La ricetta del caffè frappè greco è la risposta alla domanda "cosa si beve in spiaggia?"

Poche sillabe, tanta sostanza e l'universalità di un sapore fenomenale: addio cocktail alcolici, benvenuto frapés.

Preparing Cafe Frappe
Westend61Getty Images

Caffè greco. Caffè frappè. In caratteri greci φραπεδάκι, declinato frapedaki. Caffè frappè greco, caffè ghiacciato, frappè di caffè. Comunque lo si chiami, ci metterà il tempo di un sorso gelato ad autoeleggersi drink di ogni estate degna di questo nome. Il caffè frappè greco sarebbe stato in grado di accelerare il rientro di Ulisse a Itaca o modificare le sorti di tanti miti ellenici dell'antichità, se solo fosse esistito nella notte dei tempi. Ma il caffè greco o caffè frappè in Grecia è una vera istituzione solo dai primi anni 60 del 900, quando la sua creazione casuale (come in ogni invenzione rivoluzionaria che si rispetti) fu figlia dell'inizio dell'industrializzazione contemporanea.

L’essenza della poesia estiva è un poker accessibilissimo a tutti, servito rigorosamente in un bicchiere alto munito di cannuccia (bio, magari). Per ordinarlo al bar serviranno poche direttive a seconda dei gusti: sketo (senza zucchero), glyko (molto dolce), metrio (medio zucchero). Osate pronunciando me gala, con latte, perché così il caffè frappè greco è davvero molto più buono. Con tante scuse agli intolleranti al lattosio, che comunque possono omettere l’ultima precisazione e negare la richiesta del latte. Del frappè greco vegan ancora non si hanno notizie nelle glorie di Instagram, probabilmente perché sull’altra sponda dello Ionio il caffè leccese (connubio sensualissimo di caffè + mandorla) è di tale indiscutibile valore che nessuno prova ad intaccarlo. Ogni classicità ellenica ha il suo perché, e caffè frappè greco classico sia: una schiuma densa e fredda capolavoro di ingegneria culinaria. Non fatevi ingannare da porcherie come frappè al caffè, milkshake o latte macchiato freddo con un goccio di schiuma. Brrr. E lasciate in pace la santità del caffè freddo. Almeno per una volta non cercate modifiche non necessarie: il caffè frappè greco ha le sue regole. E qualunque sacrilegio nei suoi confronti andrebbe punito da Zeus in persona.

La storia del caffè greco inizia ufficialmente nel 1957, durante l’Esposizione Universale di Salonicco. Se l’anno di nascita è preciso, non lo sono le versioni della sua invenzione: l’epica ha bisogno tanto di lati oscuri quanto di nomi propri per autonarrarsi. Sembra che un rappresentante vendite della Nestlè in Grecia, Dimitrios Vakondios, fosse talmente desideroso di un caffè da arrangiarsi con quello che aveva in mancanza di acqua calda (sostengono alcune fonti), o per combattere l’afa della fiera (dicono altre). Improvvisò shakerando caffè istantaneo, ghiaccio, zucchero e acqua fredda il prototipo di un’invenzione che sarebbe entrata come una tempesta culturale nella Grecia di allora. Nestlè si appropriò della narrazione marketing necessaria, svelando con pubblicità inneggianti la felicità di bere un frapés preparato proprio con il loro caffè in totale libertà.

Gli ingredienti per la ricetta perfetta del caffè greco stanno sulle dita di una mano: 2 cucchiaini di caffè istantaneo, 3/4 cucchiai di acqua freddissima, zucchero. Montarlo per una trentina di secondi, in caso usaste lo shaker, una decina con il frullatore da frappè.
Cubetti di ghiaccio nel bicchiere alto, la schiuma di caffè che li ricopre, un goccio extra di latte intero per renderlo più cremoso, e finire con acqua freddissima. Stop.

I greci ne consumano in quantità e a qualunque ora del giorno, stando attenti a sorbire con attenzione la schiuma per non lasciarla incollata al bicchiere. Il trucco è non affondare la cannuccia, ma sorseggiare piccoli fiocchi di schiuma con uno sclurrrr che seppellisce il galateo e apre alla goduria. I cubetti di ghiaccio, sciogliendosi, ammorbidiscono il sapore del caffè e ne prolungano la sulla lingua.

Tutti bevono caffè frappè in Grecia, esattamente come in Italia bruciamo tazzine su tazzine al bar. Ma l’espresso, lo dice il suo stesso nome, è sinonimo di rapidità frenetica che brucia l’esofago e i minuti sull’orologio. Il frappè greco è invece l’elogio della lentezza e del piacere prolungato, portato all’estremo senza snaturarlo. “Ti permette di sederti e parlare per ore: non solo si beve lentamente, ma la schiuma rimane nel bicchiere a lungo; non scompare velocemente - la bevanda non si appiattisce tutto d'un tratto” ha raccontato a VICE USA Vivian Constantinopoulos, che ha scritto un libro riassuntivo intitolato Frappe Nation. Dura più di un cocktail al caffè, non è alcolico, combatte il caldo, rinfresca i pensieri, tonifica la lingua e la conversazione. Pure se negli ultimi anni si sta un po’ imbastardendo, complice la cultura Starbucks che aromatizzerebbe persino l’acqua, il vero frappè greco è una forma di resistenza sociale e culturale, accessibile a tutti. Uno, due euro al massimo (ok, magari non a Santorini, ma sono dettagli) e avrete modo di lubrificare ogni tipo di conversazione illanguidita dalla curiosità vacanziera. Il caffè greco frappè è fatto per durare a lungo, almeno un’ora e mezza, tempo sufficiente per innamorarsi di lui. E per stabilire se la persona che avete di fronte vale un frapés al tramonto.

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