La strana storia del coriandolo, la spezia dei miracoli che qualcuno vuole far estinguere

Depurativo in modi che qualsiasi altro alimento si sogna, questo semino ha un passato interessante legato (eh sì) al carnevale e ad un insetto ma oggi rischia di sparire per volontà di una community.

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Cosa c’entra il Coriandrum sativum, comunemente chiamato coriandolo, con la festa del carnevale? Molto più di quanto si pensi. Questa particolare tipo di pianta, che appartiene alla stessa famiglia del finocchio e del prezzemolo (altro soprannome, infatti è “prezzemolo cinese”) si porta dietro l'evidente omonimia con i coriandoli di Carnevale proprio perché i suoi semi, glassati di zucchero, un tempo venivano lanciati al popolo durante la festa. In seguito, poi, vennero sostituiti da palline di gesso (qualcuno all’inizio le avrà pure assaggiate...) e poi si è passati definitivamente ai semplici dischetti colorati di carta che, per la gioia di chi li deve spazzare via, oggi sono molto più grandi di quelli minuscoli di un tempo. I coriandoli di carta, poi, sono diventati più famosi del seme che ha dato loro origine, ponendo in molti il dubbio che siano questi ad aver preso il nome degli altri, e non viceversa. Rendiamo giustizia alla botanica. Un altro nome con cui è conosciuto il coriandolo, tanto per citarli proprio tutti e non sbagliare, è cilantro, di origina spagnola.

L’utilizzo del coriandolo è da sempre, fin nell'antichità, quello di pianta aromatica e medicinale. Ma nel corso dei secoli e soprattutto degli ultimi decenni, ha iniziato a essere usato anche in cucina, soprattutto in quella cucina indiana,thailandese, e messicana. Nella cucina europea è entrato a bordo delle mode culinarie fusion ed etniche, e grazie alla nostalgia dei sapori che si scoprono nei paesi in cui è sempre più facile viaggiare. Il coriandolo calorie ne ha pochissime, infatti ne apporta solo 23 ogni 100 grammi. È povero di grassi ma ricco di fibre. Nella cucina orientale si usa come "insaporitore naturale2, riducendo l’apporto di sale. Una volta adagiato sulle pietanze, assomiglia molto al prezzemolo ma il gusto è decisamente diverso. Tra gli utilizzi del coriandolo c’è quello di ingrediente principe di liquori digestivi o di aromatizzatore di sottaceti tedeschi e scandinavi, pane balcanico e certi dolci anglosassoni. I semi di coriandolo sono utilizzati anche per preparare tisane rilassanti.

Secondo alcuni studi, il coriandolo e i metalli pesanti non vanno d’accordo. Nel senso che il coriandolo ha la peculiarità di depurare il sangue da elementi come mercurio, cadmio, piombo e alluminio sia nelle ossa che nel sistema nervoso centrale. Per non farci mancare nulla, il coriandolo afrodisiaco è una delle associazioni di idee leggendarie che più ci piacerebbe fosse vera, ma attualmente non è ancora ben chiaro se ci siano davvero cibi con questa proprietà, a parte i vasodilatatori come il peperoncino.

Il coriandolo controindicazioni sembra non averne, salvo nei casi individuali di intolleranza o allergia a un suo componente. Anche se, usato in dosi eccessive, può causare disturbi nervosi e renali. Ma come per tutte le piante aromatiche e officinali, e per tutto ciò che si mangia, a molti il coriandolo non piace. Il suo sapore piccante e l’odore forte lo rendono inviso a molti. Non a caso, il nome originale della pianta deriva dalla somiglianza del suo odore con quello di una cimice verde (eugh!). Proprio per questo motivo, nel mondo, sono nate delle community di haters del coriandolo che portano avanti questa loro singolare battaglia: eliminarlo dalle cucine. Tra tutti, il più famoso è il movimento IHateCilantro.com con tanto di gruppo Facebook I Hate Coriander, che realizza persino gadget studiati ad hoc per sostenere la causa. Beh, ognuno usa il tempo libero come meglio crede.

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