Il fallimento dei ristoranti di Jamie Oliver è la fine dell'impero degli chef mediatici?

Dopo 11 anni di attività il cuoco inglese ha dovuto annunciare la chiusura forzata dell'85% dei punti vendita in Inghilterra.

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Getty Images

Il re è nudo veramente, stavolta. The Naked Chef guarda in faccia the naked truth: Jamie Oliver ha dichiarato fallimento. Il re degli chef mediatici, imperatore della paciocconeria inglese che tra una carbonara rivisitata (argh) e un sandwich d'autore ha sedotto migliaia di telespettatrici e lettrici in giro per il mondo, ha annunciato che 22 dei 25 ristoranti di Jamie Oliver in Inghilterra, dei quali 9 a Londra, saranno chiusi definitivamente. Con conseguente perdita di posti di lavoro per oltre 1000 dipendenti. È crisi. Da diversi anni, quasi tre per amor di precisione, il gruppo che comprendeva Jamie’s Italian, Jamie Oliver’s Diner, Barbecoa e Fifteen London faticava a tenere i conti in pari. Nonostante gli ultimi tentativi di salvataggio risalissero allo scorso anno, la dichiarazione di amministrazione controllata affidata alla KPMG è arrivata. Inesorabile come un colpo di macete.

È la fotografia di una crisi della ristorazione di catena in Inghilterra che trova in Jamie Oliver il suo più conosciuto rappresentante. La sua catena, ramificata in diverse espressioni culinarie (la cucina italiana, i diner all’americana, le steakhouse bistecca centriche), è stata fondata nel 2008 e nonostante il periodo non fosse finanziariamente dei più rosei, con la crisi mondiale dei subprime e i crack economici tra i più pesanti di sempre, sembrava comunque attirare clienti a sufficienza. Molto poteva proprio il faccino del cuoco Jamie Oliver, anima e corpo (da testimonial) dei suoi ristoranti super pop, accessibili sì ma con quel quid cool che attirava le persone. Dopo 10 anni, è quasi tutto finito: non sono serviti a niente le iniezioni di capitale personale e la ricerca di un finanziatore che volesse entrare a far parte del gruppo.

Salto all’indietro nel 2017, con la chiusura silenziosa della prima dozzina di punti vendita della catena e quella, molto più rumorosa, del magazine Jamie (il giornale di Jamie Oliver aveva registrato perdite troppo ingenti per continuare con le pubblicazioni), si era parlato di un Brexit effect. A salvare (allora) le aziende era stato un company voluntary arrangement con i creditori, che aveva dato allo chef Jamie Oliver il via libera per spostare quasi 13 milioni di sterline dal suo conto personale a quelli della compagnia, più un prestito ingente da parte della banca HSBC. Ma in linea generale la crisi delle catene di ristorazione in Gran Bretagna ha iniziato ad essere molto più visibile. L’instabilità data dall’effettiva richiesta di lasciare l’Europa e la sterlina considerata moneta meno forte rispetto a prima hanno fatto lievitare i prezzi delle importazioni di ingredienti, riporta Fortune. Riuscire a tenere bassi i prezzi dei piatti in menu con spese sempre maggiori è diventato impossibile. Altre catene notissime in UK hanno annunciato tagli e chiusure extra dei punti vendita, come Carluccio’s, Byron Burger e Gourmet Burger Kitchen, nella speranza di contenere le emorragie economiche. A questo si sono sommate tendenze sempre più nuove nel modo di mangiare: o fine dining di altissimo livello con assaggi di sale e sperimentazioni fenomenali (raro), oppure sempre più casual dining fresco, rappresentato da chef accattivanti come Isaac Carew, che si fa rapido e attento alle offerte del mercato day-by-day. Cosa che in una catena è francamente impossibile, avendo menu stabiliti da rispettare.

L’ingresso dei capitali è servito a poco. Nonostante la fama ancora resistente, l’impero di Jamie Oliver ha iniziato a scricchiolare pesantemente perché la falla si è allargata a dismisura. I soldi non sono bastati, le perdite sono aumentate, i clienti sono calati e non c'è stato nulla da fare. Via i punti vendita, amministrazione controllata per evitare la bancarotta definitiva e salvare il salvabile. Il licenziamento forzato di più di 1000 persone, però, è il vero fallimento di un uomo del popolo come Jamie Oliver, che su Twitter e Instagram ha voluto lasciare un comunicato personale: “Sono devastato per i nostri amatissimi ristoranti in Inghilterra in amministrazione. Sono profondamente triste per questo finale e vorrei ringraziare tutte le persone che hanno messo anima e corpo in questo business nel corso degli anni” ha concluso lo chef britannico. Dei ristoranti a Londra di Jamie Oliver ne resteranno aperti solo 2, più un diner all’aeroporto di Gatwick a Londra. Totale, 3 sui 25 originari. Al tramonto del suo impero, lo chef è davvero nudo.

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