Tutto quello che volevamo sapere sulla Dieta Mima Digiuno, e non parliamone più

Cinque giorni a regime da carestia e il corpo rinasce e perde peso: ecco perché la dieta del dr. Longo è diventata un tormentone (e cosa ne pensano le nutrizioniste?).

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Getty Images

Le diete sono come gli smartphone: ne escono di nuovi con una frequenza a cui è difficile stare dietro, e il paese da cui tradizionalmente scaturiscono sono gli Stati Uniti. L’ultima che sta spopolando da quelle parti è la Dieta Mima Digiuno, nota negli Usa come Fast Mimicking Diet, e ha dato vita a scambi di opinioni abbastanza accesi fra dietologi, nutrizionisti e semplici persone che vogliono dimagrire. La Dieta Mima Digiuno è stata sviluppata un paio di anni fa dal ricercatore italo americano Valter Longo, impegnato sullo studio della longevità all'USC Longevity Institute. La Fast Mimicking è una dieta estrema, meglio dirlo subito, e il dottore stesso la definisce "programma dietetico di 5 giorni che nutre il tuo corpo mentre promuove cambiamenti rigenerativi e ringiovanenti, compresi gli effetti su una vasta gamma di marcatori che contribuiscono all'invecchiamento, come il colesterolo, l'infiammazione e il glucosio a digiuno".

L'obiettivo della dieta è di metterti nello stato metabolico del digiuno mitigando lo stress fisico e psicologico che il digiuno vero impone al corpo, con un regime giornaliero veramente stretto, che va dalle 800 alle 1100 calorie al massimo, basata su un regime a base di frutta secca, zuppe di verdure, avocado, olive e poco altro. E niente colazione. Chris Bigelow, giornalista di Medium.com o una che l’ha provata, ne parla in termini possibilisti anche se verso la fine del suo diario dichiara di essere fisicamente stanca perché la fame non la fa dormire la notte. Nonostante ciò, ha concluso dichiarando di averla seguita senza troppa difficoltà, di essere entusiasta della prevenzione generale della salute che promette, e di volerla ripetere due volte l’anno. Ma cosa ne pensano le nutrizioniste italiane?

“Questo tipo di dieta può avere un senso in alcuni casi”, spiega la biologa nutrizionista Giulia Vincenzo. “A livello chimico, il concetto è che l’autofagia spinge il corpo a doversi purificare nutrendosi dei suoi scarti, costretto da una dieta drastica. Ma non è una cosa che tutti possono fare ed è sbagliato pubblicizzarla in un libro, in un programma o in un sito perché non tutti possono sostenere questo tipo di limitazione calorica. C’è tanta integrazione a livello di aminoacidi, vitamine, omega 3 ma è molto pericolosa se fatta senza un controllo medico. Quello che noi nutrizionisti contestiamo a oltranza sono i personaggi che diventano milionari lanciando diete con un libro e vendendo integratori che servono a seguirla: anche se il dr. Longo dice di non guadagnarci, è difficile crederlo". Di parere simile la sua collega, la dottoressa Chiara Usai: “Ho letto il libro di Valter Longo e mi è piaciuto, ma non ho apprezzato molto la possibilità di questo kit di digiuno simulato che si può far acquistare a tutti; avrei apprezzato un altro tipo di approccio, anche se il dottore dice che i proventi non vanno a lui ma alla ricerca. È una dieta che ha basi scientifiche solide anche se gli stessi risultati si possono ottenere con altri protocolli senza costringersi a questi 5 giorni di digiuno simulato; tuttavia, come ha detto anche Giulia Vincenzo, il diario della giornalista fa riflettere su come nel libro si affermi che questa dieta a base di verdura, fonti di grassi come la frutta secca e delle olive è possibile per tutti, ma in realtà attenersi a quelle quantità non è semplice perché le calorie sono davvero poche ed è difficile raggiungerle bilanciando i macronutrienti”.

Per seguire questa dieta, spiegano le nutrizioniste, i modi sono due. O si acquista il kit ProLon, che costa circa 180 euro, creato dal ricercatore, oppure col menù fai da te. “Auguri”, dice la dottoressa Usai, “perché non è semplicissimo metterla in piedi, e poi bisogna valutare il tipo di farmaci che eventualmente assume la persona che la vuole seguire, valutare se la persona ha problemi intestinali, che forse farebbe meglio a seguire altro, insomma, bisogna sempre confrontarsi col medico. Una dieta tout court messa a disposizione da chi l’ha creata, mi lascia sempre perplessa. Le diete vanno sempre personalizzate a seconda del paziente, e questo lo può fare solo un professionista che sa come, quale e quando applicare un protocollo, anche se – ripeto – questa dieta non mi dispiace; peccato abbia preso i contorni del fenomeno virale, così poi leggi i commenti di pazienti che si lamentano sui social perché l’hanno seguita indiscriminatamente, senza contare che una dieta del semidigiuno come questa può essere molto pericolosa se capita sotto gli occhi di qualcuno che tende ai disordini alimentari”.

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