Alla domanda banale "Dove andare a Capodanno" rispondete con uno di questi ristoranti stellati

Della serie: ecco di cosa parleremo per i prossimi 365 giorni.

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Principio sì giolivo ben conduce, sosteneva Matteo Maria Boiardo. E quale miglior principio di quello che è evoluzione di una fine? Una volta ogni tanto bisogna concedersi il massimo: iniziare un nuovo anno con una cena di altissimo livello è il modo migliore per ben predisporsi al futuro. I menu Capodanno ristoranti stellati sono già stati discretamente pubblicati da molti chef stellati Michelin 2019, in un viaggio che parte dalle meraviglie del profondo Sud per poi salire, dolcemente, i clivi delle montagne del nord e della ricca provincia gastronomica italiana. Perché una volta, semel in anno, bisogna esagerare. Dove andare a Capodanno? La cena in un ristorante stellato è il miglior regalo di Natale ritardato che (vi) possiate fare. Basta col farsi attanagliare dall’ansia del cenone nel solito ristorante da ricevimenti a prezzo fisso dove la gastrite arriva già col primo brindisi. E basta anche dover preparare da mangiare per gli amici che insistono sulla rimpatriata casalinga (a casa di chi, guarda un po’, se non la tua), non fare quasi in tempo a vestirsi bene ché già suonano alla porta… Dimenticate tutto questo. Fatevi coccolare, siate affamati e folli in un’esperienza sensoriale, fisica, di piacere epicureo davvero indimenticabile.

Il giapponese di altissimo livello: Iyo (Milano)

Milano = città del sushi. E spesso del miglior livello attualmente disponibile in Italia. Quando si parla di Iyo significa aprire il cuore al Giappone in suprema classe che incontra l’intelligenza creativa italiana. Nel menu di Capodanno Iyo, composto da 9 portate magistralmente orchestrate dall’eccellente Michele Biassoni, preparatevi a viaggiare come se foste sullo shikansen ma vista Navigli: un equilibrio di sapori e consistenze che scioglierà anche il più reticente dei commensali. Tra le proposte il King crab “Fukusa age” (involtino di granchio reale croccante con shiso e alga nori, zuppetta di funghi pleu rotes e dashi), il Kinmedai usuzukuri (sashimi di berice con salsa ponzu) e l’uni chawamushi (crema di riccio di mare cotta a vapore, foie gras d’anatra e broccolo fiolaro abbrustolito).

Il salottino privato delle delizie: Per Me Giulio Terrinoni (Roma)

Cedete piacevolmente alla tentazione della cucina trascendentale di Giulio Terrinoni, che supera l’origine degli ingredienti e i sapori come li conosciamo per avvolgerli in una veste di seta seducente, esoterica. Per chi ancora non ha fatto un’esperienza profonda, è imprescindibile. Il ristorante è piccolo, sobriamente elegante per un tango a due. Per innamorarsi di fronte ad un cannolo di cipolla ripieno di baccalà mantecato, un taco di carote patate e paprika affumicata, o la carbonara di mare che vi farà svenire di desiderio. Lussuria pura con il cotechino di mare che sposa le lenticchie con le lumachine di Anzio.

Il neostellato d’avanguardia: Bros’ (Lecce)

Floriano Pellegrino e Isabella Potì non hanno bisogno di presentazioni: tre anni di apertura, la prima (meritatissima) stella nel 2019, una cucina coraggiosa che destruttura, scarnifica, conquista superbamente il palato con riscoperte sicure e tocchi futuristici personali. “L’essenziale è visibile al gusto”, recita il menu di Capodanno di Bros’, declinato in 6 portate che affascinano già dal nome come raviolo rosso, patata, aringa, tuorlo o baccalà, bergamotto, oliva, pane. In attesa delle novità dal loro Salento, Capodanno a Lecce dai Bros’ è una meta tutta speciale.

Fuga nel mondo dei sogni in Toscana: Arnolfo (Colle Val D’Elsa, Siena)

Arnolfo è attualmente il più antico stellato d'Italia. Dal 1982 non è mai uscito dalla Rossa e da più di vent'anni è stabilmente nell'elenco dei ristoranti 2 stelle Michelin d'Italia. Il recente restauro della dimora storica, resa confortevole albergo di lusso dove dormire, ha pervaso di linfa felice anche le linee di una cucina rigorosa, attentissima alle materie prime rigorosamente biologiche, profumata dalla bravura di Gaetano Trovato. Il menu di Capodanno di Arnolfo è un sogno di sapori: triglia di scoglio con lenticchie e mandorle, agnolotti con gallinella di mare broccoli e calamaretti, il piccione di Laura Peri con caffè e nocciole tanto per nominare 3 delle 8 portate in abbinamento ai vini di Giovanni Trovato.

Fuori città: Pascucci al Porticciolo (Fiumicino, Roma)

Gianfranco Pascucci è la sicurezza di chi punta la prua verso il litorale della Capitale, in fuga felice verso il pesce preparato con alte tecniche e smodata creatività, e servito con cortese eleganza in una sala dove Vanessa Melis è una certezza. Nel menu di capodanno Pascucci fa viaggiare tra onde di crudi (il gambero ha perso la testa), flutti di mare che riconquistano un valore fenomenale (capesante con carciofi e fiori, aragosta BbQ) e scogli di terra accennata (i tortelli di anguilla e tartufo nero). Affettuosamente tradizionale il gran finale con panettone & crema di zabaione, piccola pasticceria e un’inatteso raviolo di mela e cioccolato bianco.

Il tristellato imperdibile: Da Vittorio (Brusaporto, Bergamo)

Abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene: nello storico ristorante Da Vittorio Enrico e Roberto Cerea hanno pensato ad un menu che fa stringere il cuore dall’emozione, dove danzano eleganti carne, pesce e verdure lungo 10 portate da mozzare il respiro. Castagna di foie gras, babà salato agli agrumi con chantilly e acciughe del Cantabrico, un monumentale risotto con cardi nocciole e tartufo bianco, il lusso per le papille gustative sarà goloso e costante lungo tutta la serata di fine anno. In conclusione anche la tradizione ma ovviamente Cerea revisited: il musetto di maiale con le lenticchie e un gran final affidato a dolce di San Silvestro, panettone artigianale e torrone. Perché il 2019 sia ricco di stelle. Per tutti.

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