La dieta vegana per i bambini: vietato il fai-da-te

Un'alimentazione senza carne, uova e latticini non è cosa da dilettanti. È consigliabile affidarsi a pediatri e nutrizionisti esperti in svezzamento vegano.

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Illustrazione di Luisa Azevedo, @Hei.Luisa

Vegani: sono l’1,9 per cento degli italiani, secondo l’ultimo Rapporto Eurispes, minoranza in crescita tra chi mangia green (oltre il 7% della popolazione). Anche se un censimento non è mai stato fatto, si stima che i bambini che condividono le abitudini dei genitori vegan siano oltre 100mila in Italia. Come crescono? «Bene, a patto che siano seguiti da un pediatra e da un nutrizionista, soprattutto nei primissimi anni di vita. Vietato fare da soli o affidarsi ai guru», risponde Carla Tomasini, pediatra nutrizionista della Rete Famiglia Veg che con Vegexpert.it offre consulenza anche online ai genitori e ai medici che tra i pazienti hanno bimbi vegani.

Il motivo per cui è così importante farsi seguire da un esperto in pappe su base vegetale è che se la dieta non è equilibrata il rischio di carenze è dietro l’angolo. Come dice anche la Fimp, Federazione dei pediatri di famiglia, che «guarda con grande preoccupazione l’aumento di neonati e bambini con problemi neurologici attribuibili a errori legati a una dieta vegetariana incongrua». Adima Lamborghini, pediatra di base grande esperienza, è anche la referente Fimp per la nutrizione: «A noi pediatri capita spesso di seguire famiglie che desiderano estendere ai figli un’alimentazione vegan. La prima cosa che spieghiamo è che fare le cose per bene non è impossibile. Ma complicato sì! Oltre alla vitamina B12 - sempre da supplementare - bisogna prestare attenzione a eventuali carenze di ferro, zinco, calcio, vitamina D. A volte da integrare per prevenire anemia o rachitismo».

Illustrazione di Luisa Azevedo
Illustrazione di Luisa Azevedo

«La mia domanda a questo punto è: ma ne vale la pena?», continua la pediatra. «Perché sostituire con sostanze di sintesi vitamine e oligoelementi che si possono tranquillamente trovare nel piatto, pur limitando o eliminando la carne?». Anche per queste difficoltà iniziali il suggerimento di Fondazione Umberto Veronesi è di rimandare tutto di qualche anno. «Un’opzione ragionevole potrebbe essere quella di adottare per il bimbo una dieta vegetariana o pesco-vegetariana (che esclude solo la carne) almeno fino all’età della scuola», riflette Eliana Liotta, biologa nutrizionista e supervisore scientifico della Fondazione. «Certo, una dieta vegana ben pianificata può essere adatta in tutte le fasi della vita. Ma questa pianificazione comprende delle integrazioni, oltre che un monitoraggio ancora più stringente. Per non rischiare errori, meglio posticipare». Gli altri sbagli possibili li ricorda la pediatra veg Tomasini. «Noi grandi siamo abituati a consumare soprattutto cibi integrali e verdure crude e cotte. Prima dei due anni tutto ciò non vale».

Ridurre le dosi non basta. «In questa fase i bimbi crescono in fretta ed è fondamentale introdurre alimenti ad alta densità calorica e senza troppe fibre, per evitare che il loro piccolo stomaco si riempia senza introdurre sufficienti calorie e nutrienti», dice ancora Carla Tomasini. «Si tratta quindi di prendere alcune precauzioni, come usare i cereali raffinati e non integrali, sbucciare i legumi almeno fino ai 12 mesi o comprarli decorticati. ed evitare zuppe solo a base di verdure: non bastano». Anche sugli alimenti che gli adulti vegan consumano in gran quantità bisogna andarci piano. «Tofu e tempeh si possono introdurre dai 6 mesi, mentre per il seitan meglio aspettare i 2 anni. Quanto al latte, l’ideale è sempre quello materno. Ma se mancasse, esiste il latte in formula vegetale. Invece la bevanda di soia non è sufficiente per i fabbisogni del lattante». Per un non-vegetariano tutto questo sembra piuttosto complicato. Ma anche per i vegani più motivati può non essere facile, considerando la mancanza di tempo e le giornate piene dei genitori d’oggi.

La mia famiglia mangia green, di Silvia Goggi (edizioni Sonda).
Courtesy Photo

L'ambulatorio Baby Green dell’Istituto Humanitas è per tutti loro un punto di riferimento tra Milano e dintorni. «la maggior parte dei genitori arriva abbastanza preparata», racconta Silvia Goggi, una delle specialiste dello staff, autrice del manuale La mia famiglia mangia green (in uscita ad aprile per Sonda). «Talvolta si tratta di aggiustare il tiro su alcune abitudini, come non dimenticare l’olio di lino nelle pappe per apportare acidi grassi omega 3, o non sottovalutare l’importanza della frutta secca e dei semi oleosi come fonte di calorie buone per chi sta crescendo. Il nostro compito è quello di ricordare che i piccoli vegan possono crescere bene e in salute, a patto che la dieta vegetale sia varia e bilanciata, cioè con tutti i gruppi alimentari (cereali, legumi, frutta secca, semi oleosi, verdure e frutta) e con l’integrazione di vitamina B12. Come conferma la Società Italiana di Nutrizione Umana (Sinu), la più importante società scientifica di nutrizionisti in Italia».

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