a volere esagerare, e stanno sempre smettendo di inserirla nel menu casalingo. Ma a cena fuori no: “Un tagliere di salumi”. Hai vinto, mi arrendo.

# Il Possibilista: “Lo farei anche io ma mi piace troppo”

I miei preferiti: quelli che sono già arresi alla propria volontà, hanno abdicato direttamente nel nome del Santo Suino (o Bovino scelto). Non che scegliere di mangiare meno carne o eliminarla del tutto sia un obbligo, intendiamoci: non sono qua a evangelizzare le folle e piantare campi di fragole per sempre. Ci sono alcune linee guida che suggeriscono di ridurre il consumo di carne per gli effetti sulla salute (la carne fa male è una delle domande più poste degli ultimi anni) e per l’impatto ambientale della sua produzione, ma resta comunque una scelta della singola persona. C’è chi ha provato a togliere la carne per curiosità, per gusto, per etica personale, chi è diventato vegetariano per dimagrire e vive sereno senza rompere le scatole a nessuno. E poi ci sono loro, i Possibilisti, che lo escludono a priori. Finti epicurei contemporanei.

# Il Filosofo: “Ma è una scelta etica?”

Sì e no. Almeno nel mio caso, l’etica c’entra fino ad un certo punto. Ho trovato un mio equilibrio e procedo continuando a pormi domande sulla mia scelta alimentare e sulla limpidezza delle mie argomentazioni in merito. Non mi metto in sfida con nessun altro se non con me stessa: il consumo di cibo, in linea generale, è una scelta politica. Mangiare bene significa anche comprare meglio. Molti scelgono di diventare vegetariani perché non vogliono mangiare animali, ed è altri invece semplicemente per questioni di gusto o per problemi di salute. Ognuno ha le sue motivazioni, anche quando torna a mangiare carne dopo anni. L’etica personale c’è sempre: per questo la domanda dei Filosofi è solitamente meno sgradita di altre. Finché non parte il panegirico per convincerti che stai sbagliando. Al che diventa…

#Il Polemico “Però scarpe e borse di pelle le porti!!11!!1!”

Prima che mi diano una medaglia da Olimpiadi del piatto tirato addosso, non dire questa frase. Non. Osare. I Polemici sono fatti così (eh, ci sono passata anche io con un mio compagno di classe vegetariano al quale chiedo pubblicamente scusa per l’ottusità con quindici anni di ritardo), pensano di avere il monopolio del virtuosismo in ogni campo. Quando si parla di cibo e scelte alimentari, ancora di più. Tu non mangi carne? Loro potrebbero diventare fruttariani pur di sottolineare che sei in contraddizione con te stessa. Di solito polemizzano per il puro gusto di farlo e perché in realtà hanno un concetto inesistente di rispetto dell’equilibrio altrui. C’è una sola cosa da fare -e non è piantargli il tacco dello stivaletto in fronte-: sorridere e lasciarli al buffet.

# Il Facimm’ L’Alleanza: “Però vegana no eh!”

Questo continuo sminuire la dieta vegana (in molti casi pregiudiziale) è un estremismo a sua volta, oltre che chiusura mentale incredibile. La tipologia Facimm L’Alleanza cerca di dirti che tu puoi entrare nel suo cerchio magico di tolleranza, ma guai a includere i mangiatori di tofu che sono dei pericolosi terroristi alimentari. La risposta che preferisco dare è “Beh, la pasta al pomodoro è vegana”: una crisi delle certezze che non si vedeva dal primo Novecento. Prova ad aggiungere che un bel risotto al tartufo mantecato all’olio è vegano e li vedrai sbriciolarsi come un crumble. Tendenzialmente inoffensivi e facili da neutralizzare: in casi estremi si può portarli in un ristorante stellato vegano per farli ricredere.

#Il Curioso: “E cosa mangi?”

Legittima domanda, il più delle volte molto divertente. La risposta può variare a seconda delle fasi personali di gusto e anche qui le categorizzazioni esemplificative si sprecano. Cercare di spiegare i propri gusti in una parola è molto difficile, ma avviene soltanto per le varie sfumature di vegetarianesimo: chi non mangia pesce non vive le stesse emozioni di chi non mangia carne, una meta discriminazione alimentare che sarebbe da studiare. Cosa mangia un vegetariano? Dipende. Non siamo tutti uguali: gusti, attitudini, scelte di vita possono variare. Come per gli onnivori, pensa. Attualmente mi sono assestata sul pesciveriano, vale a dire che mangio pesce e verdure, ma includo anche il latte e i suoi derivati. Per un periodo avevo eliminato anche questi (cappuccini mai piaciuti, coi formaggi è stato ben più difficile) e le uova, quindi praticamente ero vegana. Ma non ne ho mai fatto una questione di virtuosismo di sottrazione in stile “meno cose mangio più brava sono”. Mangiare (bene) è la mia passione da sempre, anche in viaggio. Alcuni cibi non mi piacciono, di conseguenza non li mangio. Non è così anche per te, presunto onnivoro?

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