Il sake è l'unico liquore che non ti brucia lo stomaco

Prepariamoci, un giorno non lontano il nutrizionista potrebbe chiederci di sostituire il vino con questo liquore giapponese (per tanti motivi...)

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Bundo Kim su Unsplash

C’è una cosa che accomuna italiani e francesi al di là di ogni competizione fra cugini: il vino è intoccabile. Non si può chiedere di sostituirlo con altro (magari con la birra, ma non sempre). Eppure, ci sono teorie nutrizioniste che stanno riscuotendo sempre più successo secondo cui adottare il liquore giapponese sake come alcolico da pasto sarebbe un’idea geniale. Il sake ormai lo hanno assaggiato tutti, dai. La prima volta quel sapore che non si riesce a paragonare proprio a nient’altro, il profumo floreale e la temperatura decisamente calda ci hanno anche lasciato perplessi. Poi è successo come per la salsa wasabi, il giorno dopo averla sperimentata la cercavamo ovunque. Riusciremo quindi a superare questo pregiudizio e a introdurre più sake giapponese o sake cinese nella nostra routine? E soprattutto, questo sforzo vale la pena farlo per cosa?

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Intanto, se dobbiamo farci amicizia impariamo come è fatto e cosa c'è dentro. Il sake è un’alcolico ricavato dalla fermentazione di riso decorticato. La sua fermentazione, però, non è prodotta dagli zuccheri come per l’uva, ma dall’amido contenuto nel riso. Non tutti sanno però che non si chiama veramente “sake”. Questo termine infatti si riferisce a qualsiasi bevanda alcolica, mentre il nome specifico del vino di riso è nihonshu, che vuol dire “liquore giapponese”. In Giappone hanno sempre affermato che il sake porti molti benefici alla salute, ma ora lo conferma anche la scienza. Il sake contiene aminoacidi, che sono preziosi per la composizione delle cellule, cosa che gli altri liquori non hanno. Contiene peptidi, che migliorano le prestazioni dei muscoli, e migliorano l’aspetto della pelle. Fra le tante qualità attribuite al sake c’è anche l’aiuto che può dare bella prevenzione de cancro, dell'ipertensione e dell’Alzheimer. Ma una delle sue qualità più evidenti, che si può testare subito è che sia caldo, sia freddo, non fa bruciare lo stomaco. Nel sake, infatti, non ci sono i solfiti, ovvero i principali colpevoli delle fastidiose reazioni gastriche provocate dall'alcol, e che conosce bene chiunque abbia subito almeno una volta nella vita, i postumi di una sbornia (ehm...) . Tutto questo è sufficiente a farci decidere di accogliere un po’ più di sake nella nostra vita? Ps. È sempre un alcolico, bere responsabilmente.

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