Mangiare insalata scondita è un atto di coraggio senza medaglia

Tanto vale mangiare carta pesta: una nutrizionista spiega perché le verdurine senza olio sono un gran sacrificio del palato che porta più danni che benefici.

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Mangiare insalata scondita è un atto di coraggio e d’amore verso la nostra linea? Tutti ci siamo sentiti eroici almeno una volta nella vita mentre siamo a tavola. È stato quell’occasione in cui abbiamo detto “no grazie, sono a posto così” al cameriere del ristorante che squadernava la carta dei dolci. È stato quando abbiamo deciso di non fare il bis della favolosa parmigiana a pranzo da zia. E quella volta in cui abbiamo masticato con ostinazione l’insalata, le verdure cotte, un minestrone, tutti rigorosamente senza un filo di olio. La soddisfazione del palato è pari a zero, ma l’autostima sale. Peccato che probabilmente quel sacrificio potrebbe essere stato inutile, se non addirittura controproducente. E ce lo spiega la biologa nutrizionista Veronica Corsetti.

“La verdura contiene vitamine, questo lo sappiamo tutti”, spiega la dottoressa. “Quello che non sempre viene preso in considerazione è che tipo di vitamine di troviamo. Le vitamine, infatti, sono in tutto 13 ma si distinguono in due classi principali: quelle che sono solubili nei grassi, le cosiddette vitamine liposolubili, e sono la A-D-E-K, e quelle solubili in acqua, le vitamine idrosolubili, come la vitamina C, B, biotina e acido folico. Fino a qui, ci siamo. Di quelle solubili nei grassi, l’organismo può farne una scorta nelle cellule grasse, per tenerle lì in caso di necessità, possono essere accomunate fino a livelli tossici, con effetti gravi. Le vitamine idrosolubili, invece, possono essere immagazzinate solo in piccole quantità nel corpo perché quelle che l’organismo non utilizza le espelle con le urine”. Ed ecco perché la necessità di assumere spesso, ad esempio, la vitamina C. “Le vitamine liposolubili, quindi, per poter essere assimilate hanno bisogno di essere accompagnate da una fonte di grassi che ne veicola l’ingresso nelle cellule”. E questa fonte di grassi, in un insalatina, è l’olio di oliva.

Ma è veramente necessario agevolare il lavoro di queste vitamine aggiungendo inevitabilmente calorie al pasto? “Certo: la vitamina A, ad esempio, è importantissima per il sistema immunitario, per rafforzare la vista per la cresciuta e sviluppo e per mantenere la salute della pelle. Fonti molto importanti sono il fegato e il latte intero. Ma la vitamina A può anche essere formata da beta carotene e altri caroteni, e le maggior fonte sono le verdure a foglia verde vegetale giallo-arancio”. Altre vitamine liposolubili come la Vitamina D, che stimola l’assorbimento di calcio, si trovano in alimenti di origine animale come olio di fegato di merluzzo, lo sgombro, il salmone, il merluzzo, il burro e tuorlo d’uovo. Ma in piccole quantità anche nelle verdure verde scuro.

“Poi c’è la vitamina E il ben noto e importante antiossidante delle membrane cellulari. Diete ricche di vitamine E sono protettive contro patologie come disturbi cardiaci, cancro e demenze. Le fonti sono l’olio di germe di grano, semi, avocado, noci, asparagi, pomodori e cereali integrali”. E anche qui, l’olio non ci serve. “Ma c’è infine la Vitamina K”, conclude la dottoressa Corsetti. “Favorisce la coagulazione del sangue e ha un ruolo importante nella salute delle ossa. Le sue fonti sono le verdure a foglia verde scuro, il tè, gli spinaci i broccoli, e cavoli, gli asparagi – un’ottima fonte – l’avena, il grano integrale e i piselli freschi”. E qui arriva in aiuto l’olio. Ma ci siamo mai chiesti quanto impatto abbia il condimento su queste verdure che di loro hanno pochissime calorie? Un cucchiaio d’olio sfiora appena le 130 calorie, come un bicchiere di vino. Vale davvero la pena di rovinarsi un pasto e rinunciare ai benefici delle vitamine per così poco?

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