Entro 3 anni torneremo a mangiare il lino come gli egizi?

Viaggio virtuale fino al reale, dall'antico Egitto alla provincia di Bergamo dove fra campi fioriti si fila il lino in una vecchia fabbrica, si mangia il lino in un antico monastero.

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Getty Images

Chissà qual era l'odore che aleggiava nelle vie di Alessandria d'Egitto, dove il cibo si friggeva o si condiva con abbondante olio di lino. In quella civiltà del passato così all'avanguardia non si conoscevano gli acidi grassi essenziali omega, di cui il lino è ricco, ma si tendeva a consumare tutto ciò che faceva stare bene e rendeva più sano viso e corpo. Per questo l'olio di lino e i semi di lino facevano parte della dieta del popolo, e dei faraoni. Chissà che spettacolo, quando non c'erano autostrade e fabbriche, l'estensione dei campi fioriti, una marea azzurro pallido dalla quale si sarebbe ottenuto non solo un ingrediente delle ricette, ma soprattutto un filato prezioso, dall'elegante colore naturale un po' grigio, un po' beige, praticamente indispensabile in quei climi così caldi e umidi. Si tornerà a vederne tanti, di campi così? Probabilmente, perché mentre la sperimentazione si affanna alla ricerca di fibre tessili tecniche ultrmoderne, il caro vecchio lino è tornato a essere la superstar dei filati. E lo porteremo, e mangeremo, sempre più spesso.

L'esempio più lampante lo sta dando Astino, nella Valle delle Biodiversità in provincia di Bergamo, dove grazie al Linificio e Canapificio Nazionale è tornata la produzione del lino italiano dopo oltre sessant’anni dall'abbandono. Sono campi che produrranno 1000 kg di fibra di lino, poi filata a Villa d’Almé. Una produzione ad alta sostenibilità di filati di lino haut de gamme con i semi migliori, quelli provenienti direttamente dalla Normandia, dalle Terre de Lin. Uno stabilimento, quello del Linificio e Canapificio Nazionale del Marzotto Group, che vanta una vocazione storica datata 1873 e dove i nuovi macchinari convivono rispettosamente al fianco di quelli d'epoca. Un progetto che è praticamente arte, perché tutto questo si trova a un passo dall’ex Monastero di Astino, fondato nel 1107 e restaurato nel 2015, attivissimo centro della vita culturale non solo locale.

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Da questo progetto ne uscirà fuori un filato limited edition, 100% Made in Italy e a chilometro zero, destinato alla moda e ai tessuti d'arredo. Giugno è proprio il mese della fioritura del lino e la magia dei campi mentre il centro di Bergamo è animato da mostre, eventi ed appuntamenti a tema, vale la pena di una visita non convenzionale in un momento magico. Dal 1 al 30 giugno 2019, lungo i Portici del Sentierone, si potranno visitare sia la mostra gratuita “Il Lino è Arte” in collaborazione con l’Accademia di Carrara, 60 riproduzioni su teli di lino di quadri contenenti tessuti saranno appesi, sia la mostra fotografica gratuita “Il Lino è Visione”, scatti d’autore che raccontano la trasformazione del lino nella filiera bergamasca. Mentre il 14 giugno c'è la special performance nel Quadriportico che vedrà il lino danzare in ogni sua fibra e proiezione del video realizzato dal regista Luca Citron, che interpreta la filiera tessile locale attraverso tre ballerine.

Nel frattempo, all’ex Monastero di Astino si può invece prenotare sia per il pranzo che per la cena immersi letteralmente nella pace e nella quiete che nel XII secolo fecero scegliere quel luogo come posizione perfetta per meditare e pregare, e dove ora si può ritrovare se stessi. La sorpresa, o forse no, è che il ristorante nel monastero propone un menù di ricette a base di lino. È un occasione per scoprirne che un alimento che non ci aspettavamo, oltre a donare nutrienti miracolosi per la salute come, appunto, l'omega 3, ma anche il fosforo e il magnesio e tanti altri che alzano le difese immunitarie, prevengono i danni dell’osteoporosi, l’invecchiamento precoce e i problemi circolatori, può essere anche una assoluta golosità gourmet.

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