Inutile comprare i migliori taglieri in legno da cucina se poi sbagliamo (completamente) come lavarli

E stiamo sbagliando tutti.

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Honey Fangs su Unsplash

Un problema al giorno, please, ma oggi si può sapere come lavare un tagliere? Domanda inutile? Eppure una ricerca inglese del 2017 ha dimostrato che anche sui migliori taglieri in legno da cucina usati più volte ci possono vivere bene fino al 200% di batteri in più rispetto a un wc (e dello stesso tipo: bleah!). Sì, duecento-per-cento. Niente panico: mai letta quella della studio secondo cui nella borsa di alcune donne si annidano più germi che in un bagno pubblico? Prima di andare a svuotare di corsa la nostra e spruzzarla di disinfettante, riflettiamo sul fatto che la nostra casa è piena di oggetti di uso quotidiano potenzialmente infetti, dallo smartphone che poggiamo sui tavoli dei bar, dei treni, sui lavandini dei bagni pubblici e poi sul nostro orecchio (... sul cuscino). O lo zerbino davanti alla nostra porta, dove accumuliamo sporcizia fino al punto in cui – non pulendolo mai – quando ci sfreghiamo le suole non facciamo altro che portare in casa quella che nelle setole non ci sta proprio più. O vogliamo parlare delle spugnette da cucina e dei nostri teneri tentativi di renderle qualcosa di igienico? Non uccidono ma spesso sono la causa di quell’influenza (specialmente intestinale) di cui non sappiamo darci una spiegazione. Quindi, ancora: ci siamo mai chiesti se il concetto "tagliere batteri" ci riguarda, se si tratta di paure infondate o se qualcosa che usiamo per affettare carote e cipolle sia invece una bomba a orologeria che stiamo gestendo come giocolieri?

Gladys Arivia su Unsplash

In teoria, non ci siamo mai preoccupati di approfondire il concetto, se versare una goccia di detersivo sulla spugnetta (la famosa spugnetta già piena di germi) e sfregare bene il tagliere fosse sufficiente a igienizzarlo. È sempre stata la parte più facile del processo di food making. Poi, di materiali per taglieri ce ne sono diversi, c’è chi preferisce il tagliere di plastica, chi il tagliere di legno, chi il tagliere di marmo, o addirittura il tagliere di bambù. Ma che metodo può venire in mente, per qualcosa che entra in contatto col nostro cibo? Riflettiamo: il sapone liquido per piatti è stato studiato per lavare superfici lisce e lucide come la ceramica, o l’acciaio delle posate, o l’interno delle pentole, che trattengono poco i microrganismi. Il sapone per piatti va bene per lavare il tagliere al primo uso, quando viene dal negozio ed è nuovissimo e scintillante. Ma dopo, quale che sia il materiale con cui è fatto, si graffia sempre di più e col tempo il sapone liquido non riesce assolutamente a snidare i batteri fino in fondo, nemmeno con acqua bollente. I micro-ospiti finiscono per fondare nei graffi delle colonie vere e proprie, e non solo quando ci si affetta la carne cruda (una delle maggiori portatrici) anche molti vegetali che arrivano in cucina con il loro patrimonio batterico preso dalla terra. Come pulire il tagliere da cucina, allora? C’è un sistema, o va solo cambiato spesso? C’è un modo chimico per impermeabilizzare il legno per alimenti? Bisogna dare retta a chi usa l’olio behandla per tagliere? Non complichiamoci la vita e non aggiungiamo altri scarti alla montagna di rifiuti plastici che già sono un bel problema. Un metodo semplice c’è ed è l'unico: riempire una bacinella d’acqua, aggiungere un po’ di candeggina e immergerlo per qualche minuto. Dopo ogni singolo uso. Poi si mette a scolare e si ripone. L’odore sparirà, niente paura.

Eduard Militaru su Unsplash
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